Francesca l’internazionale «Ho vinto la mia sfida»

15 Gennaio 2016

«Iniziai con un’amica: lei si arrese, io proseguii per orgoglio e passione»

CHIETI. Dal liceo classico alla laurea in giurisprudenza. Dai libri di diritto ai campi di calcio. Francesca Di Monte della sezione di Chieti ha iniziato la sua carriera prima da arbitro e poi prendendo la bandierina. Adesso è stata nominata assistente internazionale di calcio femminile. Il nome della 32enne di Popoli figura nella lista degli arbitri e assistenti italiani inseriti negli elenchi Fifa per il 2016. Già nel giro della Lega Pro maschile, per Francesca è arrivata la notizia attesa da tempo. «Finalmente posso essere designata ufficialmente per le gare internazionali. Ho la possibilità di andare all'estero, fare esperienze nuove e di stare a contatto con gli osservatori delegati Uefa. Inoltre, essere assistente internazionale mi permette di allungare la carriera fino a 45 anni».

Lei ha iniziato facendo l'arbitro. Com'è nata la passione per il fischietto? «Per puro caso. Una mia amica mi ha convinto a frequentare un corso di arbitri che era stato sponsorizzato al liceo scientifico di Chieti. Da lì mi sono appassionata e ho iniziato il mio percorso».

Poi? «La mia amica si è arresa subito perché non le piaceva e non le andava di prendere insulti la domenica. Io ho continuato e l'ho presa come una sfida personale: volevo dimostrare di essere all'altezza».

Ricorda la sua prima gara? «Certo, avevo 18 anni. Arbitrai Francavilla-Ripa Teatina del campionato Esordienti. Devo ammettere che non ci ho capito niente, ma è stato molto divertente».

Com'è diventata assistente? «E' stato l'allora mio presidente della sezione di Chieti, Gustavo Cuomo, a consigliarmi questa scelta. Diceva che una donna avrebbe avuto più possibilità di fare carriera facendo l'assistente. Alla lunga ha avuto ragione».

L'esordio com'è stato? «Fortunato. Partita Silvi-Castelfrentano. Convalidai un gol sul filo del fuorigioco, tra tante proteste. I dubbi c'erano, ma le immagini, poi, confermarono che il gol era regolare. Mi baciò la fortuna della principiante».

Meglio fare l'assistente o l'arbitro? «Mi piace di più fare l'assistente».

Più difficile avere il fischietto in bocca o la bandierina in mano? «Se parli con un arbitro, dirà che la prima è più difficile. Sì, il direttore di gara ha più controllo su una partita, ma l'assistente lavora più di precisione. Noi abbiamo una frazione di secondo per valutare un fuorigioco e alzare la bandierina. L'arbitro, invece, ha più tempo per riflettere e ha sempre dei secondi in più per fischiare un fallo».

Ha mai subìto violenze in campo? «Fisica no, verbale sì».

Dove? «A Bellante. Annullai un gol per fuorigioco. Sbagliai, perché alzai troppo frettolosamente la bandierina. Alle spalle avevo i tifosi inferociti che mi urlavano di tutto e sputavano addosso. Tornai a casa piangendo. E' stato il momento più difficile della mia carriera».

Ha pensato di mollare? «No, se ti fermi non riparti più. Mi sono sfogata e rialzata subito, continuando a fare quello che mi piace con passione».

Quando si accorge di aver sbagliato una decisione, come gestisce la situazione? «Il rischio più grande è quello di andare nel pallone e perdere la bussola. Bisogna subito resettare tutto e ripartire da zero».

E quando la insultano, come reagisce? «Mi faccio scivolare tutto addosso».

Ci sono pregiudizi verso un arbitro donna? «Non più, adesso c'è più rispetto».

Ha mai ricevuto apprezzamenti in campo da un giocatore? «Qualcuno ci prova sempre, ma non sono mai caduta in questi giochetti. Anzi, mi fanno ridere».

Quali sono i campi più caldi? «Puglia e Campania. Per la Lega Pro sono stata a Foggia, Caserta, Pagani e Castellammare di Stabia, ambienti caldi con tifoserie passionali».

Chi è il miglior arbitro italiano? «Rizzoli. Ho avuto modo di conoscerlo e, oltre ad essere un ottimo arbitro, è una persona simpatica e alla mano. Sono legata anche agli assistenti abruzzesi De Luca e Di Liberatore, con i quali mi alleno spesso insieme a Pescara».

E in Abruzzo? «Emanuele Varanese della sezione di Chieti mi ha fatto un'ottima impressione».

Favorevole alla moviola in campo? «No, l'errore è umano e fa parte del gioco».

Com'è la sua vita fuori dal campo? «Mi sono laureata in giurisprudenza e lavoro per un'azienda di trasporti, occupandomi della parte amministrativa».

Che cosa le piacerebbe fare in futuro? «Quando smetterò, mi piacerebbe rimanere nell'Aia».

Chi vuole ringraziare? «Il presidente nazionale dell'Aia, Marcello Nicchi; il mio presidente di sezione, Gianluca Rutolo; il presidente del Cra, Angelo Giancola, e quelli precedenti Pasquale Rodomonti e Stefano Calabrese che mi hanno fatto crescere».

Pronta per andare all'estero? «Non vedo l'ora!».

Giammarco Giardini

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