Il Pescara scopre l’abbondanza

9 Marzo 2015

Nella corsa ai play off Baroni ha l’imbarazzo della scelta. Il Lanciano re dei pareggi (16)

di ROCCO COLETTI

Qualora, questa sera, la Juventus dovesse battere il Sassuolo e portare a undici i punti di vantaggio sulla Roma la corsa allo scudetto potrebbe essere virtualmente chiusa. Al di là del divario in classifica, infatti, c’è quello dei valori tecnici ad allargare la forbice tra i campioni in carica e i giallorossi. E a far propendere l’ago della bilancia verso la formazione di Allegri, quando mancherebbero 12 gare alla fine. Questa differenza di valori rende l’idea del decadimento della nostra serie A. Una Juventus “più umana” di quella di Conte potrebbe chiudere il discorso scudetto ancora prima di quanto avvenuto nella passata stagione. E questo perché le rivali non hanno mai (realmente) impensierito la Vecchia Signora. E’ sceso il livello, clamorosamente. D’altronde, la Roma che è seconda in classifica e per diversi mesi ha coltivato l’ambizione di sfilare il tricolore alla Juve ha conquistato otto pareggi nelle ultime nove partite. E ora deve ritrovarsi per non vedersi sfuggire la piazza d’onore che dà diritto alla qualificazione diretta alla Champions. Qualora stasera i bianconeri dovessero allungare in testa, le attenzioni si concentrerebbero proprio sulla volata per un posto in Europa con il rischio di dolorose esclusioni. Il tutto in un contesto di chiaro decadimento del calcio italiano, in cui il caso Parma è solo la punta di un iceberg. A proposito, meglio stendere un velo pietoso sulla sceneggiata andata in scena nelle ultime settimane tra rinvii, riunioni e interventi dei vertici federali in cui tutte le parti hanno qualcosa da rimproverarsi.

Il degrado tecnico della serie A si nasconde dietro gli stessi protagonisti: se la Roma è ancora aggrappata al 38enne Totti; se Di Natale chiuderà la stagione in doppia cifra per il nono anno di fila; se Toni è ancora decisivo nel Verona e se Eto’o diventa un perno della Sampdoria, beh c’è qualcosa che non va. Significa, essenzialmente, che al calcio italiano manca almeno una generazione di talenti. O quantomeno è rimasta inespressa. E che i debiti dei club non permettono di portare in Italia i top player. Ci sono, poi, le eccezioni che confermano la regola: ad esempio, l’egiziano Salah, la ciliegina sulla torta di una Fiorentina che, al momento, è la squadra più in forma del campionato.

@roccocoletti1

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