Il manifesto di Leone: senso di appartenenza

«Presidente, tecnico e direttore pescaresi: il gruppo fa la differenza Verre resta al 100%. Il ritorno di Mandragora? Aspettiamo un mese»
PESCARA. Da quasi un mese lavora accanto al presidente Daniele Sebastiani, ma ora Luca Leone è ufficialmente il nuovo direttore sportivo del Pescara. La presentazione ieri nella sala stampa dello stadio Adriatico Cornacchia. In verità, per il 46enne pescarese si tratta di un ritorno, dal momento che nella stagione 2007-08 ha indossato la maglia biancazzurra per alcuni mesi. «Sì, però vidi pochissimo il campo (11 presenze in C1 con Franco Lerda allenatore)», afferma Leone, «sono felicissimo di iniziare questa nuova esperienza. Sono cresciuto nella Renato Curi all’antistadio e il sogno di molti di noi è sempre stato quello di trasferirsi all’Adriatico. Ringrazio il presidente Sebastiani che in tutti questi anni mi ha sempre dimostrato stima e affetto. Chiaramente, quando si è presentata l’occasione di entrare nel Pescara, ho accettato senza esitazioni. Ho firmato un contratto senza nemmeno leggere il contenuto, quando c’è un progetto valido, l’aspetto economico passa in secondo piano». Il legame tra il club e l’ex diesse del Lanciano avrà una durata triennale. Leone rimarca la validità dei piani della dirigenza, che è connotata da una forte “pescaresità”. «Credo che ci siano pochissime società con un organigramma composto da più persone della stessa città. Qui abbiamo un presidente, un allenatore e un direttore di Pescara, ed è un aspetto bellissimo. Ho sposato le loro idee perché collimano con il mio modo di vedere il calcio. A cominciare dal senso di appartenenza, che è una delle caratteristiche basilari per ottenere i risultati in questo sport. Ritengo che sia giusto ripartire dai tanti calciatori che l’anno scorso hanno lottato per conquistare la promozione e dar loro la possibilità di giocarsi una chance in A. Ci sono tutti i presupposti per continuare il grande lavoro svolto». Poi Leone dedica un pensiero a Giorgio Repetto, ex direttore generale del Delfino, esonerato a pochi giorni dalla fine del campionato. «Mi dispiace non poter condividere questa avventura insieme a Giorgio, che mi conosce da quando ero ragazzino. Da persone come lui c’è solo da imparare. Lo stesso discorso vale per Peppino Pavone. Sono entrambi grandi intenditori di calcio».
Seduti al suo fianco, due volti nuovi, Cristiano Biraghi e Manaj, anche se la rosa dovrà completata. «Le priorità sono un attaccante e un difensore, però non abbiamo fretta. Matri? Al momento è un sogno, poi si vedrà. Cerchiamo un attaccante che somigli a Lapadula, mentre per la retroguardia servirebbe un mancino».
Il diesse spegne le voci di una possibile cessione di Valerio Verre alla Sampdoria. «Resterà con noi al 100%». Spiragli per il ritorno di Rolando Mandragora. «Inizierà la preparazione in ritardo a causa dell’infortunio. Tra un mese ci sarà un nuovo summit con la Juventus». Il diesse è alle prese con due deferimenti che si porta dietro da Lanciano. In settimana uscirà la sentenza per il primo. «Non sono preoccupato. Ho messo una firma perché facevo parte della società, poi purtroppo non sono stati pagati gli emolumenti. Potrei anche evitare la squalifica. Nel secondo non credo che ci sia il rischio di uno stop». La chiusura è proprio per la Virtus, che ripartirà dai dilettanti. «A Lanciano sono stato 15 anni. La famiglia Angelucci e i Maio mi hanno trattato come un figlio. Non smetterò mai di ringraziare loro e i lancianesi. Non mi aspettavo un simile epilogo, anche se nel calcio queste cose possono accadere. Provo grande tristezza, ma anche rabbia: se avessimo battuto la Ternana, oggi il Lanciano sarebbe ancora in B».
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