il portierone: purtroppo non ci sarò

7 Giugno 2014

Non potrà essere a Roma, seppure a malincuore, il portierone della Nazionale di futsal e dell'AcquaeSapone Emmegros Montesilvano, Stefano Mammarella, trattenuto in Abruzzo dagli allenamenti in vista...

Non potrà essere a Roma, seppure a malincuore, il portierone della Nazionale di futsal e dell'AcquaeSapone Emmegros Montesilvano, Stefano Mammarella, trattenuto in Abruzzo dagli allenamenti in vista di gara 4 della finale scudetto contro la Luparense, che si disputerà al PalaRoma di Montesilvano lunedì sera.

Già premiato come miglior portiere del mondo ai Futsal Awards 2012 e 2013, e con il Guanto d'Oro dopo i Mondiali di Thailandia nel 2012, Mammarella, al di là dei riconoscimenti individuali, ha vinto quasi tutto quella che un giocatore di futsal possa vincere: uno scudetto nel 2010 e una Uefa Futsal Cup nel 2011 con il Montesilvano, e poi, quest'anno, la Coppa Italia con l'AcquaeSapone e il campionato Europeo con la Nazionale. Nonostante questo conserva una straordinaria umiltà, probabilmente uno dei segreti del suo successo, insieme al grande talento e ad una tenacia e ad uno spirito di sacrificio fuori dal comune.

Qual è il tuo rapporto con la fede?

«Sono cattolico “praticante”, vengo da una famiglia cattolica. Io e mia moglie Manuela ci abbiamo tenuto a sposarci in Chiesa nel 2010. E dalla nostra unione, nel 2011, è nato Mattia, che è la nostra gioia. Credo che la fede possa dare grande serenità e, perché no, anche un conforto e uno stimolo, nei momenti più importanti della nostra vita».

Quando parli di momenti importanti, pensi anche alle partite decisive?

«Certo, nella vita di uno sportivo ci sono tante emozioni, positive e negative, tante tappe importanti, momenti di stress, e giornate in cui è necessario dare il massimo più che in altre occasioni, perché ti stai giocando tutto. Rivolgere il pensiero al Signore, in quei casi, è qualcosa che mi viene spontaneo e che in qualche modo mi rassicura».

Può esserci quindi un legame particolare tra fede e sport?

«Assolutamente sì. Innanzitutto perché molti valori della fede, sono gli stessi dello sport: il rispetto, la lealtà, la correttezza, la solidarietà. Inoltre il modello di vita proposto dal cristianesimo, è improntato sull'impegno, la fatica, il sacrificio, per raggiungere un traguardo. E questo avviene anche nello sport».

Come viene vissuto il rapporto con la fede nell'ambiente calcistico?

«Spesso si tende a sottolineare maggiormente i comportamenti immorali o fuori dalle righe di alcuni atleti, soprattutto quando sono molto famosi, ma è bene ricordare che moltissimi calciatori vivono la loro vita nella fede. Penso agli "Atleti di Cristo", e ne conosco molti, ma anche a tanti altri colleghi che hanno una condotta di vita assolutamente tranquilla».

Ti dispiace non poter incontrare Papa Francesco?

«Mi dispiace moltissimo non poter cogliere questa bellissima opportunità e spero di avere un'altra occasione in futuro per incontrare il Santo Padre, ne sarei davvero onorato. Questo Papa mi ha toccato il cuore, parla come uno di noi e il suo sguardo trasmette amore, in questo mi ricorda molto Giovanni Paolo II. E poi… è anche un gran tifoso di calcio!».

Francesca Lupone

©RIPRODUZIONE RISERVATA