Il diamante più lucente nella corona neroverde

12 Settembre 2019

L’AQUILA. Il diamante più lucente dei cinque incastonati nella corona neroverde del rugby aquilano. A vincere lo scudetto da imbattuti, un gruppo che ha scritto la storia della palla ovale italiana...

L’AQUILA. Il diamante più lucente dei cinque incastonati nella corona neroverde del rugby aquilano. A vincere lo scudetto da imbattuti, un gruppo che ha scritto la storia della palla ovale italiana che, reduce dalla promozione in serie A è riuscito dal 1966 al 1970 a conquistare due tricolori e a centrare due secondi posti. Una stagione trionfale che si chiuderà con grandi festeggiamenti, ma anche con il dolore profondo per la scomparsa il 6 giugno 1969 di Tommaso Fattori, il maestro che dal suo arrivo nel 1946, riuscì a portare la compagine neroverde nella massima serie, a conquistare due campionati nazionali giovanili e, nel 1958-59, a disputare la prima finale di serie A, persa contro le Fiamme Oro Padova.
Una squadra che ha dato alla città entusiasmo e ha creato un legame indissolubile con il territorio, costruendo altre generazioni di grandi atleti, poi protagonisti dei trionfi tricolore del 1980-1981 (19 vinte, 1 pareggiata 2 perse con la vittoria anche della Coppa Italia) e 1981-82 (19 vittorie e 3 sconfitte nelle prime fasi) dove, appese le scarpette al chiodo, hanno avuto un ruolo fondamentale capitan Antonio Di Zitti e Loreto Cucchiarelli rispettivamente presidente ed allenatore.
L’Aquila diventa protagonista del rugby, la Domenica del Corriere le dedica una pagina illustrata, la Panini rende omaggio alla squadra aquilana con la foto del team nelle edizioni di “Campioni dello Sport” (1967/68 e 1969/70), insieme alle immagini di alcuni dei suoi giocatori più rappresentativi tra cui proprio Antonio Di Zitti (1968/69 e 1969/70), ma anche il mediano d’apertura Giampiero Ricci, l’estremo Angelo Autore e l’ala Pierluigi Pacifici. Radici profonde tra L’Aquila e il rugby che hanno portato, dopo tanti piazzamenti tra cui tre secondi posti (stagioni 1982-83, 1985-1986 e 1987-88), anche la clamorosa vittoria nel 1993-94 nella finale di Padova contro il Milan di Berlusconi, con la squadra allenata da Massimo Mascioletti che schierava tra gli altri Serafino Ghizzoni, Gino Troiani, Francesco Pietrosanti, Carlo Caione, Andrea Castellani, i fratelli D’Onofrio.
L’ultimo acuto di rilievo risale al campionato 1999-2000, con i neroverdi che a sorpresa conquistano la finale scudetto contro la Roma, dopo l’impresa in semifinale a Treviso contro la Benetton. Di fronte a circa 15.000 spettatori al Flaminio di Roma, ripartiti equamente tra le due tifoserie, L'Aquila esce sconfitta, ma conquista la prima ed unica qualificazione alla Heineken Cup, massima competizione continentale per club, dove giocherà la stagione seguente. Una storia d’amore tra L’Aquila ed il rugby che con il passare degli anni matura e che ancora oggi prosegue, tra alti e bassi e momenti di difficoltà. Innegabili le difficoltà della città a costruire una società in grado di confermarsi stabilmente ad alti livelli, ma il vivaio rimane comunque florido, con tanti giovani che trovano fortuna in altre società. Sono ancora lontani però i tempi della numerosa presenza con la maglia azzurra dell’Italrugby e L’Aquila stenta a trovare rappresentanti di rilievo, in grado di raccogliere la pesante eredità degli ultimi Andrea Masi e Carlo Festuccia. (t.c.)
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