Gaudenzi: «Fuori l’orgoglio, non si può retrocedere così»

27 Marzo 2017

Il jolly idolo dei tifosi nell’era Galeone: «Che tristezza la curva Nord vuota»

PESCARA. Se i biancazzurri avessero la sua grinta, di certo non sarebbero così soli in fondo alla classifica. Nella settimana della sfida casalinga con il Milan, l’ex pescarese Gianluca Gaudenzi, che vinse con i rossoneri di Arrigo Sacchi la coppa Intercontinentale, commenta uno dei tornei più deludenti della storia del Delfino. Non poteva mancare un riferimento alla curva Nord. Nell’era Galeone per i tifosi biancazzurri era un idolo. Giocò oltre 100 gare col Pescara dall’86 all’’88 e dal ’93 al ’95. Venne ribattezzato “Gaucho” e quando era infortunato o squalificato seguiva le partite insieme agli ultras. E ora prova tristezza nel vedere quella curva vuota.

Gaudenzi, la crisi può essere superata?

«La situazione è molto difficile. È andato tutto storto. Eppure, le premesse non lasciavano presagire una simile debacle. Si vedeva un buon impianto di gioco. Poi gli errori grossolani che hanno impedito di fare bottino pieno ad inizio torneo sono diventati una costante. Certo, Lapadula non è stato sostituito adeguatamente, ma le maggiori criticità hanno interessato la difesa».

Dunque, tutto finito?

«Servirebbe un cambio di marcia che finora non c’è stato, nemmeno dopo l’avvento di Zeman. Il successo con il Genoa sembrava potesse ispirare un nuovo cammino, invece non è cambiato nulla. Il Pescara continua ad esprimersi come prima e Zeman non è ancora riuscito a dare una sterzata. Ora bisogna finire bene il campionato cercando di togliersi qualche soddisfazione. Magari cominciando domenica con il Milan. Se i biancazzurri ottenessero due o tre risultati positivi in queste ultime nove gare renderebbero meno drammatica la retrocessione. Anche perché nella prossima stagione bisognerà ripartire con grandi ambizioni. In B i pescaresi vorranno vedere la squadra tra i primi posti».

Sa che i tifosi della curva Nord disertano l’Adriatico ormai da quasi due mesi?

«Sì e mi dispiace molto. Comprendo la loro delusione perché conosco la loro passione. Vedendo come sono andate le cose, con una squadra in caduta libera e un avvicendamento in panchina che finora non ha dato i frutti sperati, forse solo i tifosi avrebbero potuto scuotere un gruppo che ha dimostrato di non avere la forza morale per reggere il confronto con la serie A. Mi auguro che tornino presto in curva».

Domenica tornerà all’Adriatico l’ex Lapadula.

«Lo stimo molto, è un ragazzo generoso, un vero trascinatore. Gianluca è stato un mio giocatore a Vercelli. Se fosse rimasto un altro anno avrebbe avuto maggiori opportunità. Il Pescara senza Lapadula è come la Juve senza Higuain. Non era facile sostituirlo, però bisognava fare qualcosa in più sul mercato magari scommettendo su qualcuno che gioca in B, ad esempio Coda della Salernitana, visto che non si potevano effettuare grandi investimenti. Obiettivamente dire no al Milan era impossibile. Indossare la maglia rossonera è motivo di grande orgoglio a livello professionale, anche se le emozioni che ho provato vincendo con la maglia del Pescara sono irripetibili».

La A rischia di diventare un incubo. In 7 partecipazioni, tranne una volta nel lontano 1988, il Delfino è sempre retrocesso.

«Servono investimenti notevoli per competere a quei livelli. Il Pescara non ha mai avuto la forza economica per reggere il confronto e negli ultimi tempi il divario tra le grandi e le piccole è diventato sempre più ampio».

Come si riparte dopo una stagione così?

«La società sta già lavorando per il futuro e Zeman saprà cosa fare. Bisognerà capire chi se la sente di ricominciare una nuova avventura. Nel 1986 il Pescara andò in C, poi venne ripescato. Rimasero in pochi e arrivarono tanti giovani desiderosi di emergere. Alla fine vincemmo il campionato. Mi auguro che la storia si ripeta».

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