Gessa: vai Pescara, è la svolta

14 Aprile 2016

Il team manager è il doppio ex: «Sarà dura contro il Cesena, ma possiamo prendere il volo»

PESCARA. Il nuovo ruolo gli calza a pennello. Da team manager, Andrea Gessa mostra le stesse doti che aveva da calciatore: disponibilità, senso del gruppo, correttezza e spirito di sacrificio. Tutte qualità che serviranno al Pescara in questo finale di stagione. E domani sera all'Adriatico arriva il Cesena, dove il 36enne milanese ha giocato nel 2012-13.

Gessa, pronti per lo spareggio per i play off?

«Sì, è un crocevia importante, soprattutto a livello mentale, un'altra vittoria aumenterebbe l'autostima. Sarà dura, ma noi siamo più forti».

Il periodo buio è passato. Ad Avellino si è visto un grande carattere.

«Abbiamo ritrovato la serenità. Ero un po' preoccupato prima della partita, però durante il riscaldamento ho visto negli occhi la carica dei ragazzi e mi sono rilassato. I giovani? Ventola e Vitturini sono stati bravissimi, mentre Mandragora, schierato in difesa, ha dimostrato una maturità fuori dal comune mettendo da parte gli obiettivi personali per quelli di gruppo».

15 anni di carriera: 6 campionati vinti, 5 partecipazioni ai play off, mai una retrocessione. La sua è stata una bella carriera.

«Sono stato bravo, ma anche fortunato perché ho giocato quasi sempre con compagini che lottavano per i primi posti. Non è soltanto merito mio, i risultati si ottengono solo con un collettivo affiatato».

Quattro anni fa era a Cesena. Cosa ricorda?

«Non fu un'annata serena. Disputai un discreto girone di andata con Bisoli che dopo tre giornate sostituì Campedelli in panchina. Poi il rendimento di tutti venne condizionato da gravi problemi societari. A gennaio il Grosseto mi fece un'offerta faraonica, ma l'allenatore e la società dissero che avrebbero voluto trattenermi. Riferii tutto ai dirigenti toscani che rimasero sbalorditi: il Cesena, infatti, aveva dato l'ok alla cessione senza dirmi nulla. Nel frattempo la società era passata da Campedelli a Lugaresi che ingaggiò come diesse Rino Foschi. Una coppia di professionisti e persone esemplari che evitarono il fallimento. Però, mi ero sentito tradito in quella trattativa e andai avanti da separato in casa. La responsabilità fu anche mia, avrei dovuto chiedere spiegazioni. Al di là di questo, conservo ricordi bellissimi della città e dei tifosi».

Parliamo del suo ruolo da team manager. Si sente a suo agio?

«Sì, mi auguro di ricoprirlo per tanto tempo. Ho rubato i segreti del mestiere all'indimenticato Vincenzo Zucchini, ma anche a Francesco Troiano e a Manuel Milana che ho avuto a Frosinone. Cerco di stare vicino ai calciatori, ma do una mano anche all'area marketing che organizza tante iniziative per i tifosi. A breve andrò in Inghilterra per confrontarmi con i dirigenti del Fulham».

Nascerà una partnership con il club londinese?

«No, nel Fulham lavora nello staff sanitario Marco Cesarini, un osteopata di Pineto che anni fa giocava con me nel Brugherio. Pensate, Marco divideva la sua casa con Massimo Oddo che militava nel Lecco! Ora, grazie a lui, studierò da vicino l'organizzazione del Fulham e, in generale, delle società calcistiche inglesi che dopo aver sconfitto il fenomeno "hooligans" sono riuscite a riportare la gente allo stadio».

Dunque, lei conosce Oddo da venti anni.

«Esattamente. Abbiamo un ottimo rapporto. Massimo ha vinto tutto, è una persona umile e disponibile, anche se dall'esterno può sembrare presuntuoso. Vi assicuro che non è così. Diciamo che è più un tipo da pizzeria che da crudi di pesce».

C'è un nuovo Gessa nel Pescara?

«Mi rivedo in Acosta. Non per caratteristiche tecniche, ma per la grinta e la velocità. Joel è uno che dà tutto per la maglia, come me».

Giovanni Tontodonati

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