Gara finita, anzi no. E scoppia la bufera

L’arbitro fischia tre volte. Poi, dopo alcuni minuti, richiama i giocatori per terminare il recupero. E arriva il gol decisivo
PESCARA. Il caso è eclatante, al limite della farsa. E riguarda una partita di calcio dilettantistico. Una gara in cui l'arbitro, Christian Rosato della sezione di Lanciano, ha fischiato la fine. Poi, a distanza di qualche minuto, ha richiamato i giocatori in campo per continuarla, dal momento che i cinque minuti di recupero non erano stati disputati per intero. E proprio nei restanti due minuti è stato segnato il gol decisivo scatenando la rabbia degli avversari che l'hanno subito. Rabbia che, vale la pena sottolinearlo, è stata espressa senza alzare le mani. E' accaduto il primo aprile scorso a Montensilvano, campionato di Prima categoria, Verlengia-Virtus Pescara 1-0. La scena si è consumata davanti a decine di spettatori sugli spalti e sotto gli occhi di altre due squadre, Real Villa Carmine e Castrum 2010, che successivamente hanno disputato la loro partita. Addirittura alcuni giocatori delle due squadre erano anche andati in campo per il riscaldamento quando l'arbitro, per la prima volta, ha emesso il triplice fischio. Il direttore di gara aveva concesso 5' di recupero, ma ne aveva fatti giocare poco più di tre. La cosa non è passata inosservata all'assistente di parte della squadra di casa (in Prima categoria viene designato solo l'arbitro che si avvale come assistenti di due tesserati di ognuna delle squadre). Che ha inseguito Rosato facendogli notare la svista: aveva fischiato in anticipo. E così dopo un conciliabolo e dopo un breve colloquio con l'osservatore arbitrale, la decisione di riprendere il gioco. A costo di richiamare alcuni giocatori che erano già negli spogliatoi, magari già sotto la doccia. A costo di fare una figuraccia davanti a tutti quelli che hanno assistito alla scena. Un paio di minuti di gioco, niente di più, bastano però al Verlengia per fare gol, quello decisivo. E la Virtus Pescara? Aveva già espresso la propria contrarietà a riprendere il gioco. Figurarsi nel dopo partita. Giocatori e staff tecnico e dirigenziale lividi di rabbia. Il dirigente accompagnatore, Gabriele D'Adamo, non ha firmato il referto dell'arbitro, pur accettandone una copia. La Virtus Pescara fa preannuncio di reclamo, poi inviato regolarmente al giudice sportivo. Che, però, in base a quanto scritto dall'arbitro, ha respinto l'istanza della Virtus Pescara che si sente oltremodo danneggiata. Non poteva fare altrimenti il giudice sportivo per il quale vale il referto dell'arbitro, non quanto scritto sui giornali, ad esempio il Centro che ha dato risalto all'anomalia. Christian Rosato non ha fatto menzione nel referto dello stop and go. Niente. Ma quello che è accaduto l'hanno visto tutti, anche i tesserati di Real Villa Carmine e Castrum 2010. «Che ci hanno espresso solidarietà», ha detto il presidente della Virtus Pescara Luciano Dezio, «dicendosi disponibili a testimoniare a nostro favore. A favore della verità dei fatti». Che va ripristinata, perché ne va della credibilità della classe arbitrale. La Virtus Pescara ha intenzione di andare fino in fondo, farà appello producendo la documentazione necessaria. Ma il problema è un altro: che cosa diranno l'arbitro e l'osservatore? Un bel pasticcio. In una stagione in cui (finalmente!) è in forte diminuzione gli atti di violenza sugli arbitri, nei campionati minori, ecco che spuntano episodi in cui i "fischietti" non fanno una gran bella figura. Alcuni sono opinabili, altri no. Questo è uno di quelli. La giustizia sportiva ha i suoi tempi e le sue procedure. Ma uno sbocco, regolamento alla mano, potrebbe essere quello della ripetizione della partita per errore tecnico. Con o senza ammissione dell'arbitro in causa. Certo, se Christian Rosato con un supplemento di referto specificasse quanto accaduto tutti potrebbero uscirne a testa alta.
«La vergogna non è l'errore dell'arbitro», il pensiero espresso su Facebook da Fabrizio Dezio, allenatore della Virtus Pescara, «quanto quello che dichiara nel referto che non è corrispondente al vero nonostante la supervisione dell’osservatore e di circa 150 persone tra giocatori, dirigenti e pubblico presente. Perché ciò che dichiara, anche contro il regolamento come il caso specifico, è inappellabile? Il regolamento parla chiaro, art. 5 comma 2, ma evidentemente ci sono delle scappatoie se l'arbitro non ammette di aver sbagliato. Quando mai questi signori ammetteranno di averla combinata grossa?».
@roccocoletti1
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