Gol e riscatto, Ganz si prende il Pescara

19 Luglio 2017

Il nuovo attaccante biancazzurro: «Le parole di Zeman decisive per la mia scelta. Sono pronto a giocarmi il ritorno in A»

INVIATO A RIVISONDOLI. A Rivisondoli era l’osservato speciale e anche se non ha trovato la via del gol le attenzioni sono state tutte per lui. Simone Andrea Ganz ha già fatto capire di essere intenzionato a caricarsi sulle spalle il reparto offensivo del Pescara. D’altronde, se lo ha scelto Zdenek Zeman, uno che di punte se ne intende, guai a non farsi trovare pronto. La trattativa per portarlo in riva all’Adriatico era andata per le lunghe, ma non per colpa sua. «Quando ho ascoltato le dichiarazioni di Zeman non ho avuto dubbi e ho scelto subito Pescara», ha detto il 23enne attaccante scuola Milan. E poco importa se la Juventus lo aveva promesso all’Ascoli. «Sì, è vero, c’era questa intesa, ma quando si sono fatti avanti i dirigenti pescaresi è cambiato tutto. Mancava l’accordo tra la Juve e il Pescara, per quanto mi riguarda la scelta era già stata fatta. Avevo l’opportunità di essere allenato da un maestro che ha fatto le fortune di tanti attaccanti e non potevo lasciarmela scappare. Ascolterò tutti i suoi consigli e cercherò di migliorarmi».
Il primo impatto con la squadra è stato buono. «Mi hanno accolto benissimo, anche se siamo tanti. Devo dire che la preparazione è dura, ma siamo pronti per sacrificarci».
Le prime amichevoli servono per conoscersi meglio. «Ci sono molti elementi nuovi, stiamo provando nuovi schemi, ma ci vorrà un po’ di tempo per trovare i giusti meccanismi. Zeman mi ha chiesto di andare incontro al pallone per fare le sponde e poi buttarmi dentro negli spazi».
In realtà il boemo e i tifosi biancazzurri si aspettano da Ganz valanghe di gol. «Mi hanno preso per finalizzare il gioco, ne sono consapevole. E io ho scelto Pescara perché voglio rilanciarmi dopo una stagione in cui non ho avuto grande spazio».
Due anni fa a Como fece 16 gol guadagnandosi un contratto di 4 anni con la Juventus. Poi la vecchia Signora lo ha mandato a Verona in prestito e qualche settimana fa lo ha ceduto a titolo definito al Pescara per 1,8 milioni di euro.
Eppure, Dea, come lo chiamano gli amici, aveva assaggiato il grande calcio con il Milan, squadra dove è cresciuto, debuttando il Champions League a 18 anni grazie a Massimiliano Allegri che lo fece entrare nel match contro i bielorussi del Bate Borisov.
Poi il club rossonero decise di cederlo. Tanta gavetta (Lumezzane, Barletta, Como e Verona) e ora il Delfino che vorrà partire con grandi ambizioni.
«Sappiamo di essere candidati a disputare un campionato di vertice e proveremo a giocarci le nostre chance. Non sarà facile perché la B è un campionato duro».
Inevitabile il paragone con papà Maurizio, ex attaccante di Milan e Inter. «Spero anche di mettere in pratica gli insegnamenti di mio padre. Ho un rapporto splendido con lui. Lo stimo molto come padre e per quello che ha fatto da calciatore, conosco a memoria tutti i gol della sua carriera. Lui correva di meno? Sì, oggi la fase difensiva coinvolge di più gli attaccanti rispetto al passato».
Nessun rancore verso Fabio Pecchia che a Verona non gli ha dato molto spazio. «Da Verona mi porto la vittoria del campionato e i tanti sacrifici di una stagione intensa». A Pescara sognano di vederlo re dei bomber della B, come è successo nel recente passato con gli ex biancazzurri Ciro Immobile e Gianluca Lapadula. «Sono attaccanti formidabili, mi auguro di segnare tanti gol per ripagare la fiducia della società che ha investito su di me».
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