I PROBLEMI RESTANO, QUALIFICAZIONE O MENO
Oltre alla qualificazione a Russia 2018, stasera, c’è in palio la credibilità del calcio italiano. Quel briciolo che ne resta tra scandali, liti e debiti. Ci sono in palio tanti milioni di euro...
Oltre alla qualificazione a Russia 2018, stasera, c’è in palio la credibilità del calcio italiano. Quel briciolo che ne resta tra scandali, liti e debiti. Ci sono in palio tanti milioni di euro - almeno 70 ma la cifra può arrivare fino a 100 – e soprattutto il futuro della governance della Figc. Fallire la qualificazione alla fase finale dei Mondiali aprirebbe scenari devastanti a livello federale. E per cambiare il corso del calcio italiano e ripartire da zero potrebbe non essere una catastrofe. Ma il sistema non può restare appeso a una partita. Il giudizio non può essere modificato da un ciuffo d’erba, una deviazione o un palo.
La realtà è che il calcio italiano riflette i problemi e le contraddizioni del Paese. Lega di serie A e B commissariate. Il governo della Figc frutto di compromessi al ribasso che non agevolano i progetti di sviluppo. E così via. Tavecchio è rimasto spiazzato dall’addio di Conte nell’inverno del 2016 ed è stato costretto a scegliere quel che passava il convento, ovvero Ventura a fine ciclo al Torino. Un azzardo visti i suoi 68 anni, all’epoca, vissuti senza squilli di tromba a livello internazionale. E poi Ventura è stato sovrastato dal peso delle responsabilità ed è andato in confusione così come dimostrato dagli eventi degli ultimi mesi. Comunque vada a finire Italia-Svezia, qualificazione al Mondiale o meno, il problema resta e riguarda il calcio italiano. Il risultato di questa sera può acuire o ammorbidire le conseguenze, ma la realtà è questa: il calcio del Belpaese ha bisogno di essere rifondato. A forza di mettere la polvere sotto al tappeto si rischia di perdere di vista la realtà. E sbaglia chi crede di risolvere i mali (solo) con la realizzazione di nuovi stadi. Per carità, servono, ma solo se inseriti in un progetto di sviluppo che oggi non c’è.
Oggi si vivacchia con la politica del compromesso. Tutti a tifare Italia, per carità, perché un’estate senza i Mondiali farebbe male anche all’economia visto che attorno alla Nazionale c’è un indotto che ha bisogno di lavorare.
Ma bisogna pur prendere atto dei nostri limiti. Bisogna pur capire che quelli che noi celebriamo come campioni in serie A a livello internazionale fanno fatica a “strusciarla”. Bisogna pur capire che il nostro calcio è rimasto indietro, mentre gli altri corrono. In campo e fuori. Indipendentemente da come finisce Italia-Svezia.

