Iaconi: Pillon ha meritato la conferma Zeman? Su Benali valutazione errata

2 Luglio 2018

PESCARA. Due giorni fa ha rivissuto l’emozione di guidare la squadra biancazzurra. Ivo Iaconi non poteva mancare alla partita di beneficenza per il progetto Noemi e in memoria degli ultrà Bubù e Edo....

PESCARA. Due giorni fa ha rivissuto l’emozione di guidare la squadra biancazzurra. Ivo Iaconi non poteva mancare alla partita di beneficenza per il progetto Noemi e in memoria degli ultrà Bubù e Edo. Allo stadio Valle Anzuca di Francavilla, in campo c’era il Pescara 2002-03, quello allenato dal tecnico giuliese che conquistò la promozione in B. In panchina, accanto a Ivo, il fratello Andrea, l’ex ds del Delfino, l’ex vicepresidente Antonio Oliveri e Pierfrancesco Visci, segretario sportivo dell’Inter che mosse i primi passi da dirigente proprio nel Pescara.
Eppure, poco più di tre mesi fa, Ivo Iaconi ha sfiorato davvero il ritorno sulla panchina biancazzurra. La società lo ha contattato per affidargli la squadra e lui aveva dato la disponibilità. Poi la scelta è caduta su Bepi Pillon. «In realtà potevo tornare a Pescara almeno in altre tre circostanze. Evidentemente c’è qualcuno che non mi vuole. Va bene, non ne faccio un dramma, nella vita non si può piacere a tutti».
Alla fine il Delfino è riuscito a centrare il traguardo della salvezza e il presidente Daniele Sebastiani ha deciso di prolungare il contratto dell’allenatore veneto. «Pillon ha meritato la conferma. Ha ottenuto il risultato per il quale era stato chiamato e continuare con lui mi sembra la scelta più logica. Lo conosco bene, è un tecnico preparato e una bravissima persona. È arrivato in un momento delicato e ha messo le cose a posto. Comunque sia, non doveva dimostrare nulla, per Pillon parla la lunga carriera. La sua esperienza potrà essere utilissima per disputare un buon campionato dopo un torneo deludente».
Gli obiettivi erano diversi. I tifosi si aspettavano un cammino esaltante, vista la presenza di Zdenek Zeman. «Quando le cose non vanno la colpa è di tutti, anche se poi paga sempre l’allenatore. Il boemo avrà sbagliato qualcosa, ad esempio la valutazione su Benali. Lo dico perché ho allenato Ahmad e, a mio avviso, è un grandissimo centrocampista per la serie B. Ma anche i giocatori e la società hanno commesso errori. Forse la squadra non aveva le caratteristiche adatte al 4-3-3 e la rosa era troppo ampia».
Iaconi non condivide il modo di operare dei club italiani. «Negli ultimi anni le valutazioni tecniche sui calciatori sono diventate superficiali. Prevale l’aspetto economico e finanziario, come peraltro accade anche in altri campi e non solo nel calcio. Ma così la costruzione degli organici ne risente e i compiti degli allenatori diventano sempre più gravosi. Così il livello dei campionati s’impoverisce. Per non parlare dei tecnici che ottengono risultati e l’anno dopo restano a casa, mentre altri che vanno male trovano puntualmente una nuova sistemazione». (g.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.