I medici gelano il calcio: «Non ripartite»

14 Aprile 2020

L’epidemiologo Rezza: «Non sono favorevole alla ripresa del campionato». Cairo è d’accordo, Lazio su tutte le furie

ROMA . «Mi manchi, amore». Il bacio al pallone postato da Dries Mertens racconta in modo esplicito come il sentimento prevalente nei calciatori coincida perfettamente con quello di ogni persona nel mondo: tornare alla propria normalità, che sia straordinaria o comune.
C’È CHI DICE NO. Ma sulle aspettative del calcio è arrivata ieri la doccia fredda degli esperti: «Se dovessi dare un parere tecnico alla ripartenza del calcio, non lo darei favorevole e credo che il Comitato tecnico scientifico sia d'accordo. Poi sarà la politica a decidere», ha detto nel quotidiano punto della Protezione Civile, Gianni Rezza, del comitato tecnico scientifico per l'epidemia coronavirus.
FASE 2 IN DUBBIO. Le parole arrivano mentre il calcio già pensa a cosa sarà anche oltre la Fase 2, dalla sospensione temporanea della Var, alle cinque sostituzioni e un campionato futuro che cominci a gennaio e coincida con l'anno solare, almeno per le prossime due stagioni. E sono in controtendenza rispetto all'ottimismo degli ultimi giorni, alimentato anche da ipotesi di piani di ripresa governativi, anche se non confermati, con il 31 maggio come data del ritorno in campo per partite a porte chiuse. «La priorità è la sicurezza, ma l'auspicio è di concludere la stagione, partendo con i test di controllo entro fine di questo mese», ha detto ieri Gravina.
I CLUB SI DIVIDONO. D'altra parte, le parole di Rezza riaccendono le divisioni anche all'interno del mondo del calcio: per lo stop completo sono presidenti come Cellino, alcuni giocatori come Rincon, per certi versi il numero 1 del sindacato calciatori Damiano Tommasi.
CAIRO FAVOREVOLE. «Ha ragione il professor Rezza», dice Urbano Cairo, presidente del Torino, «riprendere a giocare il campionato a fine maggio è impossibile. Ha parlato un uomo di scienza, e ha detto una cosa che io sostengo da tempo semplicemente perchè ho una certa dimestichezza con i numeri. Con la situazione attuale, non esiste pensare a giocare tra un mese e mezzo. Purtroppo. E sottolineo il purtroppo, visto che oltre al Torino ho la Gazzetta dello Sport e dunque avrei interesse a che si riprendesse, per motivi evidenti. Ricordo quando si diceva che Ceferin non voleva rinviare l'Europeo, il Cio le Olimpiadi. Poi come birilli, gli eventi sportivi sono caduti a uno a uno. Questa pandemia è più forte di qualsiasi volontà singola».
LAZIO CONTRARIA. Sull'altro versante De Laurentiis che negli auguri di Pasqua ai tifosi del Napoli ha assicurato: «Lavoro per una ripresa sicura e veloce». Le parole di Rezza, precedute da una battuta («da romanista manderei tutto a monte») che hanno provocato la reazione del portavoce Lazio, Diaconale («battuta infelice: gli scienziati non facciano i tifosi, si occupino dei vaccini») hanno sorpreso in negativo i pro ripartenza che annoverano in testa Gravina - che nei giorni scorsi ha tenuto i contatti col Governo, ricevendo segnali ritenuti incoraggianti - e poi vertici della Lega di A, Agnelli come presidente Eca, presidenti di A come De Laurentiis e Lotito, più diversi giocatori: il rischio crac se non si gioca (700 milioni la perdita prevista) equipara il calcio a qualsiasi altro comparto produttivo per il quale in queste ore il governo sta valutando caso per caso se e quando ripartire. Anche per questo si contava sulla finestra di fine aprile per i primi test sui calciatori e la sanificazione degli impianti. La voglia e la fiducia di ricominciare, da parte del calcio, sono tali da aver fatto pensare oltre che ai protocolli di sicurezza anche al calcio che verrà. Mercoledì la Figc riunirà di nuovo la commissione medica per stilare il protocollo della ripresa. Al momento i controlli sono previsti dal 4 maggio, e la settimana appena dovrebbe essere decisiva, nelle intenzioni di chi punta a ricominciare. Il calendario dovrebbe spingersi a metà luglio per il campionato e fine mese per la Coppa Italia.
L’OMS METTE IN GUARDIA. Ieri, nella tarda serata, però è arrivata un’altra doccia fredda. «C'è un punto fondamentale che è la messa in sicurezza dei calciatori e di tutte quelle persone che ruotano attorno al mondo del pallone. Ci sono delle indicazioni che stiamo dando per provare a riprendere». Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), su La7 ha detto la sua sulle possibilità di riprendere a giocare. «Se i giocatori vengono sottoposti a test continui sulla loro suscettibilità alla malattia e se vengono mantenuti i distanziamenti necessari, è un'ipotesi che si possa riprendere. Ma è difficile che vengano superate queste istanze».
Angerlo Caradonna