Hindley, trionfo con dedica «Dico grazie all’Abruzzo»

30 Maggio 2022

L’australiano nel 2015 con l’Aran di Di Giuseppe: «Per me è come un padre»

VERONA. L’Arena di Verona ha applaudito e salutato il trionfatore del Giro d’Italia 2022. Jai Hindley si è difeso bene nella crono finale vinta dal campione italiano Sobrero e ha alzato al cielo il trofeo senza fine. E per “l’australiano d’Abruzzo” è una gioia infinita perché il sogno di una carriera si è realizzato dopo tre settimane vissute da assoluto protagonista. E festeggia anche l’Abruzzo che nel 2015 lo ha accolto grazie all’intuizione di Umberto Di Giuseppe che lo portò all’Aran. Hindley non ha mai dimenticato. «Voglio ringraziare tutti gli abruzzesi per avermi aperto le porte che mi hanno portato fino qui. Lo ricorderò per sempre. E Umbertone per me è come un padre». Sul podio anche Richerd Carapaz e Mikel Landa. A dire il vero il Giro si era già chiuso sabato sulla Marmolada con lo splendido attacco sul tratto duro dell’ascesa finale e la crono di ieri è stata una passerella trionfale. Forse un po’ indigesta per i tantissimi tifosi arrivati dall’Equador per Carapaz, di sicuro indimenticabile per Jai Hindley che ha vissuto il giorno più bello della sua vi-ta sportiva.
E’ stato un giro caratterizzato sempre dalle fughe, sul Blockhaus l’unico scontro frontale tra big per la vittoria di tappa e nella regione che lo ha cresciuto non poteva che trionfare Hindley. E’ stato il giro dei tanti ritiri. Da Lopez a Doumulin, da Bardet a Yates, da Girmay ad Almeida: quanti protagonisti hanno dovuto abbandonare la corsa, ma è stato anche l’ultimo giro di un applauditissimo Vincenzo Nibali che ha chiuso al quarto posto nella generale e non ha mai smesso di regalare emozioni. E’ stato il Giro di una stella chiamata Mathieu Van Der Poel che ha vestito la prima maglia rosa in Ungheria e ha impreziosito una corsa forse troppo snobbata da tanti big del ciclismo.
L’Abruzzo. Detto di Hindley che ha colorato di rosa la nostra regione, Giulio Ciccone ha regalato la perla di Cogne e ha sfiorato il bis sabato sulla Marmolada. Ma non è stato un Giro entusiasmante per il talento di Brecciarola perché gli obiettivi erano altri rispetto al successo di tappa. Ciccone ha il volto affaticato dopo la crono, ma analizza con lucidità il suo giro. «Mi dò un 7 in pagella perché ho vinto una bella tappa a Cogne e sono andato vicino al bis nel tappone della Marmolada, ma non mi nascondo e le speranze dell’inizio erano altre. Già nella prima settimana sono uscito di classifica e con la preparazione a singhiozzo poteva essere messo in conto. I miei prossimi obiettivi? Vorrei vincere una tappa al Tour per bissare quella del Giro. La maglia a pois? Non è una priorità». Ciccone torna anche sulla tanto dibattuta questione. E’ un corridore da corse a tappe? «Io riproverò il prossimo anno a fare classifica. Posso riuscirci bene a patto che la sfortuna mi lasci stare e riesca a fare una preparazione completa». Ciccone sale in ammiraglia e lascia un’arena di Verona che nel 2019 lo aveva applaudito in maglia azzurra con qualche rammarico. Di tutt’altro umore Jai Hindley. Sul palco sale con il trofeo senza fine e poi con Richard Carapaz e Mikel Landa. La chiave della sua vittoria? Aver trovato la migliore condizione nell’ultima settimana perché sul Blockhaus, anche se ha trionfato, ha fatto fatica a tenere il passo dei migliori. Sulla Marmolada, invece, è stato devastante. E i tempi di ascesa degli ultimi 5 chilometri sono stati incredibili: come Pantani nel 1998. E un altro dettaglio fondamentale per il suo successo è stato il disegno del percorso. Con pochi chilometri a cronometro era un’occasione da non fallire.
Quell’occasione che voleva cogliere anche Giulio Ciccone, ma il Blockhaus ha respinto i sogni dell’abruzzese che tornano nel cassetto pronti per essere riassaporati il prossimo anno. Sipario sul Giro e tanti applausi per Jai Hindley. L’Abruzzo ringrazia e si colora un po’ di rosa.
Enrico Giancarli