Calcio

Il commentone della 26esima giornata di Serie A

23 Febbraio 2026

L'Inter batte il Lecce e approfitta della sconfitta del Milan contro il Parma per andare in fuga: è a +10 ora. In zona Champions vince solo la Roma, mentre perdono sia Napoli che Juventus. Per la lotta a non retrocedere, bel balzo in avanti del Genoa.

Sassuolo vs Verona

La 26esima giornata si apre al Mapei Stadium, dove il Sassuolo affronta il Verona. È una stagione difficilissima per i gialloblu, che hanno vinto solamente due partite finora e che hanno anche optato per un cambio di guida tecnica, affidando la panchina a Sammarco, promosso dalla Squadra Primavera. Nonostante le tante difficoltà e qualche defezione, su tutte la squalifica a Gift Orban, gli scaligeri partono bene, cercando di sbloccarla nella prima mezz’ora: tutti i tentativi sono però imprecisi, con le occasioni che non si tramutano mai in pericoli per Muric. I neroverdi aspettano e, al 40’, vanno in vantaggio: Berardi recupera palla a centrocampo e poi l’azione si sviluppa sull’altra fascia, con Laurienté in possesso: il capocannoniere della scorsa edizione della Serie B se la porta avanti e poi appoggia al momento giusto per Pinamonti, che con il piattone non lascia scampo a Montipò. Contropiede letale degli uomini di Grosso, che dopo solo due minuti conquistano anche un calcio di rigore: altra bella ripartenza con triangolazione finale tra Berardi e Thorstvedt, con l’esterno calabrese che viene steso da Niasse. Dagli 11 metri va proprio il numero 10, che si fa ipnotizzare: il pallone resta però in area e il capitano degli emiliani deve solo appoggiarla, portando così a 6 il proprio bottino personale. Uno-due devastante, che sostanzialmente chiude la partita. Infatti, i veneti non riescono a creare opportunità interessanti. E, anzi, nella ripresa, Berardi mette anche il punto esclamativo: grande filtrante di Laurienté per Mimmo Berardi, che parte dalla sua metà campo, conduce il pallone per 30 metri e poi infila Montipò sul suo palo, che festeggia nel peggiore dei modi il proprio trentesimo compleanno. Nel finale, espulso Al Musrati per somma di ammonizioni. Vittoria senza discussioni per Berardi e compagni, che si piazzano all’ottavo posto in attesa della Lazio; per il Verona sembrano ormai pochissime le speranze di salvezza, con una squadra non all’altezza che ha risentito enormemente della cessione di Giovane.

Juventus vs Como

Il sabato inizia con l’importante sfida tra Juventus e Como, che si giocano l’accesso alla prossima Champions League. Pronti, via e dopo appena 11 minuti si rompe l’equilibrio: McKennie perde un pallone sanguinoso, sbagliando un passaggio nella propria trequarti; riconquista Douvikas, che poi scarica lateralmente per Vojvoda: il kosovaro rientra con la suola e poi fa partire un tiro non irresistibile, che però Di Gregorio non riesce a trattenere. L’ex Torino torna così a segnare a distanza di 115 giorni dall’ultima volta, anche se le responsabilità dell’estremo difensore bianconero sono moltissime: seconda papera consecutiva per DiGre, che sta dimostrando di soffrire soprattutto dal punto di vista mentale una piazza pretenziosa come quella della Vecchia Signora. Le Zebre tentano di abbozzare una reazione, ma sono bloccate dal punto di vista psicologico. L’unica grande opportunità capita al minuto 22: grandissimo lancio di Kelly e ottimo inserimento di Openda che prova a superare Butez con il tocco sotto, non sufficientemente potente. L’immagine perfetta per inquadrare il momento di difficoltà bianconero è al 37’: Koopmeiners compie un retropassaggio horror, con Kelly che tentenna ma poi lascia il pallone a Di Gregorio: l’ex Monza cerca di allontanare di testa ma serve inavvertitamente Da Cunha, che con il mancino scheggia la traversa. Nella ripresa la partita non cambia: i biancoblu attendono gli avversari e tentano di colpire in contropiede. E lo schema tattico si concretizza al 61’: Sergi Roberto riconquista e allarga per Perrone, che imbuca per Da Cunha: il capitano lariano si ritrova a tu per tu con Di Gregorio ma è bravissimo ad alzare la testa e a servire il tutto solo Caqueret dall’altro lato, che deve solo appoggiare in porta. Ripartenza spettacolare, con appena 4 passaggi che risultano efficaci. Non succede molto altro nell’ultima mezz’ora, con l’unica occasione che è per Koopmeiners, che all’84’ colpisce un palo da calcio di punizione diretto. Enorme passo indietro per la Juventus, che dopo un iniziale, ottimo periodo di forma continua a perdere terreno per la lotta Champions, con il Como che si porta a -1. A proposito dei lombardi, è doveroso un commento tattico: la squadra di Fabregas ha giocato a viso aperto contro Napoli, Inter e Milan, raccogliendo meno di quanto avrebbe meritato. Infatti, i lariani hanno ottenuto un punto contro i partenopei, dopo una prestazione in generale molto positiva e con Morata che ha anche sbagliato un rigore; hanno poi invece raccolto zero punti tra Inter e Milan, con la sfida contro i nerazzurri che è finita addirittura 4-0, mentre contro il Diavolo, nonostante il vantaggio iniziale, un super Rabiot ha fissato il punteggio sul 3-1. Malgrado i passivi, anche molto pesanti, Fabregas aveva deciso di affrontare le sfide con le proprie armi e senza cambiare lo stile di gioco. Nelle ultime gare, invece, qualcosa è cambiato contro le big: sia nel ritorno contro il Milan che nel ritorno contro la Juventus (battuta per 2-0 nel girone d’andata), la formazione mandata in campo da Fabregas è stata differente, con più uomini in difesa e meno dominio nel possesso palla. La chiave di lettura può essere la seguente: mentre contro le squadre meno attrezzate si possono concedere maggiori occasioni, contro le big queste possono risultare letali. Grande lavoro, dunque, di Cesc Fabregas, che a suon di buone prestazioni e anche altri accorgimenti sta portando il Como in una posizione di classifica poco immaginabile all’inizio della stagione.

