Iannascoli-Sebastiani, altri 15 giorni di attesa

Il tribunale delle imprese dell’Aquila prende tempo per decidere sulla querelle societaria
PESCARA. Bisognerà attendere ancora una quindicina di giorni per conoscere la decisione del tribunale delle imprese dell'Aquila sui presunti falsi in bilancio della Delfino Pescara 1936. L'udienza di ieri doveva essere quella decisiva, ma i giudici si sono presi ancora del tempo. Nel corso della precedente udienza, il tribunale aveva chiesto all'ispettore che di fare un’ulteriore verifica relativamente all'esistenza o meno, al 30 giugno 2017, di quelle irregolarità rilevate. Una sorta di sanatoria che non può certo sanare un eventuale falso in bilancio. Sta di fatto che ieri c'è stata l'ennesima discussione su quest'ultima relazione dell'ispettore e, alla luce di quanto emerso, i giudici hanno deciso di riservarsi la decisione. Il procedimento nasce da un ricorso presentato dall'ex ad della società, Danilo Iannascoli, che aveva ottenuto dal tribunale del riesame la nomina dell'ispettore per verificare appunto la veridicità dei bilanci della società calcistica relativi alle annualità 2015/2016. Ricorso che aveva un obiettivo principale che era quello di ottenere l'avvicendamento del consiglio di amministrazione e la nomina di un commissario. E ora la decisione del tribunale dovrebbe essere proprio questa: nominare o meno un commissario al posto dell'attuale cda. Tutto sospeso fino a quando il tribunale delle imprese non emetterà la sua decisione. La relazione dell'ispettore aveva comunque già cristallizzato una serie di anomalie nei bilanci esaminati e fra queste un consistente incremento di oltre 4 milioni di euro della perdita di esercizio che passerebbe da 720 mila euro a 5 milioni di euro. «Sull'argomento riguardante l'illegittima permanenza in bilancio del credito di imposte anticipate», è riportato nella consulenza dell'ispettore, «se si dovessero esaminare congiuntamente i bilanci al 30 giugno 2015 e al 30 giugno 2016, andrebbe fatta una riflessione. Dal momento in cui tale posta risulta stralciata già per l'esercizio chiuso al 30 giugno 2015, nel successivo esercizio, non essendo più presente, si verificherebbe un effetto positivo cagionato dalla riduzione di tale posta che gli amministratori hanno operato in adeguamento alle aliquote fiscali e quindi pari a 427mila euro: in questa seconda ipotesi la perdita dell'esercizio chiuso al 30 giugno 2016 risulterebbe incrementata di 959mila euro, passando quindi a 1 milione e 680mila euro». (m.cir.)
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