IL BILANCIO»DOPO GLI OTTAVI

INVIATO A SAN PAOLO. Il caldo, il grande equilibrio, le rivelazioni. Tutto vero, per carità. Però prendi il tabellone in mano, guardi cosa sta accadendo in questo Mondiale e ti rendi conto che in...
INVIATO A SAN PAOLO. Il caldo, il grande equilibrio, le rivelazioni. Tutto vero, per carità. Però prendi il tabellone in mano, guardi cosa sta accadendo in questo Mondiale e ti rendi conto che in Brasile stanno uscendo fuori i reali valori del calcio.
Cinque teste di serie del sorteggio sono ai quarti, tutte le otto prime classificate del gironcino hanno adesso passato il turno: se si fa un’analisi concreta, l’unica sorpresa è la presenza del Costa Rica al posto della Spagna, per il resto si giocheranno il titolo le squadre più forti.
Brasile e argentina, occhio. Le due grandi favorite per la finale, hanno stentato e questo conferma che la forbice tra le grandi potenze mondiali e le altre squadre si è molto ridotta. Anche perché questo torneo ci ha spiegato che non bastano più le giocate del campione, serve una squadra che sappia sempre tenere il ritmo alto. Chi smette di correre è perduto. L’Italia ne sa qualcosa. Pur tra pericoli, trappole e debolezze, Brasile e Argentina restano le favorite per la finale, anche per un calendario che forse poteva cambiare le carte in tavola se Argentina e Germania fossero finite nel solito lato del tabellone. A meno che il Brasile non vada a sbattere contro i tedeschi, o ancor prima contro la Colombia, ipotesi da non trascurare se Neymar e compagnia dovessero giocare ancora come contro il Cile. Comunque ci attendono quattro partite da leccarsi i baffi. Sotto questo profilo, il Mondiale non sta tradendo le attese.
L’Europa che resiste. Quattro squadre europee ancora in corsa, una molto ambiziosa (Germania), due che sognano (Olanda e Francia), un outsider (Belgio). Poteva andare peggio. E se tutto fila liscio, porteremo anche due squadre in semifinale: una sicura visto che un quarto è Germania-Francia, un’altra molto probabile visto che l’Olanda è favorita sul Costa Rica. Da lì ad arrivare in finale il passo sarò però lungo, e sembra impossibile immaginare un bis del Mondiale in Sudafrica quando si giocarono la Coppa due europee ovvero Spagna e Olanda.
Rovinati dagli stranieri. C’è un’altra analisi da fare. Un tasto sul quale ha sempre premuto molto Cesare Prandelli il quale adesso, dati alla mano, potrà rivendicare le sue idee. Sono uscite subito le tre squadre che importano fiumi di stranieri nei loro campionati ovvero Spagna (percentuale non altissima, ma le big sono piene), Inghilterra e Italia: importano e spendono. Molto più della virtuosa Germania che in Bundesliga punta molto sui suoi campioni, meglio se giovani, evitando infornate di semi-sconosciuti provenienti da ogni parte del mondo come purtroppo abbiamo visto in Italia negli ultimi anni.
Un dato eloquente. Nella nostra serie A quest’anno su 582 giocatori presenti nelle rose, 307 erano stranieri. Dunque il 52,7%. In Olanda invece siamo fermi al 33,7%, giusto per fare un esempio. E per rinforzare il concetto, tra chi importa di più ci sono anche la Liga Sagres Portogallo (53%) e la Premier League Russia (47,7%): guarda caso le rispettive nazionali sono finite fuori subito. Dati sui quali bisogna riflettere.
Anche se di questi tempi chiedere riflessioni alla nostra Federcalcio è come voler trovare un pinguino a Copacabana.
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