Lecce vs Inter

Alle 18 il Lecce ospita l’Inter, che si vuole lasciare alle spalle la brutta sconfitta in Norvegia contro il Bodo Glimt. Gli uomini di Chivu partono forte, cercando di indirizzare immediatamente il match: al 10’ Dimarco crossa perfettamente per Luis Henrique, che, tutto solo, tira centralmente, con Falcone che para e con Siebert che lo aiuta salvando sulla linea. Ma la pressione nerazzurra aumenta con il passare dei minuti: prima Thuram spreca tutto a tu per tu con Falcone, con la sua posizione che sarebbe stata da ricontrollare; poi Pio Esposito conclude in equilibrio precario, con il portiere romano che smanaccia in corner; infine Frattesi cerca di girare in porta un cross basso di Luis Henrique, che però è leggermente arretrato e il tiro non risulta quindi pericoloso. Insomma, il Biscione tenta più volte di scardinare la retroguardia avversaria ma senza successo. Nella ripresa non cambiano le intenzioni delle due squadre: i salentini provano a resistere il più a lungo possibile, cercando di ottenere almeno un punto, mentre la Beneamata vuole portarsi, almeno provvisoriamente, a +10 sul Milan. E al 51’ i meneghini ci vanno molto vicini: lancio di Bisseck per lo scatto in profondità di Thuram, che crossa a rimorchio: Pio manca l’appuntamento con il pallone ma alle sue spalle sbuca Dimarco, che con freddezza apre il piattone e batte Falcone. Sembra tutto fatto per l’1-0, ma interviene il VAR: il figlio d’arte, infatti, parte con una spalla in offside al momento del lancio di Bisseck. Tutto da rifare, dunque. I giallorossi sono bravissimi a chiudere gli spazi e allora la capolista tenta di trovare il vantaggio con altre soluzioni: le palle inattive. E sono proprio due calci d’angolo a risultare decisivi: al 75’ corner di Dimarco, sporcatura di Ngom e palla che arriva a Mkhitaryan sul secondo palo, che colpisce con il piatto e la manda all’angolino. Rete importantissima, con la gara che si stava andando via via a complicare sempre più. E all’82’ arriva il bis: altro calcio d’angolo di Dimarco e stacco perentorio di Akanji, che salta più in alto di tutti e fa 2-0. Nel mezzo anche una doppia, clamorosa chance per Dimarco, con Falcone prima e, soprattutto, Tiago Gabriel poi che impediscono all’esterno italiano di segnare. Continua a correre l’Inter, che ottiene così la tredicesima vittoria nelle ultime 14 partite e mette pressione al Milan.

