Il bomber Mainella diventa mental coach

Una vita da bomber. Oltre 250 gol tra i dilettanti. Mattia Mainella ha sempre segnato a raffica. Molti lo ricordano come uno dei protagonisti del Casoli dei miracoli che andò in serie D. Il vizio del...
Una vita da bomber. Oltre 250 gol tra i dilettanti. Mattia Mainella ha sempre segnato a raffica. Molti lo ricordano come uno dei protagonisti del Casoli dei miracoli che andò in serie D. Il vizio del gol non l'ha mai perso e oggi continua a segnare in Promozione con la Casolana. Ma a 32 anni il bomber di Atessa si è messo a fare anche altro ed è diventato un mental coach. Dopo aver frequentato la Prometeo Coaching, scuola di formazione, ha superato l'esame e si è iscritto all'associazione dei coach. «Ho sempre avuto questa passione», racconta Mainella. «Anche quando giocavo a livelli più alti ho sempre dato importanza all'aspetto mentale. Quella del mental coach è la strada che ho deciso di intraprendere ora che sono arrivato quasi alla fine della mia carriera. Ho pensato di fare l'allenatore, iniziando con i bambini della Casolana. Allenare i grandi non fa per me perché non ho la pazienza». E allora meglio allenare la mente dei giocatori. «Il mental coach è uno scopritore e allenatore di potenzialità fisiche, emotive e caratteriali. Aiutiamo il cliente a superare gli ostacoli e a raggiungere l'obiettivo che si è prefissato». Tra i suoi clienti, oltre a diversi calciatori dilettantistici, c'è anche la lancianese Federica Di Criscio, che gioca in serie A con il Brescia. Mainella aiuta gli altri a non ripetere il suo stesso errore. L'aspetto mentale, infatti, ha giocato un brutto scherzo all'ex attaccante di Chieti e Atessa che avrebbe potuto fare di più nella sua carriera. Quando era ancora un ragazzino, firmò un triennale in C1 con il Lanciano e giocò per due anni in C2 con la Val di Sangro. Poi, però, è iniziata la sua parabola discendente che lo ha riportato nei dilettanti. «Ora ho capito dove ho sbagliato. L'errore è stato quello di essermi accontentato di quello che avevo senza crearmi un altro obiettivo e senza rendermi conto che avevo ancora tanto altro da conquistare. Arrivato nei professionisti, avevo realizzato il mio sogno e non avevo più stimoli. Mi sentivo arrivato. I rimpianti ci sono. Ora con la mia esperienza voglio aiutare gli altri a non fermarsi e a porsi sempre nuovi obiettivi. Continuerò a giocare per divertirmi, ma in futuro sogno di fare il mental coach in una squadra professionistica».
Giammarco Giardini
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