I club battono cassa con Fifa e Uefa

5 Luglio 2016

Già per il prossimo Mondiale 170 milioni di indennizzo, ma vogliono di più

Nel testamento di Antonio Conte c’è anche un’ideale lettera alla Fifa. A quella che sarà la nuova Fifa di Gianni Infantino, con Zvonimir Boban nelle vesti di braccio destro. Il messaggio è breve: date più spazio alle nazionali. Possibile che tornando dall’altra parte della barricata, dove si proteggeva quando era il tecnico della Juventus, là ci sono tutti i top club del Vecchio Continente, perciò anche il “suo” Chelsea, Conte ritorni a gradire poco le convocazioni delle rappresentative nazionali, ma è chiaro che gran parte del successo futuro di manifestazioni come gli Europei e i Mondiali saranno legate alla capacità della Fifa di lavorare sulle famose “finestre”, i periodi durante i quali le singole federazioni possono convocare i giocatori di club per partite ufficiali, amichevoli e stage.

Perciò la prima mossa sarà essenzialmente economica, un tasto gradito a chi ha i campioni sotto contratto. Per le prossime due edizioni del Mondiale – quella del 2018 in Russia e quella del 2022 in Qatar – la Fifa ha stabilito che i club si divideranno un premio di circa 170 milioni di euro come indennizzo (il “monte” è di 142 milioni do sterline e ha risentito nelle ultime settimane dell’effetto Brexit). Una cifra che quasi triplica quella che la vecchia e “unta” macchina di Sepp Blatter aveva riservato alle società per Brasile 2014 che pagato questa sorta di leasing 70 milioni.

L’idea di un indennizzo per la Coppa del mondo è recente, risale al 2010, quando il torneo si giocò in Sudafrica e molti top club che continuavano a lamentarsi per gli “strapazzi” dei propri giocatori. Sono le finestre l’oggetto del contendere. Tanto che qualcuno vorrebbe accorparle, concedere un mese all’anno alle nazionali, per le qualificazioni mondiali e quelle europee, monetizzando pure quelle. D’altra parte il giro d’affari di Euro2016 sfonderà il muro dei due miliardi, considerando i diritti tv (1.200 milioni), le sponsorizzazioni (400) e gli incassi al botteghino (500) per partite che hanno riempito gli stadi francesi al 90 per cento. Insomma, anche l’Uefa dovrà aprire i cordoni della borsa. Ma quale Uefa? Ángel María Villa è solo un presidente “supplente” del vecchio (e destituito) re Michel Platini, colui che ha voluto, tra l’altro la Nations League, il torneo che sostituirà di fatto tutte le amichevoli e che partirà nel 2018.

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