Gravina alla battaglia per la Lega Pro
Oggi l’elezione del nuovo presidente: l’ex numero uno del Castello è il favorito
FIRENZE. Dopo quasi vent'anni la Lega Pro farà definitivamente scendere il sipario sull'era Macalli, l'incontrastato “deus ex machina” della terza serie finita nel pantano delle aule giudiziarie, degli scontri assembleari, dei bilanci bocciati, del calcioscommesse e, alla fine, per scelta quasi obbligata, dell'arrivo del commissario straordinario. Tre i candidati, oggi in corsa, a guidare quella che una volta era la serie C, il serbatoio del calcio giovanile, ma anche “azionista” pesante del Consiglio Figc (ha il 17% dei voti e come tale rappresenta un possibile ago della bilancia nelle elezioni federali): all'assemblea di Firenze Gabriele Gravina, Paolo Marcheschi e Raffaele Pagnozzi. Dopo le dimissioni di Macalli, il primo sembrava favorito alla successione, con molti club che gli avevano assicurato l'appoggio. Poi le candidature di Marcheschi e, soprattutto, dell'ex segretario generale del Coni, sembrano aver rimescolato le carte. L'odg dell'assemblea convocata dal commissario straordinario Tommaso Miele recita per oggi prima la discussione e l'approvazione del bilancio (bocciato due volte, ha portato addirittura all'apertura di tre inchieste), poi l'elezione del presidente. «Basta con i tribunali, torniamo al calcio», promette alla vigilia del voto Raffaele Pagnozzi che rigetta poi le critiche di quanti lo ritengono espressione della vecchia classe dirigente: «Dei tre candidati», taglia corto, «io sono sicuramente il più nuovo in quell'ambiente». Per l'outsider Paolo Marcheschi «le società di Lega Pro sono una ricchezza per i territori che non va dispersa. Quello a cui punto», osserva il subcommissario uscente, «è rendere autonoma la LegaPro, attraverso un progetto che riesca a trovare sostegno ben oltre i diritti tv». Gabriele Gravina ha invece condensato in 144 pagine le sue «Idee per il cambiamento», un programma, spiega, «completo e non utopico». «Bisogna abbandonare la stagione dell'ipocrisia. Basta con quelli che io chiamo “pozzangheristi”», attacca Gravina.

