Galeone: «Pescara nel cuore. Zauri? Farà bene»

23 Giugno 2019

Il tecnico e alcuni giocatori della promozione del 1987 in città per presentare il libro sulla loro impresa

PESCARA. A 32 anni esatti da quella fantastica promozione in serie A, la ''guest star'' della serata è sempre lui. Quando allo stabilimento balneare Belvedere, alla presentazione del libro di Lucio Biancatelli ''Poveri ma belli'' dedicato alle imprese del Pescara 1987, si materializza il 78enne tecnico Giovanni Galeone, il pubblico ancora impazzisce. Tutti lo adorano e lui quasi si compiace del tempo che sembra non passare mai. «Pescara è nu film», racconta il Gale. «Quando mi proposero di allenare quella squadra, ero alla festa promozione del Modena. L'allora dg Franco Manni fu convincente, la gavetta l'avevo fatta e stare in una città di mare mi faceva piacere. A ripensarci bene, avemmo una fortuna allucinante. Ci presentammo in ritiro che eravamo in 13 su un campo impraticabile ma io dicevo ai giocatori che erano loro ad essere scarsi. Era un gruppo che aveva voglia di rivincita dopo la retrocessione in C1, poi la spinta del ripescaggio in B e l'effetto del bel gioco nelle prime partite, anche se non accompagnato all'inizio da grandi risultati, ci avvicinò ai tifosi. Io cercavo solo di dare un senso estetico a quei ragazzotti, di base c'era una buona intelaiatura costruita dal compianto Catuzzi e un valido aiuto me lo dava l'allenatore in seconda Prosperi. Il mio gioco d'attacco l'ho copiato dal basket perchè, quando andavo a vedere la pallacanestro a Trieste, notavo sempre le squadre ripartire in velocità senza tenere troppo il pallone. A distanza di tempo torno spesso a Pescara dove ho conservato sempre la stessa casa e le stesse abitudini».
Di fianco, seduti in mezzo alla gente comune, ci sono parecchi dei protagonisti di quel 4-3-3 che faceva spettacolo in tutta Italia: in ordine alfabetico, per non far torto a nessuno, rispondono all'appello Primo Berlinghieri, Roberto Bosco, Giacomo Dicara, Franco Marchegiani, Rocco Pagano, Danilo Ronzani e Baka Sliskovic. Per ognuno di loro c'è più di un aneddoto da raccontare e l'autore del romanzo li coinvolge tra gag e risate dei diretti interessati. Ma le sorprese non sono finite, perchè via skype si collegano da Bucarest, dove sono già in ritiro con il Voluntari, Cristiano Bergodi e il suo storico vice Gigi Ciarlantini, mentre dal Brasile saluta pure il grande Leo Junior. La serata a bordo piscina scorre piacevole e, a debita distanza, il presidente padrone di casa Daniele Sebastiani controlla che tutto si svolga nel migliore dei modi. C'è tempo anche per qualche considerazione sul Pescara che verrà. «Zauri non lo conosco benissimo», dice ancora Galeone, «ma storicamente a Pescara hanno fatto sempre bene i tecnici provenienti dalla Primavera. Tutti pensano a Oddo e Di Francesco, ma io ricordo con piacere Edy Reja che nel 1989 sfiorò la promozione in serie A ereditando una squadra che con Castagner faceva grande fatica a divertire. La verità è che in certe piazze non conta tanto vincere ma di più giocare bene. Pescara è una di queste. Allegri? Gli dicevo da tempo di lasciare la Juve. Finalmente si è liberato di un peso».
Marco Ratta
©RIPRODUZIONE RISERVATA.