Il calcio piange Alberti, signore del pallone

Mediano del Chieti, direttore sportivo biancazzurro e protagonista della prima serie A di Galeone
PESCARA. Ha perso la sua ultima partita Enrico Alberti, l'ha giocata fino in fondo con tutte le sue forze come aveva sempre fatto nel corso di una vita quasi tutta nel pallone. Un atleta irriducibile da calciatore, una persona affidabile, corretta e di grande esperienza come direttore sportivo, un amico per tutti quelli che lo hanno conosciuto per lavoro o su un campo di calcetto, l'ultima sua passione prima di lasciarci. E' morto ieri mattina a 73 anni, li aveva compiuti meno di un mese fa. Da calciatore, in undici anni, aveva messo insieme più di 370 presenze, dalla D alla B, la sua prima esperienza, dopo le giovanili col Milan di Liedholm, il Chieti di Tom Rosati. Non aveva ancora vent'anni, arrivò in prestito assieme al portiere Maccarone, il papà dell'attaccante dell'Empoli. Lui giocava mediano, saltò solo due partite, quella squadra arrivò a un passo dalla serie B. La promozione dei neroverdi sfumò all'ultima giornata nello scontro diretto con il Trani. La B Enrico Alberti l'avrebbe conquistata due anni dopo a Salerno, di nuovo con Tom Rosati in panchina e con Pierino Prati, pure lui arrivato in prestito dal Milan, che con la squadra granata si scoprì subito bomber. Un'impresa fantastica per il giovane mediano e in più l'amore della sua vita, Drusiana, che presto avrebbe sposato. I due figli, Alessandro e Mario sono nati a Treviso, altra tappa importante dell'Alberti calciatore. Lì giocò altri sei anni, tra i suoi allenatori Gigi Radice che avrebbe poi vinto lo scudetto col Torino; proprio a Treviso le sue prime esperienze come direttore sportivo. Di tanto in tanto gli arrivava la telefonata di Tom Rosati, che già lo voleva portare a Pescara a metà degli anni 70. Restò invece a Treviso per sei stagioni, prima di dire sì alla Salernitana di Soglia e al Venezia di Zamparini. Esperienze da dimenticare che si chiusero nel giro di un paio di mesi, nell'84 Rosati ci riprova e questa volta gli dice sì. Lui arriva a Pescara ma all'inizio dell'estate Tom se ne va per far posto a Catuzzi che la squadra la sta facendo seguendo soprattutto i consigli di Regalia, ds con lui al Bari. Alberti si mette comunque al lavoro, scopre nel Pergocrema un giovanissimo Attilio Lombardo e fa di tutto per portarlo in biancoazzurro. Lo blocca per un anno, bastano cento milioni per chiudere l'acquisto ma la società si tira indietro. Lombardo, come si sa, arriverà poi anche in Nazionale, vincendo scudetti con la Sampdoria, la Juventus e la Lazio. Prova più tardi a portare in biancoazzurro anche Eusebio Di Francesco che, ancora ragazzino, giocava con il Sambuceto di Franco Rosati ma nemmeno questa volta lo stanno a sentire. Che sappia di calcio, insomma, è fuor di dubbio, il suo apporto è prezioso anche nello spogliatoio accanto all'allenatore di turno se c'è stima reciproca e rispetto dei ruoli. Ed è quello che capita appunto con Galeone. Nella fantastica cavalcata che porta i biancoazzurri in serie A nell'87 c'è anche la sua mano, e non soltanto per quel che accadde quella domenica di giugno ad Arezzo alla penultima giornata. La squadra di casa era passata in vantaggio con Ugolotti, il Pescara attaccava con forza ma non riusciva a trovare il gol del pareggio, si accendevano mischie furibonde nell'area dei toscani, tanti gli episodi da moviola con l'arbitro Mattei che dava quasi l'impressione di voler fare un dispetto ai biancazzurri. Mancava poco alla fine del match, i tifosi pescaresi che occupavano un'intera curva cominciavano ad ammassarsi sulla rete di recinzione tanto da far temere l'invasione di campo. A fermarli fu Enrico Alberti, il primo a capire il rischio che si stava correndo. Lui solo sotto la curva a fermare la protesta che avrebbe potuto far sfumare un sogno. Tre minuti il pareggio di Benini, per il trionfo non restava che battere il Parma all'ultima giornata. L'estate successiva torna dal mercato di Milano assieme al presidente De Leonardis e Franco Manni con i contratti di Junior e Sliskovic, il Pescara conquisterà la salvezza in A. L'addio al club biancoazzurro ormai è vicino, per altri quindici anni continuerà a regalare i suoi consigli e la sua saggezza al Bari di Matarrese. Scopre a Como Zambrotta che poi il club pugliese darà alla Juventus per 27 miliardi; si gode la A con Salvemini prima e con Fascetti poi; vede esplodere Cassano. Quando dice basta, nel 2004, forse ha già capito che quel calcio che ha tanto amato ormai non c'è più. Una vita nel pallone la sua, ma da gran signore.
I funerali sono in programma domani a Pescara, alle 14,30, alla chiesa di Cristo Re. Addio Enrico, chi ti ha conosciuto non ti dimenticherà.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

