Il gemellaggio tra le due tifoserie interrotto nel gennaio del 2016

11 Novembre 2022

PESCARA. A marzo 2004 l’ultima gara tra Pescara e Messina, all’Adriatico successo (1-2) dei giallorossi e nel post partita sfogo dell’indimenticato presidente biancazzurro Pietro Scibilia, furioso...

PESCARA. A marzo 2004 l’ultima gara tra Pescara e Messina, all’Adriatico successo (1-2) dei giallorossi e nel post partita sfogo dell’indimenticato presidente biancazzurro Pietro Scibilia, furioso con l’arbitro Matteo Trefoloni. A distanza di oltre 18 anni e mezzo, domenica un nuovo incrocio nello stadio pescarese. In realtà, fino a 6 anni fa, di incontri ce ne sono stati parecchi, non tra i calciatori dei rispettivi club, ma tra i tifosi, che dal lontano 1985 erano uniti da un gemellaggio. A gennaio 2016, però, il legame si spezzò e i Rangers, gruppo storico della tifoseria biancazzurra, ufficializzarono la separazione con un comunicato, nel quale però non si fece nessun riferimento alle cause della fine del rapporto («Entrambe le parti conoscono le motivazioni», c’era scritto). Dopo alcuni giorni i “Testi Fracidi”, ultras del Messina, provarono a chiedere spiegazioni ricordando nel comunicato la figura di Marco Mazza, detto Bubù, («uomo e ultrà di principi e valori indiscutibili, un vero fratello»), capo dei tifosi del Pescara scomparso a gennaio 2006 a soli 39 anni, a cui è intitolata la curva nord dell’Adriatico. Ebbene, pare che alla base dello scioglimento del gemellaggio ci fosse proprio la mancata presenza di ultrà messinesi alla decima ricorrenza della morte di Bubù, quando i Rangers, come ogni anno, organizzarono un evento in sua memoria. Quel giorno un gruppo di tifosi messinesi si recò al Partenio di Avellino per assistere insieme agli ultras irpini, gemellati con loro, alla sfida con la Salernitana. Così, il rapporto tra le due tifoserie si è interrotto. A distanza di tempo restano amicizie personali, rispetto reciproco e i ricordi di battaglie sportive condivise su molti campi d’Italia. Le incomprensioni non si sono affatto trasformate in rivalità, semplicemente ognuno è andato per la sua strada. (g.t.)
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