Giannitti: la mia promozione è per Fabio Piccone

Il ds marsicano del Frosinone dopo la promozione in B ricorda il dirigente del Celano morto nel 2008
C'è un po' di Abruzzo nella promozione del Frosinone in serie B. È nascosto nella stanza dei bottoni del club ciociaro, ma è ben tangibile. Ha il volto e il nome di Marco Giannitti, il direttore sportivo celanese di adozione, che ha fatto bingo alla prima stagione alla corte del patron Stirpe. D'altronde, già in passato era stato un abruzzese d'adozione, Enrico Graziani, a guidare per mano i gialloblù alla prima volta tra i cadetti. La storia si ripete e questa volta tocca al ds celanese fare festa. 42 anni, sposato con la signora Erica e padre di Paolo e Mattia, Marco Giannitti è stato per 3 anni portiere del Celano e per quattro dirigente ai tempi della gestione della famiglia Piccone. Nella Marsica ha chiuso la carriera da calciatore e iniziato quella dietro la scrivania. Poi, il salto al San Marino (promozione in Prima divisione), due anni, e quello al Frosinone. Che era arrivato secondo nella regular season, dietro il Perugia promosso direttamente in B. Alla formazione di Stellone e Giannitti, invece, è toccato il supplemento dei play off chiusi con il trionfo dei Matusa davanti a quasi diecimila spettatori.
Giannitti, il primo pensiero dopo la promozione?
«A Fabio Piccone (amministratore del Celano morto, a 43 anni, nel gennaio del 2008 a seguito di un incidente con la moto, ndr). Lui mi ha convinto a fare il direttore sportivo a Celano. Siamo stati in simbiosi per anni, fino a quando è morto. Era lui che mi spronava. E' stato lui a darmi coraggio e fiducia per intraprendere la carriera da direttore sportivo. A distanza di anni, mi manca ancora tanto».
Il livello della Prima divisione?
«Le prime sei-sette della graduatoria erano di ottimo livello».
Il Frosinone era partito per vincere?
«Noi volevamo fare un buon campionato. E se arrivi a certi risultati vuol dire che è filato tutto liscio. Mi riferisco in particolare ai giovani. Il Frosinone sabato ha giocato la finale play off schierando nell'undici titolare tre ragazzi del 1993 e tre del 1991 che giocavano contro la corazzata-Lecce. Cerco di lavorare molto con i giovani. Ho avuto la fortuna di lanciarne tanti in questi anni».
A proposito, a chi è più affezionato?
«A tutti. Farei un torto a qualcuno facendo nomi».
Beh, qualcuno...
«Dionisi lo prendemmo a Celano a zero euro e poi lo rivendemmo; con Negro facemmo una bella plusvalenza. Lo stesso Ciofani lo rilanciammo a Celano».
Il marsicano Ciofani capocannoniere del girone B della Prima divisione.
«Daniel è stato bistrattato in questi anni: bene in Lega Pro, non altrettanto in B. E allora l'estate scorsa l'ho preso e gli ho parlato: "Fai bene in Prima divisione e poi avrai la possibilità di sfondare in B". Beh, la prima parte è andata in porta. Speriamo nella seconda. L'ho già riscattato dal Parma, ha un triennale con noi. In squadra avevo quest'anno anche il fratello Matteo, tra i migliori».
E poi due ex del Pescara, Gessa e Soddimo?
«Bravissimi. Soddimo, ad esempio, sabato è entrato e ha spaccato la partita. Oltre al valore tecnico, ho scoperto dei valori umani in loro due».
Il momento più esaltante?
«Sabato scorso, nella finale vinta con il Lecce. Non è stato facile raccattare i cocci dopo la sfida dell'ultima giornata persa a Perugia. C'era il timore di un contraccolpo psicologico, l'abbiamo sventato affermando i valori tecnici e di gruppo che hanno fatto la differenza anche laddove i nostri avversari sembravano più forti. Un grande collettivo: società, squadra, staff e tifosi. Un corpo unico per la B».
Lei resterà a Frosinone?
«Ho un altro anno di contratto, penso di restare. Parlerò con il presidente Stirpe e poi decideremo insieme».
E il tecnico Stellone?
"Mi sono trovato bene con lui. E' un allenatore che si fa rispettare dai giocatori. La mette molto sul piano del rapporto umano, che per me è un valore aggiunto».
I migliori giovani della Lega Pro?
«Sponsorizzo i miei, ovvero l'attaccante esterno Luca Paganini (figlio del ballerino Raffaele, ndr), classe 1993, e il centrocampista austriaco Gucher, classe 1991».
E, intanto, il suo ex Celano naviga in serie D.
«Resto legato al Celano, non solo perché ci vivo. Il mio sogno sarebbe vedere un giorno il figlio di Fabio Piccone in squadra (nell'ultima stagione era nella Berretti del Frosinone, ndr) e il nonno Ermanno al timone. Sarebbe un ritorno il suo. Ma sarebbe anche la cartolina perfetta per fare contento Fabio».
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