Cagliari vs Lazio

In serata si gioca Cagliari-Lazio. Partenza molto agguerrita degli uomini di Pisacane, che sfiorano più volte il vantaggio: al 14’ corner di Esposito per la testa di Zé Pedro, che colpisce il palo esterno; al 24’ ottimo traversone di Obert e girata aerea di Adopo, che esce di un soffio; al 36’ ci prova anche Sebastiano Esposito con la punta, ma anche stavolta il bersaglio non viene inquadrato per centimetri. Non c’è partita sotto il piano delle occasioni fino a questo momento, anche se il parziale resta ancora fermo sullo 0-0. Nella ripresa il Casteddu trova anche il vantaggio, ma viene annullato per fuorigioco: ottimo lancio di Zé Pedro per Palestra, molto bravo a rientrare su Provstgaard e a battere Provedel, ma partendo con mezza figura avanti all’ultimo difendente biancoceleste. Solo negli ultimi minuti l’Aquila si rende pericolosa: al minuto 85 Noslin salta Mina che lo stende, con l’arbitro Rapuano che estrae il secondo cartellino giallo: Cataldi ci prova prima direttamente da calcio di punizione, con Caprile che salva sulla linea, e poi nell’ultimo minuto di recupero, con il suo piazzato che sibila accanto al palo. Termina senza reti la sfida tra Cagliari e Lazio, con i rossoblu più propositivi ma poco concreti sottoporta.

Genoa vs Torino

All’ora di pranzo di domenica sfida salvezza insolita, con il match tra Genoa e Torino. I rossoblu partono con il piede sull’acceleratore e, al 22’, trovano il vantaggio: un rimpallo favorisce Colombo, che con l’esterno serve Ekuban: l’italo-ghanese conclude di potenza e Paleari para, ma non può nulla sul tap-in di Norton-Cuffy, che si iscrive al tabellino per la seconda volta in stagione. E al 40’ arriva il raddoppio del Grifone, con un’azione quasi fotocopia: Baldanzi si trova all’altezza del centrocampo, salta Maripan con un gran tunnel e poi continua a condurre il pallone fino all’area di rigore: il fantasista, in prestito dalla Roma, prova il tiro a giro, con Paleari che anche stavolta è bravo in prima battuta ma non riesce a sventare la minaccia, con la sfera che stavolta arriva sul mancino di Ekuban, bravo a farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. Passano appena due minuti e arriva un episodio, probabilmente il più contestato della giornata: sugli sviluppi di un corner, Maripan prova la deviazione sottoporta ma Ekuban salva quasi sulla linea, con il tocco di braccio che è però evidente. Sono veementi le proteste dei granata, sia degli 11 in campo sia dei componenti della panchina, Baroni in primis: la scelta del VAR Maresca e dell’AVAR Fourneau è quella di non richiamare, incredibilmente, Guida al monitor. Probabilmente questo episodio non avrà lo stesso peso mediatico di altri poiché è avvenuto in una sfida tra due squadre che lottano per non retrocedere, ma è veramente un episodio incredibile. Il Toro è anche sfortunato in questo senso, oltre che poco lucido: nel recupero della prima frazione di gioco, Ilkhan si rende protagonista di una follia, un intervento in scivolata senza senso che si traduce in espulsione diretta. Nella ripresa due lampi non consentono ai piemontesi di dimezzare lo svantaggio: prima Gineitis sfiora il palo con un bel diagonale, poi Duvan Zapata viene messo da Vlasic a tu per tu con Bijlow, che è bravo a smorzare la conclusione e viene aiutato da Ostigard a spazzare. E, all’83’, Messias chiude i conti: Pedersen, al primo pallone toccato, inciampa e si fa rubare palla dal brasiliano, che punta la porta e spiazza Paleari, per il 3-0 finale. Risultato netto per De Rossi, che aggancia proprio i granata a quota 27; sponda Toro, sono in corso riflessioni sul futuro della panchina, con Baroni ora veramente a rischio e D’Aversa in pole per sostituirlo.

