Gravina presidente, assalto al Palazzo

23 Dicembre 2015

Sconfitto il fronte Lotito, via alle grandi manovre per la Figc

E ora – se le parole saranno seguite dai fatti – il Palazzo del calcio italiano potrebbe iniziare a tremare. Sì, perché l’elezione di Gabriele Gravina presidente della Lega Pro potrebbe diventare strategica in vista del rinnovo dei vertici della Figc in programma l’anno prossimo. L’ex presidente del Castel di Sangro dei miracoli, infatti, negli ultimi anni ha portato avanti una battaglia, anche con le carte bollate, contro Macalli – l’ex numero uno della Lega Pro costretto a lasciare dopo 17 anni – sostenuto da Claudio Lotito, il grande manovratore in seno alla federazione. E anche negli ultimi giorni il presidente della Lazio, nonché consigliere federale, si è speso contro Gravina. E ha perso nettamente. A maggioranza, infatti, ieri, è stato eletto presidente della Lega Pro l’imprenditore originario di Castellaneta – il paese di Rodolfo Valentino, in provincia di Taranto – ma abruzzese d’adozione (vive a Sulmona dopo essere stato per anni a Castel di Sangro). E la Lega Pro conta il 17% dei voti in vista del rinnovo della governance della Figc, previsto nel 2016. Con qualche buon alleato potrebbe iniziare le manovre per spodestare Tavecchio. Tanto per rendere l’idea, nell’agosto 2014, Macalli, allora a capo della terza serie calcistica, è stato uno dei grandi elettori di Tavecchio. Ora quel 17% gli ha voltato le spalle.

Il personaggio. Gabriele Gravina, classe 1953, laureato in giurisprudenza, è noto per essere stato il presidente del Castel di Sangro dei miracoli promosso in serie B nel 1996. Dal 1992 è consigliere federale e per anni è stato anche capodelegazione dell’Under 21, un incarico ceduto dopo le finali europee del giugno scorso in Repubblica Ceca. È anche docente del corso di laurea specialistica in Management dello Sport e delle Imprese Sportive presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’università di Teramo e parallelamente ha intrapreso un percorso nell’ambiente delle banche diventando membro del consiglio di amministrazione della Carispaq prima e della Banca di Credito Cooperativo di Roma poi.

Come è andata. La Lega Pro, dopo un periodo di commissariamento guidato da Tommaso Miele, ha un nuovo padrone, Gabriele Gravina per l’appunto, che negli ultimi anni ha concentrato attorno alla sua persone il fronte anti-Macalli. Era arrivato a coagulare circa 40 società, una quota erosa negli ultimi mesi visto che sono scesi in campo altri due candidati: Paolo Marcheschi e Lello Pagnozzi. Quest’ultimo sostenuto da Lotito.

Nella prima votazione, ieri, a Firenze, Gravina ha ottenuto 25 voti (15 Pagnozzi e 13 Marcheschi). Ha sfiorato l’impresa di essere eletto alla prima votazione quando era necessario ottenere 28 preferenze sulle 54 società che componevano l’assemblea. Nella seconda, invece, è stato un trionfo con 31 voti per Gravina contro i 13 di Lello Pagnozzi e i 7 di Paolo Marcheschi. Una prova di forza bella e buona. Il motto di Gravina negli ultimi giorni è stato il seguente: «Parlo con tutti, ma non tratto con Lotito». Parole che rendono l’idea del livello di animosità dello scontro in corso. Dei tre ha vinto la persona che conosce meglio di tutti la Lega Pro e le sue problematiche. Marcheschi – presentato come il candidato benedetto da Matteo Renzi – ci si è avvicinato negli ultimi mesi in qualità di sub commissario di Tommaso Miele, mentre Lello Pagnozzi, ex segretario del Coni, è un uomo di Palazzo che ha rivestito diversi incarichi. La Lega Pro è una categoria al collasso sul piano economico, ci sarà bisogno di un forte piano di rilancio per evitare il precipizio.

Le abruzzesi. L’Aquila ha sostenuto Gabriele Gravina, è stata al suo fianco in questi anni quando ha combattuto Macalli. Il Teramo, invece, almeno alla prima votazione, no. Anche Luciano Campitelli era al fianco di Gravina, ma a febbraio è passato con Macalli nel corso di una delle votazioni per il bilancio contestato. I rapporti si sono raffreddati tra i due. Gravina nei suoi conteggi non ha fatto affidamento sul voto del Teramo e Campitelli fino a lunedì sera ha ribadito che avrebbe dato la preferenza a Pagnozzi. Tra l’altro, Campitelli, essendo squalificato per tre anni per illecito sportivo, non è andato a Firenze, al suo posto ha votato Giuseppe D’Aniello, amministratore della società.

@roccocoletti1

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