IL GIORNO IN CUI ROSSI TORNÒ A ESSER VALENTINO
C’è una piccola grande giornata di Valentino Rossi che val la pena d’esser raccontata, oggi che siamo a ridosso del Gran premio di Misano più atteso di sempre, quello che può avvicinare il campione...
C’è una piccola grande giornata di Valentino Rossi che val la pena d’esser raccontata, oggi che siamo a ridosso del Gran premio di Misano più atteso di sempre, quello che può avvicinare il campione alla leggenda del decimo titolo. La giornata è quella di un freddo mercoledì di fine novembre 2013, quando per la prima volta Rossi aprì le porte del suo ranch vicino a Tavullia a un ristretto gruppo di giornalisti. Un luogo “sacro”, riservato a pochi e ben selezionati amici, da far “profanare” in un momento delicato, a cavallo fra una stagione che lo aveva visto tornare una sola volta vincitore ma quasi sempre dietro al trio spagnolo composto da Marquez, Lorenzo e Pedrosa. Era stata l’annata del rientro in Yamaha e molti già parlavano di carriera al tramonto. Con poche parole e molti fatti, quel giorno, Rossi fece capire che stava per tornare Valentino mostrando quanto fosse lontana l’idea di prepararsi a svernare nel museo dei big. Piovigginava e anche i piloti più giovani facevano fatica a stargli dietro in quelle curve tortuose e insidiose. Macchiato di fango, si presentò a raccontare i suoi propositi per la stagione 2014, quella in cui Marquez dopo il filotto iniziale ha avuto modo di temerlo. Fino alla dichiarazione che poteva sembrare una cortesia, in piena festa-titolo mondiale nell’ultimo atto di Valencia: «Nel 2015 Vale è il favorito». In quel freddo pomeriggio di novembre Graziano Rossi, il papà di Valentino, vicino a un caminetto nel quale scoppiettavano caldarroste pronte a essere abbinate a un buon bicchiere di rosso, spiegava che quella appena passata era stata una stagione «necessaria a prender confidenza dopo i due anni bui in Ducati». E non erano solo gli occhi di un padre tifoso e affettuoso che brillavano di fiducia; no, lui spiegava e anticipava che l’anno dopo, come poi è avvenuto, avrebbe vinto di più e che sarebbe stato con «quei tre». E che poi... il resto lo faceva capire a gesti. Ecco, comunque vada questa stagione, rivivendo oggi quella giornata si possono apprezzare gli sforzi di un eterno ragazzino sognante non ancora stanco di ubriacarsi di gioia sportiva. Aveva deciso di tornare lassù dove è oggi e pregustava già momenti come quello di Silverstone. Era il campione che parlava mostrando il proprio impegno. Comunque vada, una lezione di umiltà, come solo un grande può e sa fare. (s.t.)
@s__tamburini
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