Atalanta vs Napoli

Alle 15 si gioca un big match per l’accesso alla prossima Champions League, con l’Atalanta che è obbligata a battere il Napoli per mantenere in vita la speranza. È una sfida molto complicata, con le due squadre che si studiano: serve dunque una miccia, un qualcosa che possa spostare gli equilibri. E al 18’ ecco che arriva: Gutierrez batte perfettamente un calcio di punizione dal limite, con Beukema che prende il tempo alla difesa bergamasca e insacca da pochi passi. Bello schema dei partenopei, anche se sono tante le responsabilità della retroguardia nerazzurra, con ben tre giocatori senza marcatura. La Dea incassa il colpo ma poi è brava a resettare e a ripartire: al 35’ ottima incursione centrale di Sulemana, con Milinkovic-Savic costretto agli straordinari. Passano però appena 6 minuti e arriva un episodio chiave: Vergara imbuca per Hojlund, che rientra sul mancino e cade in area; per Chiffi non ci sono dubbi: è calcio di rigore. Tuttavia, il direttore di gara della sezione di Padova viene richiamato all’on field review: infatti, Hien non commette alcun fallo ai danni di Hojlund, ma è anzi il danese ad allargare la gamba per cercare il contatto. Nella ripresa, dopo appena 20 secondi, altra circostanza dubbia: Hojlund supera Hien e poi la appoggia a rimorchio, dove arriva con i tempi giusti Gutierrez che trafigge Carnesecchi. Chiffi anche qua decide di fischiare, ma stavolta assegnando fallo in attacco. Proteste molto veementi di Antonio Conte, decisamente contrariato per la doppia decisione sfavorevole. In questa occasione ha però ragione il tecnico leccese, con Hojlund e Hien che si trattengono a vicenda e con la scelta più corretta che sarebbe, dunque, stata quella di far correre. Gli orobici restano così in partita e, al 61’, pareggiano i conti: gran corner di Zalewski sul primo palo e ottima deviazione aerea di Pasalic, che indirizza il pallone all’angolino. Il croato torna a segnare in Serie A dopo poco più di un mese, con un gol molto importante e in un momento clou della stagione. I lombardi tentano l’assalto finale nell’ultimo terzo di gara, cercando di creare quante più occasioni possibili: in particolare, al 68’ Milinkovic-Savic è attento sul bolide dalla distanza di Scamacca, che però esce fuori poco angolato. Ma nel finale, quando ormai sembra tutto scritto, arriva la rete che concretizza la rimonta: Bernasconi mette in mezzo un cioccolatino che Samardzic indirizza di testa a fil di palo, dove non può arrivare il portiere serbo. Il pubblico di casa è in visibilio, con un gol che riaccende completamente l’entusiasmo. Vittoria fondamentale per la formazione di Palladino, che ha preso una squadra in gigantesca difficoltà e l’ha risollevata con un rendimento clamoroso: media di 2.13 punti a partita e, dall’arrivo dell’ex Fiorentina, sono stati ottenuti 32 punti, al pari del Milan, 4 in più rispetto al Napoli e +5 rispetto a Como e Juventus. Per quanto riguarda, invece, gli azzurri, pesa l’errore arbitrale, anche se il secondo tempo non è stato gestito al meglio.

