I PADRONI D’EUROPA
Nell’ultimo vertice a fine giugno c’era pure l’Italia, ma stasera in semifinale Francia e Germania saranno da sole. Ci hanno buttato fuori proprio i tedeschi, con i quali in Europa stiamo discutendo...
Nell’ultimo vertice a fine giugno c’era pure l’Italia, ma stasera in semifinale Francia e Germania saranno da sole. Ci hanno buttato fuori proprio i tedeschi, con i quali in Europa stiamo discutendo soprattutto di economia e di banche, trovando un alleato nei francesi; sull’immigrazione, invece, le posizioni sono capovolte: noi e i tedeschi non ci tiriamo indietro sull’accoglienza e spingiamo per un approccio comune, mentre Hollande ritira su le frontiere e ci lascia da soli a Ventimiglia. È dunque difficile, politicamente, fare il tifo per qualcuno: anche perché - le famose risatine di Merkel e Sarkozy su Berlusconi ne sono la foto simbolo - Parigi e Berlino ci hanno visto spesso come un terzo incomodo in un matrimonio (certo più di convenienza che di amore) nato per guidare l’Unione europea nei prossimi decenni.
Per un periodo, a metà degli anni Novanta, si parlò addirittura di Framania, un progetto politico comune per andare oltre Maastricht: 140 milioni di abitanti, un Pil pari quasi alla metà di quello americano, infrastrutture a volontà, una potenza militare da non sottovalutare. Andò avanti fino all’epoca socialista di Jospin e Schroeder, poi arrivò la Merkel e la Germania capì che forse l’Europa poteva essere sua anche senza chiedere il permesso a Parigi. Oggi si replica, su un campo di calcio: chi vince va in finale contro l’anello debole della catena. E l’Italia questa volta può soltanto stare a guardare.
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