Franco Oddo: vai Massimo Trapani nel nostro destino

5 Giugno 2016

Dal capostipite Giovanni al figlio, tra amarcord e speranze di promozione

PESCARA. «La migliore difesa è l'offesa pronta, veloce, determinata», una frase che si potrebbe tranquillamente attribuire a Massimo Oddo, visto il calcio che propone, e che invece appartiene al nonno Giovanni. Il poliedrico capostipite, atleta in gioventù che sognò di rappresentare l'Italia alle Olimpiadi di Berlino nel salto triplo e poi anche calciatore nel Trapani; la scrisse diversi anni fa in un libricino di consigli sul calcio per Franco il papà del tecnico biancazzurro, all'epoca allenatore in serie A. Questione di Dna, un filo conduttore in una storia lunga più di un secolo, quella degli Oddo e del Trapani che oggi apre un nuovo capitolo, quello del gran finale che vale la serie A. I play off, appunto, gli spareggi in cui una delle due squadre è di troppo, come quelli che proprio Franco Oddo affrontò e vinse da protagonista nel 2005…

«Sì, allenavo l'Avellino, si giocava contro il Napoli, in palio c'era la promozione in serie B. Fu un pareggio al San Paolo davanti a sessantamila spettatori, riuscimmo a far festa grazie al 2-1 in casa, soffrendo anche parecchio. In partite di questo tipo ti devi augurare solo che le cose siano normali, ovvero che possa essere determinante la differenza di qualità, al di là degli episodi».

Vista così, allora, meglio il Pescara?

«Beh, su questo non ho dubbi e, con tutto il rispetto per la forza e la compattezza del Trapani credo che la squadra di Massimo per provare a spuntarla debba solo giocare da Pescara, come ha saputo fare per gran parte della stagione e come ha ribadito in maniera ancor più evidente in questa ultima fase quando, senza snaturare la propria identità, ha imparato ad essere anche più concreto e sicuro nell'interpretazione delle varie fasi della partita. C'è stato in sostanza un ulteriore processo di crescita e, sotto questo aspetto, penso che sia stato particolarmente prezioso anche il recupero di Campagnaro».

In campionato ci sono già state due sfide, una vittoria netta in Sicilia e una mezza beffa all'Adriatico…

«Tutta un'altra storia in questi spareggi, ma quando dico che il Pescara deve giocare da Pescara non posso non pensare alla partita vinta a Trapani. Massimo chiede ai suoi giocatori velocità nell'occupare gli spazi, la scelta migliore per provare a mettere in difficoltà un avversario sicuramente forte ma anche abbastanza statico. Se sposti velocemente la palla fai fatica a prenderla, quel giorno venne fuori una prestazione perfetta».

Massima attenzione, dunque, ma niente calcoli…

«Proprio così. Servirà pazienza, ma guai ad essere lenti o a cercare soprattutto di non sbagliare perché in questo modo rischi di fare il gioco dell'avversario. E poi, d'obbligo pensare a una partita per volta, esattamente come ha saputo fare con il Novara. La prima sfida insomma va interpretata come se fosse una partita secca, devi fare il tuo gioco come sempre e, se ci riesci, hai molte più probabilità di vincere».

Parliamo di Massimo allenatore: una sorpresa anche per lei?

«In parte sì, ma, soprattutto, perché fino a due anni fa non era ancora troppo convinto che fosse questo il suo mestiere. Determinante forse l'esperienza di Genova. Lì ha cominciato a scoprire di avere le giuste attitudini; l'impegno lo ha motivato, si è appassionato, vive questa esperienza con entusiasmo. Lo vedete in partita? E' sempre in piedi, attentissimo in ogni momento della gara, proprio come i coach del basket. In più ha qualità e idee, vede il gioco, capisce i momenti della partita, è bravo nella comunicazione, sa come comportarsi in qualsiasi situazione, anche con i giornalisti parla sempre di calcio piuttosto che di episodi. E da allenatore ho apprezzato molto la sua capacità di gestire quei due mesi in cui la squadra non riusciva più a vincere. Nei momenti difficili un tecnico si ritrova sempre solo, rischia di perdere la fiducia in se stesso e nel lavoro che sta facendo. Se la squadra non lo ha mai mollato vorrà pur dire qualcosa, anzi io sono convinto che proprio quel periodo di crisi abbia rafforzato la forza e la compattezza del gruppo come del resto sta dimostrando questo finale di stagione. C'entra senz'altro anche il lavoro di uno staff più che affidabile, è stato senz'altro importante arrivare alla fase decisiva della stagione con tutto il gruppo a disposizione e anche qui ci ha messo sicuramente qualcosa di suo tenendo sempre tutti sulla corda, emblematico il caso di Verde, protagonista pure lui contro il Novara».

Per concludere: ottimista?

«Ottimista sì, ma non euforico. Che ci siano le condizioni per far bene in questo decisivo finale è fuor di dubbio, l'importante è continuare a giocarsela da Pescara, sia all'Adriatico che in Sicilia. I conti li facciamo alla fine».

"La squadra che convince vince?" si chiedeva nonno Giovanni nel suo libricino. A Massimo, cittadino onorario di Trapani dal 2006 la riposta.

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