Il ct azzurro Conor O’Shea «Mentalità da cambiare e poi anche l’arbitro...»

6 Febbraio 2017

Il capitano Sergio Parisse ammette: «Tutti giusti i calci contro di noi Ma il problema è che sono stati pochi quelli a nostro favore»

ROMA. Conor O’Shea, ct azzurro, e il suo capitano, Sergio Parisse, su una cosa concordano: i sedici calci presi dall’Italia nel corso della partita sono tutti giusti, meritati. Il problema sono quelli che l’arbitro ha fischiato a favore degli azzurri: solo cinque. «Difficile vincere con 16 calci contro», dice il ct. E qui O’Shea spezza un tabù, quello dell’attacco all’arbitro. Undici anni dopo uno storico pugno sul tavolo di Pierre Berbizier a Dublino: «Vogliamo gli stessi diritti». Lo fa in maniera molto anglosassone parlando di quello che non c’è al posto di quello che c’è. «Non voglio citare episodi specifici – dice a chi insiste – quando ha fischiato contro di noi credo che avesse ragione. Ma riguardate i primi due minuti della partita e capirete cosa dico. Io credo che occorra cambiare la percezione che ha di noi chi deve giudicare, vorrei che non fossimo visti come i rossi e i blu».

E come si cambia questo? «Lavorando sulla nostra disciplina. Comunque stiamo parlando troppo dell’arbitro, parlare di qualcosa che non si può controllare dà frustrazione».

I primi due minuti: North parte in fuorigioco su un calcio alto, Alun Wyn Jones si getta a pesce su una ruck: in nessuno dei due casi l’arbitro fischia. «Abbiamo giocato un grande primo tempo, poi nella seconda parte della gara abbiamo preso tanti calci di punizione per colpa nostra, abbiamo perso la testa – gli fa eco Parisse – abbiamo giocato male al piede con calci banali, per non dire di peggio. Dobbiamo dire che sono stati bravi i gallesi. Hanno saputo mettere a posto le cose nella loro mischia che nel primo tempo abbiamo dominato. Noi abbiamo preso i calci di punizione e loro ne hanno approfittato».

E ancora, a ribadire il concetto: «L’indisciplina ci è costata partita». Un anno fa con l’Inghilterra situazione simile, alla fine del primo tempo eravamo 9-11 per gli inglesi, Italia nel punteggio. Poi, nel secondo tempo, parziale di 29-0 per gli altri e 9-40 finale».

«O’Shea – osserva un collega – ci aveva detto che il suo compito era quello di evitare che cose così si ripetessero. Oggi nel secondo tempo il Galles ci ha rifilato un parziale di 30-0». Dato che la domanda lo tocca sul vivo il ct decide di rispondere in inglese, «per non essere frainteso», spiega. «È sempre molto difficile a livello emozionale dopo la partita, perché rugby è un ottovolante e l’energia fluisce in modi diversi. La sfida che abbiamo è cambiare molto della nostra mentalità, ma nel secondo tempo, oggi, la nostra disciplina è venuta meno e la nostra energia, il nostro sforzo ha trovato difficoltà a incanalarsi nel modo giusto quando il Galles prendeva campo».

Parisse torna sull’argomento ma in modo più soft. «Il mio rapporto con l’arbitro è stato difficile, due calci di punizione sono stati colpa mia. Gli altri credo ci fossero tutti, ma siamo l’Italia e verremo sempre puniti. Per cambiare le cose dovremo essere più disciplinati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA