Il calcio piange Anastasi il bomber simbolo del sud

Da Catania al tetto d’Europa con la nazionale nel 1968, goleador di Juve e Inter Il figlio: «Era malato di Sla, ha scelto di andarsene con la sedazione assistita»
VARESE. Il calcio italiano dice addio ad una sua leggenda, Pietro Anastasi, campione d'Europa in maglia azzurra nel 1968 e indimenticato attaccante della Juventus e dell'Inter. L'ultimo saluto a Pietruzzu è previsto nella sua Varese, dove si è spento venerdì sera a 71 anni dopo una lunga malattia. Oggi alle 10 sarà aperta una camera ardente all'interno della sala comunale Estense, mentre domani si svolgeranno i funerali nella basilica di San Vittore.
«Papà aveva la Sla», ha arccontato il figlio Gianluca, «che gli era stata diagnosticata tre anni fa dopo essere stato operato di un tumore all'intestino. Gli ultimi mesi sono stati davvero devastanti e lui giovedì sera quando era ricoverato all'ospedale 'di Circolo’ di Varese ha chiesto la sedazione assistita per poter morire serenamente»:
La Juventus lo ricorderà oggi osservando un minuto di silenzio prima della gara col Parma all'Allianz Stadium e scendendo in campo col lutto al braccio. La Figc ha deciso invece che la Nazionale porterà il lutto al braccio nell'amichevole del 27 marzo a Wembley, contro l'Inghilterra e ad Anastasi sarà dedicata la prossima partita delle Leggende Azzurre. «Salutiamo una leggenda del calcio italiano, un giocatore straordinario, ma soprattutto una persona di grande spessore stimata e apprezzata da tutti», le parole del presidente federale, Gabriele Gravina. «Anastasi rimarrà per sempre nei cuori di tutti i tifosi azzurri per la vittoria dell'Europeo del '68, protagonista determinante della rinascita del calcio nazionale dopo anni bui. I suoi valori morali e tecnici eccezionali siano viva testimonianza per le future generazioni». E proprio le doti umane straordinarie fanno il paio con le sue doti di grande attaccante nei messaggi di ricordo e cordoglio di tanti ex campioni e uomini di calcio, che lo hanno conosciuto e ammirato, da Dino Zoff a Sandro Mazzola, a Giuseppe Marotta, suo amico da mezzo secolo. Anastasi era anche l'idolo di tanti tifosi siciliani e meridionali, anche se non juventini o interisti. Un simbolo importante del sud che nel settentrione ha trovato il successo grazie alle sue qualità umane e professionali. A Catania lo ricordano sia il club rossoazzurro, sia la città, che aveva lasciato da giovane. A Varese, dove si è poi stabilito, era molto amato. «Pietro Anastasi era il sud che vinceva al nord in un tempo in cui era difficile anche solo ipotizzarlo», ricorda Beppe Marotta, ad dell’Inter, l'amico di mezzo secolo con toni commossi ma anche con lucidità di analisi calcistica e sociale. «Con Pietro ci legava un'amicizia di più di 50 anni. Io ero più piccolo ma eravamo vicini di casa a Varese quando giocava in serie A, tra l'altro sposò un'amica della mia famiglia: insomma c'era un legame molto forte». Infatti, «quando ha smesso di giocare», racconta, «io ero dg al Varese e l'ho chiamato a fare l'allenatore delle giovanili per poi portarlo al Monza, sempre a guidare i ragazzi». «Era un uomo d'altri tempi», conclude, «poche parole e molto senso del lavoro e della famiglia».
Roberto Di Candio

