Gelsumino: vado a San Gabriele in bicicletta
Il superultrà: così festeggerò la promozione, per me il calcio è divertimento
PESCARA. «Quando da piccolo giocavo a calcio con i miei amici, ognuno di noi voleva essere qualche grande campione. Chi Zidane, chi Ronaldo, altri Shevchenko. Io, che ho sempre giocato in porta, avevo un solo idolo: Saul Santarelli».
Basterebbe questa frase per capire chi è William Gelsumino, il tifoso del Pescara diventato famoso per le sue due trasferte in solitaria, quelle di Genova e Catania nel disgraziato anno dell'ultima serie A. E che adesso si gode insieme al popolo biancazzurro la festa promozione. Uno che la squadra l'ha seguita sempre, nel bene e nel male, in casa e fuori. Ma cosa l'ha spinto a fare tutta quella strada per veder giocare un Pescara ormai retrocesso? «Da un lato la passione, dall'altro la voglia di viaggiare e conoscere», dice Gelsumino. «Sia Genova che Catania erano state organizzate con largo anticipo. Nel primo caso passai da La Spezia a salutare il più grande di sempre, almeno per me, Marco Sansovini, con il quale mi sento spesso. Il giorno dopo non mi aspettavo di essere solo al Ferraris. In Sicilia invece mi fermai per qualche giorno a casa di amici. Ma allo stadio l'accoglienza non fu delle migliori».
«Ma è a Genova, nel 2013, l'emozione più grande della mia vita da tifoso», ricorda Gelsumino. «Quando il pubblico di casa mi ha visto da solo, ha iniziato ad applaudirmi. Mi hanno regalato sciarpe e bandiere, addirittura la società rossoblù mi ha donato la maglia. Ho conosciuto tanti genoani quel giorno e quando quest'anno sono tornato a Marassi, mi hanno fatto entrare con loro allo stadio. Guarda», dice, indicando il suo braccio «ho ancora la pelle d'oca». Un tifoso del Pescara, ma del calcio in generale verrebbe da dire. «Certo. Non mi piace la violenza e amo socializzare. Per me la partita va oltre i 90’. Inizia con birra e panino qualche ora prima e finisce con un abbraccio. E posso dire che grazie a questo modo di seguire il Pescara mi sono fatto amici un po’ ovunque».
La scintilla col Delfino è roba da brividi: «Pescara-Milan 1-4 di Coppa Italia, nel 1994. Mio fratello era tifoso del Milan e mi portó a vedere la partita. Diciamo che quella sera recitai il ruolo dell'occasionale. Pioggia torrenziale e un coro della curva che diceva “è arrivato Weah e Baresi è di nuovo papà”. Avevo 12 anni e non capivo il significato».
E da lì ha iniziato a seguire ogni domenica. «Per la verità nella mia famiglia il calcio non piace a nessuno e allo stadio da solo non mi lasciavano andare. Ogni tanto mi aggregavo ai vicini di casa. Il secondo appuntamento fu un Pescara-Reggiana 2-0 con doppietta di Giampaolo. Ecco, è stata quella partita a segnare l'inizio di tutto». E poi il rapporto con la trasferta. «Inizia ad Ascoli nel 2004. Fui coinvolto da alcuni amici che avevano organizzato un pullman. Perdemmo 2-1 a Del Duca, con doppietta di Ignacio Pià».
Era l'inizio degli anni bui, quelli dei vari Paterna, Pincione e Soglia. «Non fatemi ripensare a quel periodo, il più amaro. A quei tempi l'Adriatico era inagibile e il Pescara giocava tra Vasto, Lanciano e Giulianova. Io lavoravo in un centro commerciale e quasi mai potevo andare a vederlo». Una passione anche costosa per Gelsumino. «Costa parecchio. Oggi fortunatamente lavoro come ragioniere e ho qualche possibilità in più rispetto al passato, ma quando metteró su famiglia dovró ridimensionarmi. Con alcuni amici abbiamo fondato il gruppo “Quelli del Delfino” e ogni settimana proviamo a fare il pullman per seguire il Pescara. Tra viaggio, cibo e biglietto bisogna mettere in conto un centinaio di euro a trasferta». Famiglia fa rima con figli: «Li porterò allo stadio, ma solo sugli spalti. A meno che non saranno loro a chiedermi di giocare».
E a proposito di tifosi occasionali: «Ben vengano, a patto che facciano il tifo e non inizino a sbuffare al primo passaggio sbagliato». Gelsumino è stato oavviamente anche a Trapani. «Certo, con il volo organizzato da Midas e Chiodo Fisso. Ero già andato l'anno di Marino, ma questa volta l'emozione è stata enorme». Infine, un “voto” per festeggiare la serie A? «Andró in bicicletta a San Gabriele».
Adriano De Stephanis
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