Il Maracanà in assetto antisommossa

14 Luglio 2014

Cordoni di polizia, dispersi 300 manifestanti con gas lacrimogeni

INVIATO A RIO DE JANEIRO. Benvenuti al Maracanà. Solo che l’annuncio ve lo fanno i militari in assetto anti-sommossa piazzati già alla fine di Avenida do Brasil. Eppure qualche chilometro dopo ti accorgi che neppure servirebbe. Quando anche i “birilli” piazzati in mezzo alla strada segnalano che la zona pedonale sta per cominciare, le maglie dell’Albiceleste, una marea, si mescolano inesorabilmente con quelle bianche della Germania: un’impressione confermata da quello che si vedrà sugli spalti dove quarantamila avevano la maglia biancoceleste addosso. Klose con Messi, Di Maria con Muller, fianco a fianco: c’è anche Tevez, il giocatore che Sabella non ha voluto convocare, sfidando anche i gufi.

Cordone. L’onda di tifosi si avvia placida verso l’impianto: viene inghiottita dalle barriere di metallo, guardate a vista, a un metro, da una fila di militari con lo scudo ai piedi e uno sfollagente in pugno. Hanno l’elmetto bicolore in testa, quello della Pe, la polizia dell’esercito utilizzata di solito per le grandi occasioni. Prima non si era mai vista all’opera. Ma una finale Mondiale, ricca di personalità e autorità (quindici capi di Stato) necessità di un simile dispiegamento di forze. E in effetti le forze dell’ordine devono anche intervenire per disperdere, anche con l’uso di gas lacrimogeni, 300 manifestanti.

C’è anche la polizia a cavallo più avanti, prima delle rampe che portano ai passaggi pedonali. Due meninos de rua, in bicicletta, sfidano la fila tagliando la strada al reparto.

Il bagarino italiano. Più in là, mimetizzato tra la folla, nella piazzola di una stazione di servizio PetroBras (chiusa), uno dei “nemici” delle forze dell’ordine: “Biglietti!”. Un bagarino, un bagarino italiano. Ha una visiera bianca con due tricolori ai lati, finge di offrire delle bandierine delle squadre in finale, del Brasile, ma nella sacca ha anche i preziosi tagliandi. Costano uno sproposito, più di sette volte il prezzo ufficiale che oscillava tra i 100 e i 650 euro circa al “botteghino” della Fifa, prima del fischio finale valevano anche cinquemila euro.

Non fa grandi affari, il nostro bagarino: a tre ore dalla partita nessuno lo avvicina, anche perché chi è dentro il recinto ha spesso il biglietto in tasca. Tanto più che, dopo i militari con il basco rosso in testa, a guardia dell’anello, anche la polizia chiede spesso di vedere il tagliando d’ingresso.

Allegria. Il clima cambia di colpo sui marciapiedi che circondano il Maracanà. Lì non ci sono problemi, si pensa soltanto ad accedere alle tribune seguendo le indicazioni colorate. Dai balconi dei palazzi che si affacciano sulla strada rimbalzano note di samba: salutano i tifosi in strada.

Birre e gruppetti. I tedeschi sono spesso accompagnati da guide che – non è un caso? – sfoggiano una cartello con il simbolo di una nota birra locale, la Brahma. Gli argentini, invece, si dividono in gruppetti. Ce n’è uno guidato da Caniggia: o meglio, da uno che veste una maschera enorme del gaucho biondo che fece piangere l’Italia, 24 anni fa, nel nostro Mondiale.

Poi pianse lui in finale, castigato dai tedeschi. “Caniggia, Caniggia, chi vince?”, gli chiede la tv boliviana. Nessuna risposta. Forse era di origini napoletane, come il nostro bagarino. (p.o.)

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