Il Pescara non sfrutta nemmeno i regali

L’Empoli vince, concede un rigore (fallito da Pettinari) e altre occasioni vanificate dalla giornata storta dei biancazzurri sempre più in caduta libera
PESCARA. Fischi ai biancazzurri e insulti al presidente Daniele Sebastiani. Al Pescara resta il senso di impotenza di chi non riesce a mettere a frutto nemmeno i regali che le dinamiche di una partita offrono su un piatto d’argento. Tanta è bassa la cifra tecnica, tanto è scarso il concetto di squadra che, contro la capolista, il Pescara riesce a perdere pur avendo le occasioni per pareggiare. Occasioni fornite dallo stesso Empoli (rimaneggiato) al 17° risultato utile consecutivo sempre più lanciato verso il ritorno in serie A. Due: un rigore alla fine del primo tempo fallito da Pettinari e un rigore in movimento di Brugman, al 29’ della ripresa, sparato in curva. Due regali, si diceva. Clamoroso il primo al 39’ quando Castagnetti con un retropassaggio innesca Mancuso fermato dal portiere Gabriel, secondo l’arbitro Piccinini di Forlì fallosamente. Semplicemente imbarazzante il modo in cui Pettinari calcia dal dischetto consegnando la palla tra le braccia del portiere. Nella ripresa, invece, è un disimpegno di testa della difesa empolese a consegnare all’ex Brugman la palla dell’1-1, incredibilmente calciata alta. In tanta mediocrità il Pescara non riesce a monetizzare nemmeno i regali, perché di gioco non è il caso di parlarne. Alla voce regali va ascritta anche l’azione del palo di Coulibaly, al 30’ del primo tempo, incapace di mettere dentro la palla smanacciata da Gabriel. All’Empoli basta il minimo sindacale. Venti minuti iniziali di fraseggio e di movimenti negli ultimi 25 metri che mandano in tilt un Pescara subito sulla difensiva, raggomitolato ad aspettare che la capolista attaccasse. Di pressing e aggressività nemmeno l’ombra. E così dopo 18’ ecco il gol, casuale, ma in grado di coronare la superiorità dell’Empoli. Conclusione di Brighi dal limite smorzata da un difensore, palla a Caputo che serve Donnarumma pronto al tocco facile sotto porta. E’ il gol (il 18° dell’ex teramano) che consente alla squadra di Andreazzoli di proseguire il volo verso la serie A. E’ il gol che schiena un Pescara irriconoscibile rispetto alla trasferta di Avellino. Senza personalità e carattere. Tutt’altro che una squadra. Appena un’accozzaglia di giocatori che hanno in comune i colori della maglia. Non un’idea di gioco. Men che meno la voglia di stupire contro la prima della classe. L’atteggiamento è passivo, gli errori di natura tecnica numerosi e la confusione tattica notevole. Basta un movimento di Caputo e Donnarumma e la difesa a cinque va in confusione. Primo tempo chiuso tra i fischi dopo i regali dell’Empoli non sfruttati dal Pescara. Qualcosa meglio nella ripresa sul piano dell’impegno. Qualche fallo di frustrazione, un po’ di cattiveria agonistica, il passaggio alla difesa a quattro da parte di Epifani. Ma niente che possa rivitalizzare un Pescara che ha preso una brutta china. Un punto in quattro partite per la gestione Epifani. Spalti semivuoti all’Adriatico-Cornacchia, solo in parte riempiti dai bambini delle scuole calcio. Questo Pescara è lasciato all’abbandono dalla sua gente. Ed è questa la sconfitta più significativa del presidente Daniele Sebastiani. Che ora ha l’obbligo di salvare il salvabile. Solo la Ternana ha fatto peggio dei biancazzurri nel girone di ritorno. Giovedì trasferta a Brescia, sarà uno scontro salvezza.
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