Formicone, l’ora del record

6 Marzo 2019

Il fuoriclasse di Notaresco in Argentina per il Mondiale: «Punto al massimo»

ROSETO. Scatta oggi il Mondiale di bocce argentino, dove la nazionale italiana di bocce, nella specialità “raffa”, avrà come prima punta notareschino doc Gianluca Formicone: un atleta di valore internazionale, un autentico fuoriclasse come certifica il suo chilometrico palmarès.
Formicone, atleti come lei non arriverebbero mai a questi traguardi se non avessero l’amore per il gioco. Si ricorda come iniziò?
«Avevo 7 anni e seguivo le partite di mio padre Giovanni: ricordo le mie prime bocce in legno sul campo dietro casa. La scintilla è scoccata subito».
Si è buttato da subito sulla “Raffa”. Come mai?
«Una scelta facile visto che altre specialità come volo e petanque sono praticate solo in alcune zone del nord Italia. Ma va bene così, la Raffa è un gioco più completo».
L’inizio al Circolo di Notaresco, e poi?
«Poi il campionissimo Dante D’Alessandro mi portò al Circolo di San Nicolò a Tordino e iniziarono le vittorie, davvero tante: in quegli anni fu importantissimo per me guardare giocare e seguire l’esempio di due campioni come appunto D’Alessandro e Renato Scacchioli».
Passati quegli anni ha iniziato a girare l’Italia.
«Mediolanum Milano, Macerata, Roma, Treviso, prima di tornare in Abruzzo a L’Aquila dove sono rimasto per ben 10 anni. Oggi gioco per una società di Milano, la Caccialanza».
Delle sue vittorie, ne ricorda una in particolare?
«Una partita del 1990 a Giulianova: era una gara nazionale, ed io ero solo un “categoria B” ma in semifinale giocai contro il campione D’Alessandro: riuscii a batterlo per la prima volta, ed in quel momento capii che avevo i numeri giusti per lottare ai massimi livelli».
La chiamano “Cannibale” per ovvi motivi, ma è vero che il soprannome a cui si sente più legato è “Computer”?
«È vero, mi chiamano così in tutto il mondo per la mia precisione nell’accosto, che è il mio punto di forza».
Con D’Alessandro siete i porta bandiera di una scuola abruzzese da grandi numeri.
«Quelle poche volte che io e Dante ne parliamo, concordiamo sempre sul fatto che i nostri successi sembrano irripetibili, soprattutto pensando che abitiamo a pochi chilometri di distanza, visto che lui è rosetano ed io notareschino. Ma in Abruzzo si gioca bene, abbiamo una mentalità vincente naturale: Alfonso Nanni e Giuliano Di Nicola ad esempio sono bravi e possono fare molto. Per le giovani leve invece, ne vedo troppi partire fortissimo che poi si perdono. Ecco, se posso dare un consiglio, direi a questi ragazzi di partire piano per puntare ad una crescita costante».
Ma come si fa a restare sulla breccia per così tanto tempo?
«Il segreto è la cura dei particolari, ho imparato il valore dell’allenamento continuo ma anche quello della giusta alimentazione».
Fino a domenica sarà impegnato nei Mondiali, che si giocheranno a San Miguel de Tucuman: qual è il suo stato d’animo prima dell’esordio?
«C’è un po’ di tensione, ma quella bella, positiva: appena vedrò i campi da gioco sono certo che mi tranquillizzerò».
Il mondiale individuale è l’unico che le manca, le pesa?
«Ho vinto davvero tanto ma l’unico cruccio che rimane è proprio questo titolo: nel 2005, a Detroit, mi dovetti accontentare dell'argento dietro allo svizzero Bianchi, mentre nel 2010 a Roma arrivai terzo, dietro al cileno Galvez ed all'austriaco Natale che ci batté tutti. Purtroppo finora al dunque si è sempre inceppato qualcosa, ma non demordo: quest’anno le mie prestazioni mi permettono di competere per riprovarci, ancora ancor più determinato. Penso di essermi preparato per bene, nell’ultimo mese ho conquistato ben 5 primi e 2 secondi posti, per cui alla fine se riuscirò a divertirmi giocando, posso puntare ad arrivare fino in fondo: esperienza ed entusiasmo non mancano di sicuro e speriamo anche in un pizzico di fortuna».
Si giocherà per la prima volta con nuove regole: le partite saranno sempre ai 12 punti, ma con in più la novità del tempo massimo: 45 minuti che diventeranno 60 a partire dai quarti di finale. È pronto?
«Giocherò come al solito, chiaro che negli ultimi 15 minuti guarderò anche alla tattica».
A prescindere dal risultato finale, si è già fatto un’idea del suo futuro sportivo?
«Sto bene ed ho ancora fame di vittorie: per questo punto a giocare ancora ad alto livello almeno per una decina di anni».
Marco Rapone
©RIPRODUZIONE RISERVATA.