Galeone scommette su Oddo: questo gruppo può aprire un ciclo

PESCARA. Dalla Sardegna con amore, Giovanni Galeone, napoletano ma cuore tutto biancazzurro, spera che questa sia la volta buona per far festa anche in serie A. Finora c'è riuscito solo il suo...
PESCARA. Dalla Sardegna con amore, Giovanni Galeone, napoletano ma cuore tutto biancazzurro, spera che questa sia la volta buona per far festa anche in serie A. Finora c'è riuscito solo il suo Pescara nel 1988; prima e dopo solo batoste quando il Delfino si è affacciato nell'elite del calcio italiano. Una salvezza che possa finalmente aprire un ciclo come chiede e merita una città che va pazza per il pallone. «Sì», dice, «penso proprio che questa sia l'occasione giusta per cancellare definitivamente questo tabù, vorrei tanto che il Pescara riuscisse a centrare un'impresa bella e possibile, come hanno saputo fare negli ultimi anni realtà come il Chievo e il Sassuolo, senza svenarsi, ma lavorando in maniera razionale con persone capaci sul mercato, con un occhio di riguardo per i giovani e, soprattutto, con la mentalità giusta per proporre quel calcio che più piace alla piazza. Sì, è anche una questione di mentalità e credo che, sotto questo aspetto, le migliori garanzie le dia proprio Massimo Oddo. Il campionato vincente in serie B è stato fantastico», sostiene il 75enne allenatore che ha portato in serie A per due volte (nel 1987 e nel 1992) il Pescara, «mi sembra che il primo obiettivo dell'allenatore pescarese sia proprio quello di dare continuità a quanto fatto nella passata stagione, puntando sul gioco e la mentalità che occorre per proporlo in campo nel modo più efficace».
Una salvezza per aprire un ciclo, come forse sarebbe stato possibile già alla fine degli anni Ottanta.
«E' vero, quello resta il mio grande rimpianto. Dopo la promozione perdemmo Rebonato, il nostro bomber, ma prendemmo due campioni come Junior e Sliskovic senza snaturare quella squadra di giovani che aveva fatto l'impresa. L'identità fu la nostra forza, magari rimediavi una batosta contro i fenomeni, ma ci stava pure che riuscivi a vincere a San Siro con l'Inter e, soprattutto, avevi la mentalità giusta per mettere sotto le formazioni che come noi lottavano per evitare la B».
La stagione successiva però il sogno svanì e non solo per una campagna acquisti sbagliata. Galeone voleva la conferma di Junior e Sliskovic ai quali affiancare lo slavo Vujovic, restò solo Leo e arrivarono invece Edmar e Tita dopo aver sognato Madjer, il tacco di Allah e il fenomeno Romario.
«Ma il vero problema fu che strada facendo ci siamo snaturati come squadra. La mentalità non era più la stessa, abbiamo cominciato ad amministrare la partita, a speculare sul risultato. Ci siamo ritrovati in B quasi senza accorgercene, dopo aver pareggiato la metà delle partite. Un errore che pagammo a caro prezzo».
Un errore che non ripeterà il Pescara di oggi, come del resto ha lasciato intendere e sta dimostrando con i fatti il suo allenatore.
«E' vero, credo che Oddo sia la persona giusta per portare avanti questo progetto. Ha carisma, personalità e idee chiare: la sua squadra se la giocherà comunque contro tutti senza rinunciare a quelli che sono i suoi principi. La strada da percorrere, lo ripeto, è quella aperta dal Sassuolo e Di Francesco, la mentalità giusta paga anche in serie A e sicuramente sbaglia di grosso chi pensa che le neopromosse siano le prime candidate alla retrocessione. La verità potrà dirla solo il campo e questo vale non solo per chi è appena arrivato dalla B ma anche per il Genoa, il Torino, l'Atalanta, il Chievo, il Palermo, l'Empoli, la Sampdoria, il Bologna e l'Udinese. Le ho citate quasi tutte? Beh, è esattamente quello che penso, nella convinzione che anche l'autostima contribuisce, e non poco, a fare la differenza. Il Pescara costruito da Oddo viene da una stagione vincente, questo è un patrimonio che si porta dietro e che sarà un valore aggiunto anche in serie A, che dovrebbe aiutarlo oltretutto a partire con il piede giusto. Del resto, tra i tifosi è tornato l'entusiasmo dei tempi migliori proprio grazie all'atteggiamento e alla personalità di una squadra capace di dare spettacolo con il suo gioco spigliato e senza complessi di sorta nei confronti di qualsiasi avversario. Questo rapporto eccezionale che si è creato di nuovo tra il pubblico e chi va in campo è qualcosa di speciale, è da lì che deve partire la spinta per un campionato che possa dare grandi soddisfazioni. Per la salvezza, appunto, e per aprire un ciclo».
Per lo scudetto invece?
«Juventus, ovviamente, ma sarebbe sbagliato sottovalutare il ruolo che potrebbe recitare l'Inter. Candreva, che ha corsa, tecnica e senso tattico, e Banega sono due pezzi da novanta, lì davanti con Icardi, Perisic e lo stesso Palacio è fortissina, poche squadre hanno un potenziale offensivo così importante. Ho qualche riserva sulla Roma, soprattutto sul piano ambientale. Il Napoli, anche senza Higuain, resta una certezza, ma, probabilmente, Sarri dovrà cambiare qualcosa per sfruttare al massimo le notevoli qualità di Milik e Gabbiadini. Il polacco è fortissimo, ma lo vedo più alle spalle di una prima punta piuttosto che da esterno. Grande squadra comunque e allenatore bravissimo».
A proposito di Napoli: non fu una parentesi felice per Galeone…
«Ci capitai nel momento sbagliato, arrivai dopo Mutti e Mazzone, le dimissioni di Carletto avrebbero dovuto farmi riflettere e invece accettai una scommessa che nessuno avrebbe potuto vincere. Fu l'ultimo atto di una rovinosa caduta prima dell'era De Laurentiis».
Domenica sarà di scena all'Adriatico.
«E non mi dispiacerebbe se ci scappasse la sorpresa. Io alla prima di campionato vinsi con l'Inter e poi anche con la Roma. Ci manca giusto il Napoli…»
©RIPRODUZIONE RISERVATA

