«Il mio Delfino zemaniano, tra Icardi e Verratti»

L’ex ds Delli Carri si racconta: «Giusto puntare sul boemo. Vi svelo i segreti per vincere con Zdenek»
PESCARA. Da direttore sportivo, nel 2012, ha costruito il Pescara dei record che vinse il campionato di B. A distanza di sette anni è cambiata la vita di Daniele Delli Carri, 46 anni, il quale deve scontare una squalifica fino al maggio 2018 per l’inchiesta della procura di Catania, che lo ha coinvolto, denominata “I treni del gol”.
Delli Carri, si riparte da Zeman. Scelta azzeccata?
«Azzeccatissima. Adesso, però, bisogna allestire una squadra zemaniana».
Lei ha costruito il Pescara della promozione in A, nel 2012. Che consigli si sente di dare?
«Giocatori affamati, che abbiano uno spiccato spirito di sacrificio e che sposino senza esitare l’idea di calcio del boemo. Le squadre di Zeman sono diverse rispetto alle altre e, chi accetta di mettersi in gioco con lui, deve capire che è un calcio e un modo di lavorare diversi. Con il boemo devi imparare a correre».
Per chi allestisce le squadre di Zeman, come è successo a lei, è più difficile o più semplice rispetto a un altro tecnico?
«Zeman è l’allenatore ideale per un direttore sportivo. Lui punta sui giovani e, quindi, è molto più semplice. In Italia ci sono tantissimi giovani bravi e non sempre vengono valorizzati dalle società d’appartenenza. Zeman, invece, con i ragazzi, sa lavorare benissimo e tira fuori il meglio da ogni calciatore. Anche se, nel 2011, il Pescara che vinse il campionato era stato assemblato con un mix perfetto tra giovani ed esperti».
Zeman è famoso perché lancia i campioni del futuro. Con lei è capitato?
«Sì, ma non sempre. Io, per esempio, 6 anni fa avevo puntato tanto su Bruno Martella (ora al Crotone, ndr), ma con il boemo questa scommessa è andata male. Io, però, ho avuto ragione perché abbiamo visto tutti il percorso di Martella, che oggi gioca stabilmente in serie A. Zeman ad inizio campionato mi chiese quattro giocatori: Romagnoli, Insigne, Kone e Anania. Ha avuto ragione, come quando io gli proposi Immobile e Nielsen».
Nel prossimo Pescara chi vede bene?
«Il portiere Pigliacelli, in primis, poi Di Massimo, Nicastro, Selasi, Mancuso e Del Sole. Anche Bovo va bene per il gioco zemaniano, ma ho anche qualche dubbio su altri...»
Ovvero?
«Il ruolo di Proietti. Non so se ha caratteristiche per il calcio di Zeman, anche se è un buon giocatore. Per Zdenek il play maker è fondamentale. Credo che uno come Pessina del Milan sia perfetto, come lo stesso Modic che gioca nella Primavera rossonera. Ganz? Per me è molto bravo. E’ fortissimo in area, ma, se deve attaccare la profondità, fa un po’ fatica».
Quale potrebbe essere la scoperta di Zeman nel campionato 2017-2018?
«Pompetti, centrocampista della Primavera. È un giocatore da costruire, ma, se ci si lavora, è perfetto per il gioco di Zeman».
Quali errori non bisogna commettere dopo una brutta retrocessione?
«Non sbagliare la comunicazione: bisogna avere obiettivi chiari e avere la giusta ambizione. Pescara può puntare alla serie A, ma occorre un basso profilo, cercando anche di patrimonializzare qualche giovane e non come abbiamo fatto con Immobile, sei anni fa».
Ci può svelare un colpo mancato nell’anno della promozione?
«Nel gennaio 2012 avevo preso Mauro Icardi, che era nella Samp, per farlo giocare al posto di Maniero. Il boemo, però, saggiamente, mi disse che non era il caso di alterare gli equilibri in attacco ed io lasciai perdere la pista Icardi».
Quali sono le favorite nel prossimo campionato?
«Una tra Parma e Venezia, poi Frosinone, Palermo e Pescara. I biancazzurri li metto all’interno delle prime sette squadre della serie B».
Coulibaly all’Inter. Lei cosa ne pensa?
«Per me è fortissimo, ma gli consiglio di lavorare ancora con Zeman perché il suo valore può raddoppiare».
Come è accaduto con Verratti?
«Sì, anche se Marco siamo stati “costretti” a venderlo al Psg per 12 milioni di euro per non alterare gli equilibri finanziari. Era l’offerta più alta, visto che in Italia soltanto il Napoli, con 10 milioni, fece passi concreti per provare a prenderlo, invece la Juve poteva mettere sul piatto cinque milioni e delle contropartite».
(l.d.m.)
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