Gli arbitri abruzzesi pronti alla nuova stagione

11 Agosto 2015

Conclusa la fase di ritiro a Campo Felice per Eccellenza, Promozione e Calcio a 5 L’emergente Chiara Amicucci: «Le violenze in campo? Essere donna aiuta»

L’AQUILA. Si è concluso domenica il ritiro estivo degli arbitri abruzzesi, in vista della prossima stagione calcistica. All’Hotel La Vecchia Miniera di Campo Felice si sono ritrovati sedici arbitri di Eccellenza, ventuno di Promozione e cinquantatré di calcio a cinque.

Nella giornata di apertura, giovedì, si è tenuta una riunione solo con i direttori di gara di calcio a 5, dal giorno seguente è iniziato il raduno degli arbitri di calcio a undici. Ritiro che è consistito in doppie sedute di allenamento, divise in parte atletica e teorica. C’è stata anche una sessione video, durante la quale sono state analizzate azioni di gioco di partite della scorsa stagione.

Domani e mercoledì 19 agosto, invece, sarà la volta degli assistenti, che saliranno a Campo Felice per sottoporsi alle consuete prove atletiche di verifica. I test di questi giorni serviranno a testare a dovere la classe arbitrale abruzzese in vista dell’inizio della stagione, in programma il 23 agosto per il primo turno della Coppa Italia.

La commissione del ritiro arbitrale è composta dal presidente del Comitato Regionale Aia, Angelo Giancola, dal suo vice Fabrizio Lanciani (Avezzano) e dai componenti Fabio Cardarelli (L’Aquila), Lucio Armaroli (Teramo), Alessandro Martelli (Lanciano), Nicola Molino (Vasto), Angelo Pasqua (L’Aquila) e Massimiliano Zappacosta (Chieti). Un movimento, quello degli arbitri d’Abruzzo, che sta vivendo un periodo di grande espansione e, soprattutto, di ringiovanimento. Statistiche alla mano, nel ritiro di quest’anno a Campo Felice, la media età dei direttori di gara di Eccellenza è scesa a 22,1. Addirittura più bassa in Promozione, 21,8. Per quanto riguarda la sezione arbitrale di calcio a 5, la media età è di circa 24 anni. Tra i direttori di gara più promettenti, c’è la 28enne Chiara Amicucci della sezione di Avezzano, arbitro donna del Comitato abruzzese assieme a Lucia Cerchiara della sezione di Pescara. Amicucci, al quinto anno di direzione nei campionati regionali di calcio a 5 (serie D, C-2 e C-1), racconta cosa significa arbitrare in uno sport prevalentemente di uomini: «Fare l’arbitro di calcio mi ha aiutato molto a fortificare il mio carattere e a crescere moralmente grazie anche all’aiuto dei miei colleghi. Ho trovato una classe arbitrale davvero unita ed affiatata. Il clima solidale che si respira qui in ritiro ne è la conferma». L’attenzione si sposta poi sulle violenze verbali e, a volte, fisiche che i direttori di gara sono soliti subire, specie nel mondo dei dilettanti: «In questo senso ammetto che essere donna è un vantaggio. Spesso gli stessi calciatori evitano di tirare pallonate nelle mie vicinanze, così come i dirigenti si risparmiano contatti ravvicinati per protestare in occasione di decisioni contestate. Una volta, però, ho avuto davvero paura. Ero ad arbitrare una partita all’Aquila e ricordo che, a fine partita, i dirigenti della squadra locale chiusero tutte le vie d’uscita, circondandomi. Lì ho rischiato davvero di prendere qualche schiaffo ma, per fortuna, tutto si è risolto nel migliore dei modi».

Della violenza sui campi dilettantistici parla pure l’arbitro di Eccellenza Valerio Pezzopane della sezione di L’Aquila: «In realtà negli ultimi anni tra i tifosi ho notato un aumento di cultura calcistica e regolamentare, con la conseguente diminuzione degli episodi di aggressione verso l’arbitro. Un episodio particolare? Durante il derby Capistrello-Avezzano, l’attaccante ex di turno realizzò una rete ed andò ad esultare sotto la curva dei suoi vecchi tifosi, accendendo gli animi fuori e dentro il rettangolo verde. Decisi di ammonirlo, poi a fine partita venne addirittura a chiedermi scusa, avendo capito il suo errore. Questi sono gli episodi che mi piace ricordare. A mio avviso anche i giocatori possono contribuire in modo intelligente affinché non vengano inaspriti gli animi sulle tribune». A volte, però, è davvero dura non ascoltare gli insulti: «L’arbitro deve prepararsi nei giorni antecedenti la partita, cercando di isolarsi per non dare peso a quello che viene detto».

Giammarco Menga

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