Il Governo apre alle richieste della Lega

16 Maggio 2020

Il ministro Spadafora: «I ritiri non sono un imperativo e la quarantena per tutti in caso di una positività si può rivedere»

ROMA. Il calcio italiano chiede aggiustamenti al protocollo per la ripartenza, il Governo ci pensa e apre la porta alla discussione. Le nubi minacciose apparse sulla ripresa degli allenamenti collettivi, fissata per lunedì, hanno trovato ieri una prima, parziale schiarita. Si va verso un punto d’incontro tra le parti per garantire anche la vera e propria ripresa dopo le sedute singole.
In mattinata la riunione tra Figc, Lega Serie A e federazione medico sportiva italiana, alla presenza del rappresentante dei medici della Serie A Gianni Nanni, ha fatto luce sui punti controversi del protocollo approvato dalla stessa federcalcio dopo un fitto e complesso colloquio con il Comitato tecnico scientifico. «Stiamo cercando un punto di incontro per risolvere qualche piccolo ostacolo all'applicazione delle linee guida», ha spiegato il numero uno del calcio italiano, Gabriele Gravina, illustrando nel dettaglio le questioni sul tavolo. «Una difficoltà è oggettiva: l'impossibilità di reperire, da parte dei club, strutture ricettive disponibili per il ritiro, perché sono ancora bloccate». Su questo punto, in serata, il ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, si è detto disponibile alla discussione, seppur stupito dalla richiesta.
«Con sorpresa ho letto che la Lega Serie A ha difficoltà ad attuare un protocollo che ci e' stato proposto un mese fa proprio dal mondo del calcio», ha osservato. «In particolare mi riferisco proprio al discorso dell'autoisolamento delle squadre. Soltanto oggi i club si rendono conto di non avere le strutture, gli alberghi, per questo ritiro: questa misura è stata proposta dalla Figc, il Governo prende atto della nuova situazione, ne parleremo e discuteremo anche con il Comitato tecnico scientifico. Se per le squadre non sarà possibile stare in isolamento, allora i calciatori tornino pure a casa, va bene, purché poi rispettino le regole minime per il distanziamento». Dunque niente ritiri per i club che non riusciranno a reperire le strutture necessarie. «Ho letto sui giornali che qualche presidente furbetto, in barba alle regole, ha fatto allenare la squadra non rispettando le regole», ha osservato Spadafora riferendosi alle notizie sulle presunte partitelle organizzate dalla Lazio a Formello. «L'auspicio è che nei prossimi giorni si seguano tutte le norme».
Ma il rispetto delle regole e il problema delle strutture per i maxi-ritiri non sono gli unici punti tornati sul tavolo del Governo. Superata, almeno secondo la Figc, la questione della responsabilità dei medici («Credo che l'Inail abbia già chiarito con una circolare che c'è responsabilità solo in caso di dolo o colpa grave», ha osservato Gravina), il problema principale resta un altro: la mancanza di certezze sulla ripresa del campionato e, soprattutto, l'alto rischio di un nuovo stop a causa della norma, voluta dal Cts, che prevede la quarantena obbligatoria per tutto il gruppo squadra in caso di un solo, nuovo positivo al Covid-19.
«Questo ci preoccupa e lo abbiamo detto al ministro Spadafora trovando accoglienza e considerazione», ha ammesso Gravina.
«Non c'è alcun ostruzionismo e nessuna voglia di mettere in difficoltà il mondo del calcio», ha replicato Spadafora. «Vediamo l'evoluzione dell'epidemia nei prossimi dieci giorni: se la curva del contagio ce lo consentirà, da parte del Governo c'è massima disponibilità a rivedere in modo meno rigoroso la regola sulla quarantena obbligatoria per tutta la squadra in caso di nuova positività». Parole che lasciano ancora al calcio la speranza di poter concludere la stagione 2019/2020.
Daniele Palizzotto