Calcio

Gravina: «Vivo da recluso, ma non mi sento indegno. La Nazionale? Non interessa a nessuno»

13 Aprile 2026

Il presidente uscente della Federcalcio parla per la prima volta dopo l’eliminazione degli Azzurri dai mondiali

«Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio. Abodi? Non voglio fare nomi. Ognuno si qualifica per quello che è e per quello che sente. Toccherà ad altri dare un giudizio». Scegli di rompere il silenzio il presidente dimissionario della Figc, Gabriele Gravina, in una lunga intervista al Corriere della Sera, a firma di Alessandro Bocci e Daniele Dallera. Un’ora per attraversare più di sette anni al vertice della Figc. Gravina, il cui legame con l’Abruzzo è sempre stato molto forte (soprattutto a Castel di Sangro), non si fa sconti e non ne fa, raccontando per la prima volta dopo la maledetta notte di Zenica come e perché il calcio italiano è precipitato all’inferno. «Mi assumo le mie responsabilità» evidenzia al Corsera «non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Ma non è tutto qui. Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione. Io che ho assaporato la polvere dei campi di Terza categoria e vissuto nel salotto buono, ho conosciuto persone meravigliose e ricevuto grandi delusioni. Una lezione di vita che custodirò gelosamente».

In vista del prossimo Consiglio federale assicura che non sceglierà il suo erede: «Non sarò il regista del futuro e non tirerò la volata a nessuno».

Gravina chiarisce il concetto di «dilettanti» riferito agli altri sport e usato nel dopo partita della Bosnia. Dichiarazioni che hanno fatto esplodere un vespaio di polemiche, che sono andate ad aggiungersi a quelle per la clamorosa eliminazione. L’Italia, va ricordato, non parteciperà a un Mondiale per la terza volta consecutiva. «Mi spiace per come le mie parole siano state interpretate in Italia. Sicuramente andavano argomentate meglio: volevo sottolineare che il professionismo deve sottostare a regolamentazioni nazionali e internazionali. Di certo non era mia intenzione mettere in dubbio, né svilire, l’impegno e la professionalità degli atleti di altre discipline».

Quindi uno sguardo a quello che potrebbe cambiare e che finora, neanche con lui al vertice, è cambiato. «Lo sapete che adoro il modello tedesco. Loro sono ripartiti da zero nel vero senso della parola, tutti uniti e con lo stesso obiettivo» afferma ancora l’ex patron del Castel di Sangro dei miracoli. «E adesso stanno cominciando a vederne i frutti. È una visione lungimirante che da noi non esiste» accusa ancora «da noi si può tentare solo con un sistema di incentivi per i vivai italiani. Uno su tutti potrebbe essere il credito d’imposta, ma il governo non ha mai voluto riconoscerlo».

E aggiunge: «In Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali».

Un giudizio sull’Italia dopo l’eliminazione. «Gattuso che ct è stato? Un allenatore preparato e una persona meravigliosa. Nonostante i pochi allenamenti a disposizione, è riuscito a dare un’anima alla squadra. Non è bastato e il primo a essere dispiaciuto è stato proprio lui».

E alla domanda se i giocatori abbiano dato tutto, Gravina replica così: «Noi sulla carta siamo più forti dell’Irlanda del Nord e della Bosnia. Ho vissuto quei giorni con la squadra e i ragazzi mi hanno promesso che avrebbero dato il massimo: e così è stato. Qualcuno era acciaccato, qualche altro era arrivato al top della forma, ma non ha reso secondo le aspettative».

Adesso quale sarà il futuro di Gravina? «Continuerò in Uefa. La mia esperienza resta a disposizione, ma non sarò mai un ex presidente ingombrante».

E alla domanda se i risultati della Nazionale determinano le crisi politiche ha replicato così: «No e l’ho detto in più di un’occasione. La Federazione promuove il gioco del calcio con un grande impatto sulla società civile. Pensiamo agli oltre 800 mila minorenni impegnati, ai progetti con le scuole, ai programmi sull’inclusione e sulla sostenibilità sociale e ambientale. Per non parlare dei risultati positivi delle Nazionali giovanili e di quelli delle azzurre. Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più…». (u.c.)