Il bomber di Avezzano che volava con L’Aquila

«Accolto da 5mila fischi, ma dopo i miei gol stop ai cori anti-Marsica»
L’AQUILA. Un cuore biancoverde in maglia rossoblù. Davide Di Nicola è l’ex bomber avezzanese che ha fatto urlare di gioia L’Aquila del calcio. Era la stagione 2000-2001 dell’allora C1: 32 presenze e 19 reti. Da quasi sette anni Di Nicola fa l’agente di commercio in un’azienda dell’editoria elettronica. Ha smesso di giocare dodici anni fa a causa di un infortunio. A due giorni dalla sfida, Di Nicola racconta al Centro le ore che lo separano dalla partita, lui che all’Aquila fu accolto da 5mila fischi e andò via da principe del gol.
Domenica torna il derby L’Aquila-Avezzano dopo 22 anni: sarà allo stadio?
«Al 99% sì. Torna uno dei derby più belli d’Abruzzo, sarà emozionante proprio perché manca da troppo tempo».
Un marsicano all’Aquila. Che ricordi ha?
«Mi sembra ieri. Ricordo la presentazione di tutta la squadra in piazza Duomo. C’erano cinquemila tifosi e c’era anche la mia famiglia. Come avezzanese fui accolto da una selva di fischi e non fu piacevole, soprattutto per i miei. Un impatto non dei più belli. L’allenatore Paolo Stringara mi volle a tutti i costi. Ed ebbe ragione».
Le bastarono poche partite per far ricredere il popolo rossoblù.
«Non più di cinque gare. Avevo già fatto nove gol ed ero diventato l’idolo dei tifosi. Sono sempre stato legatissimo ad Avezzano, ma all’Aquila mi rispettano. Segno che al di là dei campanili contano gli uomini. All’Aquila mi hanno invitato anche per il centenario della società e ho conservato un bel rapporto con tante persone».
Il ricordo più bello di quel periodo?
«Se non sbaglio, dopo sette partite realizzai un gol alla Nocerina e i tifosi rossoblù smisero di fare cori anti-Marsica. Anzi, un coro lo dedicarono a me e ricordo che lo cantavano i bambini per strada».
Se lo ricorda?
«Faceva più o meno così: guardo lo stadio da quassù, mi accorgo che, il suo cuore è sempre più, rossoblù, e dalla curva si alzerà, un grido... dai Di Nicola, gonfia la rete... dai Di Nicola facci un gol… Diecimila persone me lo cantavano».
E ad Avezzano come la prendevano?
«Male, la vivevano male. Il lunedì, quando avevo il giorno libero e tornavo a casa, qualcuno mi sbeffeggiava. L’allenatore Stringara volle farmi prendere casa all’Aquila perché sapeva di questa rivalità e perché diceva che dovevo vivere l’ambiente aquilano. Abitavo a Scoppito».
Dopo 22 anni pensa che la rivalità si sia affievolita?
«Quell’anno in cui giocavo sicuramente sì. E penso che gli avvenimenti di questi anni, mi riferisco al terremoto, abbiano cambiato molti. Dopo il 6 aprile ricordo cortei di gente di Avezzano, compreso il sottoscritto, che andava all’Aquila ad aiutare il popolo aquilano. Detto questo, lo sfottò della domenica ci può stare ed è anche simpatico. Basta non esagerare e sfociare nella violenza che non ha nulla a che vedere con il mondo dello sport».
Perché non ha mai giocato nell’Avezzano?
«Ecco, questo è stato sempre un rimpianto. Diciamo che non si sono creati mai i presupposti. Quando stavo al Padova in B fui contattato dall’allora presidente Angeloni. L’anno dopo l’Avezzano fallì e le nostre strade non si sono mai più incrociate. Mi sarebbe piaciuto chiudere la carriera in biancoverde, un po’ come ha fatto mio cugino Roberto, ma ho dovuto smettere per un infortunio traumatico. Sono passato da 25 gol al divano: madre natura ha deciso così».
Suo figlio gioca: lo vedrebbe meglio in biancoverde o in rossoblù?
«Daniel è di proprietà del Pescara e gioca nel Fano in Lega pro. Professionalmente parlando non consiglierei nè l’Avezzano nè L’Aquila. A casa si torna a fine carriera, almeno che ci sono realtà in A o B. Adesso deve fare le sue esperienze».
L’ultima domanda, scontata ma difficile: lei per chi tiferà domenica?
«Sono nato e vivo ad Avezzano. E ho sempre criticato chi non si schiera. La mia risposta più comoda sarebbe per il pareggio, ma anche quando gioco a biliardino voglio vincere e quindi non è una risposta corretta. L’Aquila si gioca il primato in classifica, per l’Avezzano sarebbe una scalata verso l’alto, un risultato che darebbe autostima. Quindi mi auguro che vinca la squadra migliore. Ad Avezzano ho ottimi rapporti con il presidente Gianni Paris, un tipo passionale, come lo è anche l’allenatore Pino Tortora, col quale ho giocato nel Teramo».
Ancora non ha risposto...
«Il cuore dice Avezzano, ma ho rispetto per la piazza dell’Aquila che tanto mi ha dato».
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