Grinta e cuore, Roseto saluta a testa alta

Amoroso e Ruggiero i senatori di un gruppo giovane e di talento. Serafini: «Abbiamo perso la finale, ma siamo stati eroici»
ROSETO. Il giorno dopo, l’analisi più corretta della sconfitta in finale contro Nardò, è arrivata dalle parole di Alberto Serafini, giocatore della Liofilchem Roseto che pur essendo fuori dai giochi per una frattura al piede, era lo stesso a fianco dei suoi compagni in gara 5 a Nardò: «Le partite si perdono, accettiamo il verdetto ma questa non è stata una sconfitta. Coi miei compagni siamo stati eroici, nessuno all’inizio ci dava per favoriti, ma siamo arrivati lo stesso fino in finale». Si chiude così l’incredibile stagione della Liofilchem Roseto, iniziata ad agosto dell’anno scorso grazie al Consorzio Le Quote. È stata una ripartenza da zero, con una squadra competitiva allestita su esperienza e gioventù: obiettivo l’A2 in un triennio. Firmati subito giocatori abruzzesi, segno della voglia di legarsi al territorio: il lungo Serafini da Silvi, il play rosetano Edoardo Di Emidio e l’under Simone Sebastianelli dalle giovanili rosetane. Poi i rinforzi dall’A2: l’ala Jacopo Lucarelli da Capo d’Orlando, e poi da Rieti il bomber Andrea Pastore e il lungo under Aleksa Nikolic. I primi due per innalzare il tasso tecnico, Nikolic intuizione vincente di Trullo. Roseto punta poi su due nomi che sanno di passione e rosetanità: tornano Antonio Ruggiero e Valerio Amoroso, oggi quarantenni, ma in realtà gli stessi ragazzi che arrivarono sbarbati nel 97/98: Ruggiero tra l’altro a Roseto ci vive, ed è nominato capitano. Sono due colpi buoni per vincere, ma pure per la campagna abbonamenti. Ma lì il problema: torna la pandemia e si ferma tutto. La Lnp parla chiaro: senza pubblico non si gioca. Ma dopo un mese arriva il dietrofront: si parte a metà novembre a porte chiuse, con Roseto che comincia bene restando stabilmente ai primi posti della classifica, mentre il Covid purtroppo colpisce a rotazione quasi tutte le squadre, Roseto compresa.
A fine febbraio il momento chiave della stagione: dopo tre sconfitte consecutive (la prima a Fabriano, poi due di fila in casa con Ancona e Giulianova), c’è un momento di tensione nel gruppo squadra cui Amoroso dà voce, con il presidente Ciafardoni a scegliere saggiamente la via del dialogo. La scelta dà i suoi frutti e Roseto grazie ad un nuovo patto tra tecnico e giocatori riparte come una furia, centrando il quarto posto che apre la porta ai play off. Lì l’esperienza dei giocatori si fa sentire ed il gioco sale di livello: la squadra capisce che bisogna provarci, ma solo se non sprecheranno inutili energie vista la rotazione corta. Bravi i giovanissimi Luca Cocciaretto ed Andrea Pedicone a farsi trovar pronti ad ogni chiamata del coach. La risposta sul campo è quanto di meglio si potesse sperare: due secchi 3-0 contro Cassino e contro Rieti, sulla carta la più forte delle 64 di B sempre senza avere il fattore campo a favore, sono una dichiarazione di guerra. Si arriva così alle finali play off contro Nardò, anche stavolta senza fattore campo: due gare in Puglia, la prima da dimenticare, la seconda sfuggita per un canestro e poi due gare al PalaMaggetti entrambe vinte d’autorità. Poi la finalissima, persa in Puglia. Il resto è una storia fatta di sudore e lacrime. La squadra non ce l’ha fatta, ma il cuore di Roseto continua a battere per il basket.
Marco Rapone

