Il doping e Di Luca diventano business in libreria

Le malefatte dell’ex corridore di Spoltore in un volume: dai dilettanti fino al Giro vinto, ho sempre barato
TERAMO. Le malefatte di Danilo Di Luca raccontate in un libro. La storia dell'ex ciclista di Spoltore, squalificato a vita nel 2013 per uso di sostanze dopanti, diventa business da lettura.
Nelle 288 pagine di "Bestie da Vittoria", il libro scritto con la ghostwriter Alessandra Carati (edizioni Piemme, costo 17,50 euro), Di Luca parla del suo rapporto morboso con il doping.
Una dipendenza, quella dai farmaci proibiti, che ha caratterizzato la carriera dell'ex corridore abruzzese, fin da dilettante. Di Luca, classe 1976, vincitore del Giro d'Italia nel 2007, racconta senza pentimenti. In un passaggio del libro si legge: "Se non mi fossi dopato non avrei mai vinto. Non mi pento di niente. Ho mentito, ho tradito, ho fatto quello che dovevo fare per arrivare primo. Nel 1997, al terzo anno da dilettante, inizio con la farmacia. Inizio a doparmi seriamente nel 2001, al terzo anno da professionista. Mi procuro tutto coi mercati paralleli".
E poi ancora: "Il ciclismo di oggi non è più lo sport che ho amato. Sono stanco della solitudine, della menzogna di nascondermi. Nel ciclismo tutti sanno la verità, ma la verità è inaccettabile. Quando i direttori sportivi dicono "non so niente", mentono. L'ambiente non ti obbliga a doparti, ti sollecita. Il campione crea un indotto che dà da mangiare a un sacco di famiglie".
E non mancano i dettagli-shock. Uno di questi si riferisce alla vigilia del Giro d'Italia 2013, durante il quale arriva la notizia della positività all'Epo dopo un controllo a sorpresa effettuato qualche giorno prima della partenza della Corsa Rosa.
Per Danilo Di Luca è la pietra tombale sulla sua carriera. "Ho aspirato 500 unità di Epo. Quindici anni fa", rivela, "qualcuno arrivava a farsi anche 4.000 unità al giorno. Una follia. Scopro che hanno modificato il sistema di rilevare la presenza di Epo nel sangue fino a 24 ore dopo l'assunzione. Io l'avevo fatta alle 11 di sera. Con 500 unità, i tempi di rintracciabilità sono dalle 3 alle 6 ore. Ero tranquillo, sarei risultato pulito anche se fossero venuti al mattino. Ma i miei calcoli non sono serviti a niente...".
Di Luca attacca il mondo del ciclismo: "Ogni ciclista sa che tutti si dopano, eppure nessuno parla e qualcuno sostiene pure di andare "a pane e acqua". Mentire diventa naturale come respirare. La verità è che tutti si dopano e che tutti lo rifarebbero. I velocisti prendono la nitroglicerina in pastiglie per fare delle sfiammate supersoniche negli ultimi tre chilometri".
Domani, a Milano, la presentazione di "Bestie da Vittoria", un libro che fa già discutere. Di Luca ancora sulla cresta dell’onda, nonostante sia stato formalmente espulso dal mondo dello sport.
Gaetano Lombardino
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