I rinforzi di gennaio? Finora una delusione

Da Odgaard a Sorensen, passando per Machìn: chi non è pronto e chi stenta a calarsi nella nuova realtà
PESCARA. Tutti, o quasi, contenti e soddisfatti del mercato di gennaio. «Di più la società non poteva fare», il commento più diffuso, ma non unanime all’epoca. Nove volti nuovi tesserati durante il mercato di invernale, di riparazione per una squadra come il Pescara stabilmente in fondo alla classifica. In una sola occasione (dopo il successo di Reggio Emilia) salva con cinque rivali alle spalle. Dopo la chiusura del mercato quattro partite e due punti per i biancazzurri. Quanto hanno inciso i nuovi? Senza voler gettare la croce addosso a nessuno, va rimarcato come il loro apporto sia davvero deludente. Tre non sono mai scesi in campo: Basit (dal Benevento) nella migliore delle occasioni è andato in panchina, Volta (sempre dal Benevento) – si sapeva – sta finendo la convalescenza e Giannetti (dalla Salernitana) non ha fatto in tempo a scendere in campo perché si è fatto male in allenamento. Problemi muscolari. E finora non è mai stato disponibile. Quindi, la valutazione va circoscritta ai sei giocatori che prima Breda e ora Grassadonia hanno a disposizione. Il loro rendimento non è positivo. Al contrario. L’incidenza negativa è simboleggiata da Jens Odgaard (dal Lugano) che venerdì ha fallito la più ghiotta delle palle gol a Frosinone in una partita conclusa 0-0. Qualche lampo a Verona, contro il Chievo. Poi, anziché miglioramenti il 24enne danese ha compiuto passi indietro nel rendimento. Fino al disastro dello Stirpe. Ingiustificabile.
Il connazionale Sorensen (svincolato) tra infortuni ed errori finora non può essere considerato un rinforzo. Lo stesso dicasi per Rigoni (dal Monza) a centrocampo. Fino ad arrivare a Machìn (dal Monza), un caso vero a proprio. A tal punto che è sceso in campo il ds Antonio Bocchetti: «Non ha capito la situazione in cui ci troviamo», ha detto venerdì notte dopo che il guineano è partito dalla panchina e nello spezzone di gara giocato ha mostrato il solito atteggiamento che fa a pugni con l’ultimo posto in classifica.
Machìn gioca in punta di fioretto, gli altri con la sciabola. Parlano un linguaggio diverso in mezzo al campo, quello sbagliato è del centrocampista offensivo tornato per la seconda volta a Pescara. Di certo, il suo rientro in biancazzurro non ha rinforzato i valori della squadra. Dessena (dal Brescia) non sembra ancora inserito nel contesto, si tiene a galla grazie all’esperienza, ma è lecito attendersi di più. Resta Tabanelli (dal Frosinone) che lascia intravedere a tratti il centrocampista di spessore che è stato fino a un paio di anni fa. La gran parte dei nove volti nuovi ha un comune denominatore: il fatto di aver giocato poco prima di arrivare a Pescara. Pochissimo in alcuni casi. Questo significa che non essendo sorretti da una buona condizione atletica non riescono a sprigionare le proprie qualità. Hanno bisogno di tempo per essere pronti, al pari con gli altri, ma nel frattempo si gioca e la situazione di chi era alla disperata caccia di rinforzi peggiora. E così sono i “vecchi” a tirare la carretta, aspettando che i rinforzi entrino in condizione. Un paio di casi tanto per rendere l’idea: a gennaio Scognamiglio sembrava sul punto di partire, ora è il difensore più affidabile; nello stesso periodo Busellato era sul punto di partire, venerdì sera è stato il migliore in campo. Tutto sbagliato? Certo che no, la speranza è che i rinforzi di gennaio diventino tali a partire dalle prossime gare. Serve pazienza e, soprattutto, tanto lavoro durante la settimana. Prima vecchi e nuovi si fonderanno, trovandosi allo stesso della piano di condizione atletica, e più sarà facile scalare qualche posizione in classifica.
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