Hamilton suona la sesta sinfonia

L’inglese della Mercedes conquista ad Austin il titolo mondiale: soltanto Schumacher meglio di lui
AUSTIN (USA). Dal primato di Fangio già alle spalle a quello dei sette titoli di Michael Schumacher ormai vicinissimo. Lewis Hamilton arriva secondo al Gran Premio di Austin, dietro al compagno di squadra Valtteri Bottas, ma è sufficiente per conquistare il mondiale piloti. Dopo essere entrato nel club dei più grandi piloti (da Fangio a Prost, passando per Lauda e Senna), il primo pilota di colore del Circus è diventato il secondo driver di sempre per numero di titoli, dietro solo all'idolo dei ferraristi. Il quinto titolo mondiale vinto nelle ultime sei stagioni, il sesto della carriera, lo consacra definitivamente nell'Olimpo della regina della velocità.
«È travolgente, è stata una gara difficile», sono state le prime parole di Hamilton, «volevo solo rimontare, sono molto emozionato. È un onore per me essere qui ed essere paragonato a grandi piloti. Mi sarei potuto rilassare, mio padre però mi ha insegnato a non mollare mai. Quanti titoli posso vincere? Mi sento fresco e pronto per affrontare la prossima gara».
Il pilota più “cool” del circus - ha conservato la Mercedes sul gradino più alto, costringendo i team avversari più ambiziosi - dalla Ferrari alla Red Bull - ad un'altra annata di cocenti delusioni, se si esclude la seconda parte della stagione in cui la Rossa ha rialzato la testa grazie all'intraprendenza di Charles Leclerc trionfatore a Spa e a Monza di fronte al popolo della scuderia di Maranello. A 34 anni Hamilton, origini anglo-caraibiche, ha ormai superato tutte le insicurezze che, come egli stesso ha raccontato, avevano seguito la vittoria del primo titolo, nel 2008, al volante della McLaren. Talento innato, con l'esperienza ha affinato le qualità che ne hanno fatto il campione solido e determinato che è oggi: stile di guida aggressivo, ma non sconsiderato, tenacia ed abilità nei sorpassi, velocità fin dai primi turni delle qualifiche. Tredici stagioni ad alto livello - non è mai sceso più giù del quinto posto nella classifica piloti - gli hanno insegnato a lasciarsi scivolare addosso la pressione che circonda la prima guida di un team di Formula 1, specie se quello della Mercedes, marchio che rappresenta dal 2013. Quando indossa il casco ed abbassa la visiera chiude fuori il personaggio un po’ rockstar, a volte all'apparenza quasi leggero per quella passione per i social che lo porta ad aggiornare praticamente in tempo reale i suoi profili social. Quest'anno, in particolare, si è fatto notare per la sua attenzione alla salvaguardia dell'ambiente e alla difesa a spada tratta della dieta vegana. L'estinzione umana è «sempre più probabile perché abusiamo delle nostre risorse», recitava un passaggio apocalittico di un post del campione. Niente di nuovo ai tempi della «Greta Generation», ma Hamilton come la stessa giovane svedese Thunberg sui social è stato attaccato pesantemente con l'accusa di predicare bene e razzolare male. Tanti i flirt attribuitigli dopo la fine della storia con la fidanzata “storica”, la cantante Nicole Scherzinger. Ma i suoi veri “amori” sono Coco e Roscoe, due bulldog inglesi, inseparabili compagni e star del web al punto da avere un account personale su Instagram con oltre 140 mila follower. Oltre alla svolta vegana e all'impegno per la difesa dell'ambiente, Hamilton si è assunto anche il ruolo di ambasciatore dell'Unicef a sostegno dei minori colpiti dalla malnutrizione. Tra le sue tante sfaccettature, nel 2017 Hamilton non fece mancare il sostegno alla protesta anti-Trump degli sportivi statunitensi.
Vincenzo Piegari

