IL GIORNO DEL GIUDIZIO

La serie B del Teramo legata a un clic, quello necessario sul computer per accedere al sito web della Figc e conoscere la sentenza dei tre processi sportivi celebrati la scorsa settimana a Roma. La...
Serviranno parole e argomentazioni convincenti per riprendersi la serie B conquistata sul campo e persa grazie al giudizio di primo grado del Tribunale federale nazionale.
Serviranno riferimenti a codici e a sentenze del recente passato per far breccia nella corte d'appello federale che oggi pomeriggio esaminerà il caso Savona-Teramo. Cinque club e undici tesserati, già condannati, contro la Procura federale, convinta che la partita promozione dei biancorossi del 2 maggio scorso sia stata combinata. E che l'ideatore, il mandante e il finanziatore del tarocco sia stato Luciano Campitelli, il presidente del Teramo. Per sperare di restare aggrappato alla serie B il pool di avvocati (ci sarà anche il professor Cerulli Irelli) deve far cadere la responsabilità diretta, ovvero convincere i magistrati che l'imprenditore di Canzano era ignaro di tutto. Sarà muro contro muro con l'eccezione di Ninni Corda, il tecnico sardo che ha ammesso il suo coinvolgimento. L'unico collaboratore di giustizia di questa vicenda. Ha confermato che Di Nicola e Di Giuseppe sono andati da lui a chiedergli di intercedere presso i suoi ex giocatori del Savona per far vincere il Teramo. Uno degli elementi che “inchioda” Campitelli dentro questa vicenda, oltre ai riferimenti indiretti nelle intercettazioni, è l'interrogatorio di Marco Barghigiani alla Squadra mobile di Catanzaro, reso il 17 giugno, una settimana dopo i sette avvisi di garanzia per frode sportiva emessi dalla Procura antimafia.
L'ex consulente del Savona ha ammesso di aver visto Campitelli e Di Giuseppe prima e dopo la partita ad Albisola «per parlare della cessione del club ligure». Una versione a cui la Procura federale e il Tribunale federale nazionale non hanno creduto, convinti come sono che quegli incontri avessero una duplice finalità: definire i dettagli della combine prima e pagare la prima tranche dei soldi pattuiti dopo.
La sfida decisiva. Appuntamento oggi alle ore 16 all'NH Hotel di Roma per la partita più importante, ci sarà anche una delegazione di tifosi biancorossi. Resterà fuori dall'albergo che ospita l'appello dei tre processi che hanno caratterizzato l’estate del calcio italiano dopo gli avvisi di garanzia e gli arresti di maggio e giugno scorsi. La partita da giocare sembra essere quella del Teramo e del Savona, accusati di responsabilità diretta e oggettiva (per il Teramo c'è anche la presunta). Il club biancorosso lotta per scrivere il proprio nome al posto della Y nei calendari della serie B.
Il primo grado ha sentenziato la retrocessione in serie D. E Campitelli ha detto che una soluzione di compromesso, ovvero la Lega Pro con penalizzazione, non gli interessa. Per la sentenza non bisognerà aspettare molto: dopo il dibattimento, tra stasera e domani mattina, oppure sabato quando potrebbero essere resi noti i verdetti di tutti e tre i processi (caso Catania e Dirty Soccer gli altri). Sentenze che saranno esecutive.
L'eventuale ricorso al Collegio di garanzia del Coni sarà un'appendice che esaminerà i casi più sotto l'aspetto della legittimità che del merito. Inutile farci affidamento. Oggi, quindi, si gioca la partita che vale la serie B e mette in palio almeno otto milioni, l'abisso esistente tra una serie B e una serie D. Alle spalle del Teramo spinge l'Ascoli che, sulla scorta del primo grado, si sente già con un piede e mezzo in B. Ma spingono anche quei club che potrebbero approfittare dell'esclusione di Savona e Teramo dai campionati professionistici e quindi riguadagnare la Lega Pro, ovvero il Gubbio e il Forlì.
Il duello. Da una parte l'arringa degli avvocati Vincenzo Cerulli Irelli, Eduardo Chiacchio e Michele Cozzone, dall'altra quella di Mattia Grassani che rappresenta gli interessi dell'Ascoli in primis e quindi ribadirà i concetti della procura. Un duello in punta di diritto, scintille assicurate. Dovranno essere incisivi davanti alla corte d'appello federale, presieduta da Gerardo Mastrandrea (magistrato al Consiglio di Stato). Alla giustizia sportiva basta la ragionevole certezza per condannare. Oppure il fondato sospetto. E' una giustizia sommaria e imperfetta da sempre. E lo sanno tutti. Ma gli avvocati del Teramo confidano nella sensibilità dei magistrati abituati a prendere decisioni sulla base delle prove e non degli indizi. E secondo loro non c'è nulla a carico di Campitelli che possa giustificare una condanna per responsabilità diretta. Incrociano le dita la città, i tifosi e quei giocatori (e lo staff tecnico) che la B l'hanno conquistata sul campo, del tutto ignari di quanto emerso dalle indagini della Procura antimafia di Catanzaro e dalle intercettazioni che comunque dipingono un quadro fosco. In cui, secondo le motivazioni, Ercole Di Nicola, ex dirigente dell’Aquila, è il regista delle combine della Lega Pro a cui si rivolgono Campitelli e Di Giuseppe per vincere la partita di Savona e rendere vana la rincorsa dell'Ascoli e lo scontro diretto in programma al Bonolis all'ultima giornata. Di Giuseppe e Campitelli non hanno mai parlato ai giudici, finora.
Chissà, oggi potrebbe scapparci la sorpresa...
@roccocoletti1
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