Gli ultrà dell’Atalanta: grazie Stendardo

21 Marzo 2017

La curva orobica domenica ha omaggiato l’ex bandiera ora in biancazzurro

PESCARA. «Tornare a Bergamo? Per me sarà un turbinio di emozioni rimettere piede sul campo del Comunale». Ed è stato proprio così per Guglielmo Stendardo. Il difensore del Pescara, domenica, a Bergamo, ha riaffrontato la sua ex squadra, l’Atalanta. Il 36enne napoletano, però, ha assistito alla gara dalla tribuna visto che è infortunato. La curva Nord dei tifosi orobici gli ha riservato un trattamento speciale.

Una targa ricordo donatagli dagli ultrà con su scritto “Ragazzo di grandi valori, la Nord omaggia i suoi lottatori. Grazie Willy”. E poi cori e striscioni a lui dedicati sono spuntati dalla curva prima del calcio d’inizio. Un trattamento da “re”, che i tifosi della Dea gli hanno voluto riservare. Il difensore di Zeman, tra l’altro, prima della partita, in una intervista si era lasciato andare.

«E’ stata una fortuna e un onore indossare la maglia nerazzurra, poter contare su quei tifosi, che hanno dimostrato la loro passione anche dopo la sconfitta con l’Inter. Bergamo è stata casa mia per cinque anni, ha significato tanto sia a livello professionale che umano, e l’avrò sempre nel cuore», aveva raccontato all’Eco di Bergamo, ringraziando tutti i tifosi nerazzurri.

E domenica la Nord non si è fatta attendere, contraccambiando la propria gratitudine al difensore ex Juve e Lazio, che ha indossato una sciarpa nerazzurra donatagli dai tifosi insieme alla targa.

Stendardo è molto legato all’Atalanta, club con il quale ha collezionato 116 presenze e segnato 7 gol in 5 stagioni, ma non solo per motivi prettamente calcistici.

Il classe 1981, infatti, è legato anche sentimentalmente all’Atalanta, visto che da diverso tempo è fidanzato con Federica, la figlia di Antonio Percassi patron del club orobico.

La loro storia d’amore è iniziata a cavallo tra il 2015 e il 2016 e va avanti a gonfie vele, raccontano da Bergamo. “L’avvocato” Stendardo, ha giurato amore alla sua Federica e anche alla Dea, che non lo ha dimenticato.

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