Gol, gavetta e Maradona: Lescano pronto al decollo

Il calcio un vizio di famiglia: il nonno del bomber ha allenato il Pibe de Oro
PESCARA. La prima cosa che ha fatto dopo il gol all’Avellino è stata quella di cambiare la foto sul profilo WhatsApp: ora c’è lui che esulta. La prima rete di Facundo Lescano in maglia biancazzurra ha avuto forti conseguenze a livello emotivo. «Quando il pallone è entrato in rete ho provato una grande emozione», le sue parole al 91’. «Per me giocare qui è come stare in Serie A». D’altronde, durante il mercato, il 26enne attaccante argentino era stato chiaro con i suoi agenti (Gerry Palomba e il pescarese Carlo Di Renzo). «Voglio andare al Pescara, le altre offerte non mi interessano». È stato accontentato, il ds Daniele Delli Carri lo ha voluto fortemente e Lescano ha ripagato la fiducia di Alberto Colombo con la rete che ha steso l’Avellino. Facundo vuole sfruttare la chance e, dopo le ultime tre stagioni chiuse in doppia cifra, sogna di superare il record in carriera (13 reti) in una piazza più calda rispetto a quelle vissute negli anni precedenti.
Papà, nonno Silvio e Maradona. Lo sport è un vizio di famiglia, in casa Lescano di certo non mancano i riferimenti. Suo padre, Jorge, è stato pallavolista di alto livello e ha giocato anche nella Serie A italiana con Vicenza e Mantova. Ma è grazie alla madre, Maria Marta, che il piccolo Facundo si è innamorato del calcio. La signora Lescano, infatti, è figlia di Silvio Marzolini, leggenda del calcio argentino, in passato difensore e allenatore del Boca Juniors (8 scudetti vinti, 6 in campo e 2 in panchina) e della Nazionale albiceleste. Giocò due Mondiali, il primo nel 1962 in Cile, il secondo nel 1966 in Inghilterra (quello della clamorosa eliminazione dell’Italia contro la Corea del Nord) in cui fu proclamato miglior terzino del torneo. L’Argentina venne eliminato dall’Inghilterra di Banks, Moore, Charlton e Hurst. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Marzolini diventa allenatore dell’All Boys, poi la lunga esperienza nel Boca Juniors (oltre 15 anni tra giovanili e prima squadra). E nei gialloblù gioca il Dio del calcio: Diego Armando Maradona. «Purtroppo non l’ho mai visto giocare, ma per me rimane il più grande di tutti i tempi», il commento di Lescano. Nel museo de “La Bombonera”, il mitico stadio del Boca, ci sono alcune statue che celebrano le leggende del Boca. Tra queste, oltre a Maradona, Rattìn, Rojas, Schelotto e Palermo, c’è Marzolini, originario di Udine, scomparso a luglio 2020. A lui e all’altro nonno, Jorge, il nipote ha dedicato il gol segnato all’Avellino. «Non ci sono più, ma per me restano dei punti di riferimento», ha detto qualche tempo fa l’attaccante del Pescara.
Lecce e la lunga gavetta. Il 2005 è un anno che segna la vita della famiglia Lescano. Il padre ha amici a Lecce e decide di trasferirsi in Italia per motivi di lavoro. Passano pochi mesi e dall’Argentina arrivano nel Salento anche la moglie e i figli, Laura, Nicolas e Facundo, che ha appena 9 anni e già sogna di diventare un calciatore. In poco tempo riesce a mostrare le sue qualità in campo. Gioca nel Salento Football, poi viene ingaggiato dal Genoa e nel settore giovanile rossoblù lo allena il pescarese Marcello Donatelli. In seguito una breve avventura nel Martina e il passaggio al Torino, con cui nel 2015 vince lo scudetto Primavera. In totale Lescano segna 13 gol in 26 gare e si toglie anche la soddisfazione di debuttare in A contro il Milan. A fine stagione Facundo trova l’intesa con il Reading (Serie B inglese), ma il club granata si oppone e blocca il trasferimento. Lescano ricomincia dalla C, va al Melfi, poi al Monopoli e l’anno successivo scende in D, all’Igea Virtus, dove segna 15 gol. «Dopo aver giocato in A con i grandi campioni ritrovarsi nei campi di Serie D è stato molto difficile. Non credo che tutti avrebbero avuto la forza mentale per uscirne e ripartire», ha detto Lescano tempo fa. Nel 2017-18 torna in C, metà campionato a Siena e gli ultimi sei mesi alla Sicula Leonzio. Poi Telstar (Olanda) e Potenza, infine, la lunga gavetta porta i frutti sperati. Torna alla Sicula Leonzio e segna 13 reti, poi ne fa 12 con la Samb e 10 con l’Entella prima di firmare per il Pescara.
Religione e scaramanzia. Il bomber giramondo è fidanzato con la leccese Eleonora, adora la cotoletta e da buon argentino beve il mate in quantità industriali. Sul corpo ha più di 15 tatuaggi, ispirati alla famiglia, alle città in cui è stato e alla religione cattolica. Crede in Dio, ma è anche un po’ scaramantico. Entra in campo con il piede destro e si allaccia prima lo scarpino destro, poi il sinistro. Adora Messi e De Paul, tra i bomber si ispira a Suarez. Obiettivi: non far rimpiangere il suo amico Ferrari (17 gol l’anno scorso in biancazzurro) e conquistare la B con il Pescara.
Giovanni Tontodonati
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