Milan vs Parma

Alle 18 gioca il Milan, che contro il Parma vuole cercare di non staccarsi ulteriormente dal primo posto. Partono però forte gli uomini di Cuesta, che dopo poco più di un giro d’orologio creano una grande opportunità: gran cross di Valeri per Pellegrino, che si stacca dalla marcatura rossonera e conclude al volo, ma Bartesaghi manda in corner con una deviazione decisiva. Il Diavolo non si fa però intimorire e cerca a sua volta il vantaggio: tuttavia i tentativi sono molto deboli e centrali, per cui Corvi ha vita facile. La chance migliore è per Pulisic, al 36’: l’americano riceve un ottimo suggerimento da Saelemaekers e prova a girare in porta, ma Corvi si oppone e Valenti fa carambolare il pallone sull’11 del Milan, ottenendo così la rimessa dal fondo. I meneghini faticano dunque a creare delle limpide palle gol, con il primo tempo che va in archivio a reti bianche. Nella ripresa arriva subito una grande occasione: gran filtrante di Saelemaekers per Leao, con Corvi che esce a valanga e gli sfila il pallone dai piedi; il pallone diventa però buono per Pulisic, che non riesce a insaccare in porta per l’intervento provvidenziale di Troilo. La pressione del Diavolo aumenta sempre più con il passare dei minuti e, al 64’, l’opportunità è gigantesca: Rabiot fa sua una respinta corta della difesa gialloblu e alza il pallone per Leao: il portoghese si coordina perfettamente ma centra in pieno il palo, con la sfera che attraversa tutta la linea di porta e poi termina sul fondo. La poca concretezza non permette ai rossoneri di sbloccare il match, ma, anzi, sono i crociati a trovare il vantaggio: corner di Valeri e stacco meraviglioso di Troilo, che non lascia scampo a Maignan. La rete viene però annullata da Piccinini, che ravvisa proprio un fallo sul portiere. Il direttore di gara della sezione di Forlì viene però richiamato al monitor: la revisione è molto lunga e vengono valutati in particolare due contatti; il primo è tra Valenti e Maignan, con l’argentino che compie un blocco “intelligente” ai danni di Magic Mike: di fatti, il difensore ex Lanus non rimane completamente fermo, ma accompagna il movimento di Maignan, riuscendo comunque nel proprio obiettivo. L’altro contatto a rischio vede protagonista proprio Troilo: il centrale arrivato quest’estate dal Belgrano si appoggia con entrambe le mani sulle spalle di Bartesaghi, staccando così mezzo metro sopra al proprio avversario. È una decisione molto al limite per l’arbitro, che alla fine decide di convalidare la rete, nonostante probabilmente la decisione più corretta sarebbe stata confermare la scelta presa in campo. Il gol arriva al minuto 80 e, 4 minuti più tardi, i gialloblu corrono a festeggiare sotto al settore ospiti, a seguito dell’annuncio da parte di Piccinini. Negli ultimi minuti i meneghini non riescono a creare ulteriori pericoli, per cui la gara termina con un risultato imprevedibile alla vigilia: il Parma torna a vincere a San Siro a distanza di 33 anni! Sono molte le somiglianze con la stagione 1992-1993: sia il Milan di Capello che il Milan di Allegri mantenevano attiva una striscia di imbattibilità molto importante, oltre al fatto che entrambe le reti sono state realizzate da palla inattiva (calcio di punizione diretto nel marzo del ’93, calcio d’angolo questo weekend) e da due sudamericani (Asprilla e Troilo). D’altro canto, il Milan perde la seconda partita del proprio campionato e va a -10 dal primo posto, con il sogno scudetto che si fa sempre più complicato.

Roma vs Cremonese

Alle 20.45 gioca la Roma, che affronta la Cremonese. Gara molto bloccata tra le due squadre, con i giallorossi che cercano insistentemente di sbloccare il match: scarseggiano però le occasioni, anche se quella al minuto 35 è enorme: Zaragoza si ritrova sull’out mancino, rientra sul destro e disegna un traversone splendido, che Mancini impatta in terzo tempo colpendo però la traversa. Questa è, in realtà, l’unica vera occasione concessa dai grigiorossi nel primo tempo: servono delle situazioni da palla da fermo per poter trovare la via del gol, specie in un match così. E al 59’ ecco la giusta opportunità: ottimo corner di Pellegrini e movimento splendido di Cristante, che in avvitamento indirizza il pallone all’angolino, sorprendendo Audero. Ora sì che la partita cambia faccia: la Cremo è obbligata a presentarsi con più coraggio dalle parti di Svilar, mentre la Lupa ha la consapevolezza di aver trovato il +1. Ciononostante, la Magica continua ad attaccare, alla ricerca di un gol che potrebbe chiudere i conti: al 64’ è ottimo l’intervento di Audero su N’Dicka, nell’insolita posizione di centravanti, mentre al 73’ l’ex portiere dell’Inter è fortunato sull’azione individuale di Malen, che si spegne sul fondo per via di una deviazione. Ma, ancora una volta, è da un calcio d’angolo che arriva il raddoppio: dalla bandierina va El Aynaoui e cerca nuovamente il primo palo, dove c’è Cristante: il cross non è sufficientemente alto per poter tirare e dunque l’ex Atalanta colpisce il pallone con il tacco, con N’Dicka che deve solo spingere in porta da pochi passi. Alla terza stagione con la casacca giallorossa, Evan N’Dicka trova il primo gol in campionato ma non il primo in assoluto con la Roma, avendo segnato due reti in Europa League contro Tottenham e Nizza. Nel finale Svilar e Pisilli chiudono i giochi: prima il portiere belga naturalizzato serbo ferma in campo aperto Vardy, con una straordinaria uscita bassa, poi il classe 2004 approfitta di un pallone vagante, dopo un altro grande assolo di Malen, e la piazza all’angolino, mettendo a segno il terzo centro stagionale. Vittoria importantissima per Gasp, che approfitta delle sconfitte di Juve, Napoli e Milan e aggancia proprio i campioni in carica al terzo posto.

A chiudere la giornata il derby toscano tra Fiorentina e Pisa, con entrambe alla disperata ricerca di punti per la salvezza, e la sfida di metà classifica tra Bologna-Udinese, separate da un solo punto.

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