Il primo in A fu il lancianese Ricciuti nell’Inter

11 Settembre 2014

La famiglia era emigrata a Milano e l’ala nell’aprile del 1924 giocò con la maglia nerazzurra a Genova

LANCIANO. I primi abruzzesi a mettere piede nella serie A a girone unico furono i pescaresi Mario Pizziolo e Italo Romagnoli, ma il primato per l’esordio di un corregionale nella massima categoria, pur con una sola presenza, spetta probabilmente a Lino Ricciuti. Classe 1905, lancianese del quartiere di Santa Maria Maggiore, Ricciuti nel 1924 ha giocato, infatti, una partita con la maglia dell’Inter. Calcisticamente si era formato a Milano, perché vi si era trasferita la famiglia nel 1920, quando in Abruzzo di pallone si vedeva poco o nulla.

Poco prestante fisicamente, l’ala sinistra sopperiva con tecnica, velocità e facilità di tiro. E’ stato aggregato alle riserve nerazzurre e ha davvero sognato di sfondare in quello che, proprio all’inizio del Novecento, stava soppiantando il ciclismo come sport più seguito in Italia.

Trovare l’occasione giusta in un’epoca nella quale non esistevano le sostituzioni non era però facile, tanto più se davanti c’erano giocatori esperti e quotati: nella rosa dell’Inter 1923-24 c’erano ad esempio il sette volte capitano della nazionale azzurra Cevenini III, e il futuro campione del mondo Armando Castellazzi.

Inoltre l’inglese Robert Spotishwood, primo tecnico professionista dei meneghini, come ala sinistra prediligeva Mario Bussich, attaccante di origine dalmata prestante fisicamente, che meglio si adattava all’idea anglosassone del football. L’opportunità per mettersi in mostra Ricciuti l’ha avuta a Marassi, nell’aprile del 1924. Ma, purtroppo, non era giornata, perché il Genoa allenato da William Garbutt ha fatto un sol boccone degli ospiti: partita finita 5-1, con i liguri che si avviavano a conquistare il primo posto nel girone, trampolino per il loro secondo scudetto consecutivo. Di lì a poco il giovane Ricciuti è stato nuovamente convocato in prima squadra per la Coppa Lombardi e Macchi, un torneo locale, ma è stato di nuovo in mezzo a un naufragio dell’Inter, battuta 5-2 dal Milan. A stagione finita il presidente Enrico Olivetti ha congedato Spotishwood e ingaggiato il milanese Paolo Scheidler, campione d’Italia coi nerazzurri quattro anni prima.

Ma neanche stavolta c’è stato spazio per l’ala sinistra abruzzese. Ricciuti è stato poi svincolato nel 1927 e ha ceduto al richiamo delle sirene frentane: si è presentato alla corte della Virtus, dove il fratello gemello Dino, tornato già nel 1925, giocava da portiere. Per i rossoneri stava iniziando un triennio d’oro: la società chiamava i giocatori dal Nord per puntare alla vittoria del campionato regionale. Ricciuti, essendo di origine lancianese, era una delle prime scelte: forte dell’esperienza milanese, gli era stato affidato il ruolo di capitano, che nelle categorie minori coincideva grossomodo con l’allenatore. Smaltite le delusioni lombarde, è diventato una delle stelle del calcio “forte e gentile”: spesso indicato sui giornali tra i migliori in campo, era il trascinatore della Virtus quando Lanciano è l’unica città d’Abruzzo nella terza serie nazionale del 1929-30. Questo è, però, anche l’anno del fallimento del club, e così capitan Ricciuti è tornato a Milano, dove ha trovato lavoro e gli ultimi ingaggi nelle categorie inferiori presentando il curriculum con l’esordio nella massima serie.

Andrea Rapino

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