Furbo, pratico e vincente Ecco il Pescara di Zeman 2.0

16 Ottobre 2017

A Parma successo da grande squadra, ma il boemo aspetta i fuochi d’artificio  Finora nove formazioni diverse: il Delfino a caccia di una precisa identità

PESCARA. All’orizzonte c’è l’esame contro l’Avellino, reduce dal ko casalingo nel derby con la Salernitana. Zeman sarà il grande ex e vorrà fare bella figura, ma sa bene che il suo Pescara non è ancora al top sul piano della mentalità e del gioco. «Ci preoccupiamo sempre di non prendere gol. Come mentalità è sbagliata: prima si pensa a farlo, poi a non subirlo».
Zeman vuole un Pescara diverso, ma è pur vero che una squadra profondamente rinnovata ha bisogno di tempo e di continuità. I biancazzurri pian piano si stanno mettendo sul binario giusto per trovare la propria identità. Il boemo è alla ricerca della formazione tipo, ma tra assenze e infortuni, finora, in 9 partite, non ha mai schierato la stessa formazione. Anche lui giorno dopo giorno sta imparando a conoscere i giocatori.
A Parma, sabato, si è visto di nuovo il Delfino “versione trasferta”, meno spettacolare ma estremamente cinico e con il 25% di possesso palla totale. Era capitato a Carpi ed è successo anche al Tardini. Nelle ultime tre trasferte, Zeman, non ha subito gol. Una cosa che non accadeva da 22 anni, ovvero dal campionato di serie A 1994-1995, quando guidava la Lazio. Una sottospecie di Zeman 2.0, che ha sta scoprendo un modo di intendere il calcio diverso. Forse sarà una cosa temporanea, visto che più volte il tecnico di Praga ha ribadito: «Si può giocare così, se siamo attenti e andiamo dentro l’area. Io voglio divertirmi, voglio vedere la palla in rete, anche per divertire la gente». Arrivare, quindi, al Pescara zemaniano al 100%. La partita di Parma è stata tattica e bloccata, ma qualche miglioramento si è visto. Rispetto alle gare precedenti si sono viste delle azioni in velocità, come il boemo vuole. Almeno quattro situazioni di gioco rapide e al massimo con tre tocchi. Come quella che ha portato al gol di Brugman, che si è esibito in una ottima combinazione nello stretto con Mancuso.
I movimenti un po’ per volta iniziano a vedersi e possono migliorare grazie ai rientri di un paio di elementi importantissimi a livello tattico, come Palazzi e Mancuso. Il primo ha dato ordine a centrocampo. Sempre al posto giusto nel momento giusto e ha mostrato una grande intelligenza tattica, senza dimenticare il salvataggio a campo aperto su Baraye, nel primo tempo del Tardini. Mancuso, invece, è una pedina fondamentale per lo scacchiere di Zeman. Non è ancora al massimo sotto il profilo della condizione fisica, ma ha dei tempi d’inserimento perfetti per il gioco di Zeman. Senza dimenticare il fiuto per il gol e la grande generosità, come ha dimostrato nell’azione della rete della vittoria segnata da Brugman. Gradualmente, tra alti e bassi, il Delfino sta venendo fuori e, se riuscirà a scrollarsi di dosso la paura di “prenderle”, allora decollerà definitivamente. Accorto e meno spettacolare, questo Pescara al momento forse non può permettersi in attacco i movimenti di Ganz. L’attaccante prelevato dalla Juventus, con il suo modo giocare, ha bisogno delle coperture giuste e in questo momento, anche se non segna da 5 partite, la presenza di Pettinari, molto bravo a sacrificarsi in fase di non possesso, può essere più utile e congeniale al boemo.
La squadra torna ad allenarsi oggi pomeriggio e lo staff medico dovrà valutare le condizioni degli acciaccati Bovo e Coulibaly. Domani doppia seduta e poi mercoledì amichevole a Fossacesia per preparare la trappola da tendere all’Avellino, beffato ieri al 95’ dalla Salernitana.
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