Il pilota vastese: «Grazie Ducati»

Prima volta sul podio nella massima classe, stacca Lorenzo e Marquez
«Incredibile, il primo podio alla prima corsa, con una moto nuova. Sono emozionato, contentissimo, ringrazio tutti i tecnici del box, in pochi giorni abbiamo fatto una cosa incredibile». Andrea Iannone è incontenibile, raggiante, felice fino alla commozione alla fine del Gp del Qatar. Altro che punto interrogativo, come temeva “il Maniaco” vastese, a causa della scarsa esperienza accumulata sulla nuova moto, (neanche 1500 chilometri di test, praticamente ancora in collaudo), la gara si è rivelata quasi cavalcata trionfale. Solita partenza spettacolare, bruciando subito le due Honda e mettendosi in scia a Lorenzo e Dovizioso. Certo, per qualche giro, con Rossi imbottigliato nel gruppo e Marquez addirittura in coda, il grande sogno si dev’essere affacciato anche nei pensieri di Iannone, ma poi il Dottore è tornato e ha ristabilito, sudando, le gerarchie naturali. Almeno per ora. Però, finire terzo dietro al mito infinito Valentino e al più esperto compagno di box è comunque qualcosa che di più suggestivo, magico, entusiasmante pareva difficile immaginare. La gara è stato un tourbillon di sorpassi, “sverniciate” da brivido, specie tra Rossi e Dovizioso nel finale. Iannone dopo aver saggiamente risparmiato le gomme ha rotto gli indugi verso il sedicesimo giro, dopo un piccolo lungo che pareva allontanarlo dai primi. Invece è stato effetto fionda, Iannone ha riagganciato Lorenzo e se lo è messo alle spalle al 18esimo giro, mai più in condizione di nuocere. E vale la pena ricordare che da metà gara, alle sue spalle c’era Marquez. «Soddisfatto? Di più. Sono felicissimo», ha detto appena sceso dal primo podio di MotoGp, «è stato fantastico. Certo ho faticato. Ero un po’ al limite, temevo di stressare troppo la gomma, poi però mi sono buttato, ho passato Lorenzo e via. Al via non ero certo di essere a postissimo. Infatti all’ultimo ho cambiato moto, ed è stato positivo. La dedica? A tutti i ragazi Ducati, devo tutto a loro». E anche un po’, anzi di più a se stesso.
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