Il Pescara ha imparato dagli errori del 2012

Quattro anni fa giocatori senza esperienza nel calcio italiano
PESCARA. Sono passati quattro anni dall’ultima avventura del Pescara in serie A. In verità, ne sembrano molti di più, dal momento che da quella sciagurata stagione è cambiato in modo netto il modus operandi della dirigenza biancazzurra. L’immediato ritorno in serie B del 2013 ha spinto la società a dire basta agli acquisti onerosi di pseudo-talenti, stranieri senza esperienza o calciatori a fine carriera desiderosi di strappare l’ultimo lauto contratto. Quell’esperienza negativa ha suggerito al presidente Daniele Sebastiani di invertire la rotta. In fondo, chi sbaglia paga (e impara) e gli errori commessi nell’estate del 2012 hanno contribuito alla crescita del club.
A distanza di quattro anni, nel salotto del calciomercato, il Delfino si è presentato con un abito nuovo. La squadra è stata costruita in sintonia con Massimo Oddo, un allenatore giovane, ma carismatico, che ha partecipato attivamente alle scelte. A differenza di quanto accadde nel 2012, quando venne ingaggiato l’emergente Giovanni Stroppa dopo l’addio di Zdenek Zeman.
Il tecnico lombardo, che veniva dalla Lega Pro (Sud Tirol), accettò una sfida affascinante, ma rischiosissima e dopo 13 gare alzò bandiera bianca. Appena arrivò a Pescara, vide partire Marco Verratti, direzione Paris Saint Germain, per 12 milioni di euro. Al suo posto arrivò il 32enne Giuseppe Colucci sulla via del tramonto dopo una buona carriera. La rosa fu stravolta con gli inevitabili addii di Insigne e Immobile, tornati rispettivamente al Napoli e alla Juventus, che poi lo girò al Genoa.
Per rimpiazzarli il Delfino acquistò Jonathas e Vukusic per 3,7 milioni ciascuno, Abbruscato (1,2) Weiss (1,8). Tra i pali Perin e Pelizzoli, in difesa Terlizzi, Cosic e Modesto, a centrocampo Blasi, Quintero e Bjarnason.
Una folta pattuglia composta in larga parte da calciatori provenienti da Paesi diversi, senza ruoli definiti (ricordate Bjarnason, mezzala, esterno o trequartista?) che non avevano alcuna confidenza con il campionato italiano. Qualcuno venne rivenduto l’anno successivo: lo stesso Bjarnason alla Samp in comproprietà, oppure Quintero, riscattato per 2,5 milioni dal Nacional Medellin e ceduto al Porto per 8 milioni.
Alla fine della stagione si contarono ben 79 movimenti di calciatori tra entrate e uscite con una spesa di circa 19 milioni di euro e un ricavo dalle cessioni pari a 13,3 milioni. A gennaio un nuovo pasticcio, con gli ingaggi dei vari Caraglio, Bianchi Arce, Sculli ecc...
La retrocessione fu un dramma, non solo sportivo, visto che la società si trovò sul groppone tanti contratti onerosi. Ma da allora il vento è cambiato e i dirigenti hanno iniziato a puntare su giovani di prospettiva, senza fare follie in sede di calciomercato. Quest’anno il vero banco di prova. A differenza dell’ultima avventura in serie A, i dirigenti hanno scelto di conservare l’intelaiatura della passata stagione, aggiungendo qualche elemento esperto, come Bizzarri, Aquilani, Pepe, e tanti ragazzi di belle speranze. Basta leggere i nomi che compongono i due organici per capire che la rosa attuale risulta molto più completa ed equilibrata rispetto a quella messa a disposizione di Stroppa. Eppure, nella costruzione delle squadre, alla base c’è un elemento in comune che riguarda la voce “uscite”. Quattro anni fa venne venduto Verratti al Psg per 12 milioni di euro, quest’anno la stessa sorte è toccata a Lapadula, passato al Milan per una cifra leggermente inferiore.
Il Pescara ha chiuso la sessione estiva con un saldo positivo pari a 5,6 milioni: sono entrati 14 milioni (9 per Lapadula, 5 per Caprari, anche se i pagamenti saranno pluriennali) e ne sono stati spesi 8,4 (uno per Fiorillo, 300mila per Crescenzi, 2 per Biraghi, uno per Benali e 4 per Verre, l’acquisto più costoso della storia del Delfino. Il resto a zero euro: Bizzarri, Gyomber, Muric, Pepe, Aquilani, Cristante, Manaj, Bahebeck e Pettinari.
Una gestione oculata che consentirà ai biancazzurri di presentarsi a gennaio con qualche soldino da investire. Qualora ce ne fosse bisogno.
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